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scheda della rivista numero 155


GÜLER E GLI ALTRI


di Olivia Pastorelli

 

DSi chiama Güler Zere, era una guerrigliera del Dhkp-Ppp e combatteva sulle montagne attorno a Dersim. Ha 37 anni ed è in carcere da 14 anni, condannata all’ergastolo. Per lei si sta mobilitando una grande parte della Turchia democratica: chiede la sospensione della detenzione perché il carcere è incompatibile con le cure mediche. Güler Zere sta infatti combattendo una dura battaglia contro il tumore che la sta uccidendo.
Se ne accorse per via di un gonfiore alle gengive. Il dentista che la visitò le prescrisse inizialmente antibiotici e aspirine. Ma le gengive non si sgonfiavano e ciò nonostante per mesi la direzione del carcere non autorizzò altre visite specialistiche. Quando finalmente dopo sei mesi fu di nuovo visitata dal dentista, questi si allarmò e le prescrisse degli esami clinici. Ancora una volta la direzione del carcere tergiversò a lungo prima di autorizzare un ricovero: prima non c’era un cellulare con cui trasportarla in ospedale, poi non c’erano posti liberi in ospedale. Passarono altri mesi e a Güler sono stati asportati palato e denti. Ora è ricoverata all’ospedale di Adana e sottoposta a radioterapia (10 minuti tutti i giorni per 7 settimane); si alimenta solo tramite flebo perché non può mangiare. Fino alla fine di luglio solo il padre era autorizzato a vederla per 15 minuti a settimana. Ora finalmente un’amica è stata autorizzata ad assisterla.
Per lei appunto si è mobilitata la società civile turca e kurda: 22 associazioni hanno manifestato ad Adana il 4 agosto per poi lasciare una bara davanti alla sede dell’Akp, il partito di governo. Il 7 agosto un folto corteo è sfilato a Istanbul lungo la Istiklal Caddesi da Taksim fino a piazza Galatasaray. Le richieste sono il trasferimento da Adana - dove manca una camera sterile e le condizioni igieniche sono precarie - a Istanbul e la sospensione temporanea della pena, richieste confermate dai referti dei medici curanti, dell’ospedale e dell’Istituto di medicina legale di Adana, secondo i quali la detenzione è incompatibile con le cure mediche. Per legge però, spiega l’Ihd , associazione per i diritti umani, di Adana, è necessario anche un parere medico positivo da parte dell’Istituto di medicina legale di Istanbul, il quale è famoso perché la sua direttrice, Nur Birgen, non ha mai  redatto perizie che confermassero torture a detenuti o avvalorato richieste di scarcerazioni per detenuti politici malati, mentre invece ha dato parere favorevole alla scarcerazione per motivi di salute di 27 imputati di Ergenekon. Per esempio, aveva sancito la compatibilità con il carcere delle condizioni di salute di un detenuto del Pkk, Ismet Ablak, morto di cancro il 18 luglio. E negativa è anche la perizia medica che riguarda Güler, redatta dopo una visita approssimativa di pochi minuti.  
Le associazioni per i diritti umani non si arrendono: forse per Güler è ormai troppo tardi, ma il suo non è un caso isolato: solo l’anno scorso 37 detenuti sono morti in carcere per malattia. Tra questi Ali Çekin, anziano signore quasi ottantenne di Siirt, condannato a tre anni e mezzo per avere dato ospitalità insieme alla moglie Hediye a una giovane guerrigliera. Ammalatosi di tumore al fegato, lo stato ha tergiversato anche nel suo caso, nonostante le richieste accorate del nipote che gli faceva visita in carcere e le pressioni dell’Associazione per i diritti umani. Quando è stato trasportato all’Istituto di medicina legale di Istanbul - con una trasferta disumana, ore e ore di viaggio dal carcere di Siirt in un cellulare della polizia, ammanettato come un pericoloso criminale nonostante l’età avanzata e lo stato di salute pessimo - era ormai troppo tardi.

Secondo l’Ihd di Adana, oltre a Güler, sono 21 i detenuti attualmente tra la vita e la morte in Turchia  Tra questi Gülizar Akın, che ha metastasi ossee e un tumore al cervello. L’associazione per i diritti umani spera che, se questa battaglia giunge oramai troppo tardi per Güler, possa almeno servire a salvare altre vite umane o a dare ad altri detenuti una morte più dignitosa.

 

 

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