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presentazione della rivista numero 155


La stella della Nato

Lo scorso aprile a Strasburgo migliaia di persone manifestavano contro il vertice della Nato che si teneva in quella città (e nella vicina Khiel, in Germania). È stata certamente una delle più grandi mobilitazioni europee contro l’Alleanza atlantica degli ultimi decenni, quando anche il grande movimento contro la guerra in Iraq (e in Afghanistan) non aveva mai messo al centro la questione dell’esistenza di un’alleanza militare responsabile almeno in parte di quelle guerre e della più generale militarizzazione del continente.
Un’alleanza con sempre maggiori velleità “globali” e che negli ultimi quindici anni ha condotto diverse operazioni militari, dalla Bosnia al Kosovo, fino alla guerra afghana e al supporto più o meno indiretto dell’occupazione in Iraq.
60 ans, ça suffit” era lo slogan urlato in quelle manifestazioni, mentre i leader di stato e di governo dei 28 paesi della Nato si riunivano più per celebrare un anniversario che per prendere decisioni ancora una volta rinviate.
Perché l’esistenza della Nato come alleanza e come organizzazione non è certamente in questione, ma il suo profilo futuro, i suoi compito, il suo ruolo politico e militare non sono affatto scontati e delineati con chiarezza. All’interno dell’organizzazione e dei paesi che la compongono è infatti aperto uno scontro proprio su quale debba essere il ruolo della Nato, quale posto debba avere nel mondo, quali rapporti debbano esserci tra i paesi membri.
Un dibattito che non impedisce alla Nato di continuare la sua guerra in Afghanistan e di allargare le sue maglie, sia aprendo nuove e più solide partnership (in particolare nel Mediterraneo), sia cercando nuovi settori di intervento, sperimentandone sul campo l’operatività (come nel caso della “guerra alla pirateria”, di cui parla l’articolo di Antonio Mazzeo). E rafforzando le sue capacità militari (parliamo di un’alleanza i cui membri sono responsabili di oltre il 70% delle spese militari mondiali, superando i 1.000 miliardi di dollari nel 2008) sia con maggiori investimenti in armi, sia con un numero sempre più ampio di esercitazioni comuni.

“G&P” ha cercato di indagare e fare informazione sulla Nato e le sue politiche lungo l’arco dei suoi 16 anni di vita e ancora con questo speciale proviamo a dare un quadro di alcune questioni centrali per la conoscenza di questa organizzazione militare.
Gli articoli cercano di approfondire alcuni aspetti della questione sia sul piano delle politiche e delle strategie  militari, con uno sguardo all’Italia (Maestri, Stefanelli), sia riguardo alle operazioni in atto e la loro evoluzione - in particolare il cosiddetto “test afghano” (Sankara) e la guerra alla pirateria (Mazzeo) -, le relazioni interne e le partnership (in Europa e con Israele).
Pubblichiamo anche la traduzione di un interessante articolo di John Feffer, esponente del mondo pacifista-progressista statunitense, che propone la tesi discutibile secondo la quale la Nato si starebbe avviando verso la sua sostanziale decadenza e inefficacia, soprattutto in seguito al “fallimento” afghano. Tesi con cui non concordiamo fino in fondo, perché a nostro avviso l’efficacia della Nato non si è mai limitata a quella militare, ma è propriamente politica, e perché sopravvaluta l’indipendenza europea. Resta il fatto che l’articolo propone un dibattito e argomenti che ci sembra utile conoscere per capire cosa succede nell’Alleanza atlantica.
Completa lo speciale una sorta di retrospettiva di Angelo Baracca sulle intromissioni e il ruolo della Nato nel condizionare le dinamiche politiche in Italia nei passati sessant’anni.

Rimaniamo convinti che l’iniziativa contro la guerra debba riuscire a tenere insieme la mobilitazione contro gli interventi militari in corso con quella contro le politiche che li preparano e li rendono possibili, e tra queste particolare attenzione deve essere posta alla questione delle basi militari, delle spese per la “difesa” e della costruzione di alleanze come la Nato, con i suoi progetti di disegno delle relazioni politico-militari globali.
Per questo vorremmo riuscire prima o poi a spegnere la stella della Nato, che sia una stella cometa che i nostri governi seguono senza sosta o una stella cadente (prima che precipiti sulle nostre teste).

Alberto Stefanelli e Piero Maestri

 

 

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