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scheda della rivista numero 155
MINORI IN TRIBUNALE
di Olivia Pastorelli
Dal 2006 un’aggiunta all’articolo 9 della Legge antiterrorismo consente alle autorità turche di far comparire davanti alla Corte per i crimini organizzati (la vecchia Corte per la sicurezza dello stato di cui l’Unione europea aveva chiesto la cancellazione) i minori accusati di terrorismo. Secondo il giornale turco “Hurriyet” del 9 luglio, 1000 sono stati i ragazzini e gli adolescenti tra i 14 e i 17 anni (il piccolo di cui si ha notizia ne ha 13) posti sotto custodia negli ultimi due anni per questa ragione.
La Presidente dell’Ihd (Associazione per i diritti umani) di Adana, l’avvocatessa Beyran Günyele, parla di 87 ragazzi per i quali il processo si è già concluso, dopo 14 mesi: sono stati condannati a un totale di 400 anni di carcere (4 anni e 8 mesi a testa), ridotti dai 777 iniziali per minore età e buona condotta. L’unica colpa: aver tirato dei sassi durante le manifestazioni o aver gridato slogan a favore del Pkk. Per questo sono stati accusati e condannati per propaganda di organizzazione terroristica, partecipazione a organizzazione terroristica e per danneggiamenti a proprietà pubblica (per aver divelto dai marciapiedi le pietre che poi hanno gettato o per aver rovesciato i cestini della spazzatura). Per altri 225 ragazzi il processo è ancora in corso. Ma questi numeri si riferiscono solo ad Adana e non comprendono gli adolescenti incarcerati a Van, Diyarbakir, Istanbul e Izmir.
LA NEGAZIONE DEI DIRITTI
I processi sono spesso istruiti sulla base della testimonianza del poliziotto che li ha fermati: per legge tale testimonianza dovrebbe essere accompagnata da prove oggettive, ma in Turchia basta nominare la parola terrorismo per far dissolvere come neve al sole ogni garanzia legale.
Processati dagli stessi tribunali che giudicano gli adulti, per loro non ci si avvale della consulenza di psicologi, pedagogisti, assistenti sociali, come dovrebbe avvenire quando in gioco ci sono dei minori. Ma non solo le procedure giuridiche sono quelle riservate agli adulti. Anche il trattamento non prevede sconti. Condotti all’antiterrorismo nelle fasi iniziali dell’arresto, vengono tenuti in piedi per ore, maltrattati e spesso picchiati dai soldati e dalle guardie carcerarie. Naturalmente la Procura nega qualsiasi maltrattamento, prestando ciecamente fede alle assicurazioni della polizia e ignorando i referti dell’Istituto di medicina legale e le testimonianze stesse dei ragazzini, che sono univoche, numerose, concordanti ma non possono essere state concordate perché si tratta di ragazzini arrestati e detenuti in luoghi e momenti diversi e che non si conoscono tra di loro.
Di recente tre ragazzi di 15/16 anni in carcere da 11 mesi hanno fatto uno sciopero della fame di tre giorni per chiedere migliori condizioni sanitarie (non è consentito loro l’accesso a esami medici ma solo ai farmaci), la possibilità di leggere giornali in turco e in kurdo e l’esenzione dallo stare sull’attenti quando viene fatto l’appello. Pare che queste richieste siano state accolte. Occorre dire “pare” perché, oltre a genitori e avvocati, solo le Commissioni per i diritti umani del parlamento e della prefettura competente hanno accesso alle carceri, non le organizzazioni non governative come l’Ihd.
In tutta questa vicenda l’IHD stigmatizza fortemente alcuni elementi: la sproporzione tra azione commessa e pena comminata; il ricorso alla carcerazione per minori come fatto ordinario e non come estrema ratio, come prevede anche la legge turca; il mancato ricorso a tribunali per minori.
Anche le Nazioni unite si sono accorte di questi abusi che rappresentano una grave violazione delle convenzioni internazionali per i diritti dell’infanzia firmate dalla Turchia, oltre che della legislazione interna turca, come ci tiene a sottolineare Beyran Günyele, e ne hanno chiesto conto al governo turco, che avrà tempo solo fino all’8 ottobre per rispondere. L’Unicef invece, che già aveva posto interrogativi analoghi al governo turco, non ha avuto risposta. Ma anche il Comitato europeo per la prevenzione della tortura e Amnesty International sono intervenuti, per ora senza alcun risultato.