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articolo della rivista numero 155
Contro la teocrazia
Intervista di Gianluca Paciucci ad Arash Borzuieh*
La situazione in Iran, dopo le proteste e la violenta repressione
La situazione in Iran è precipitata dopo che i brogli elettorali avevano permesso il secondo mandato di Ahmadinejad: che tipo di rivolta è stata? Guidata dai cosiddetti "riformisti" (Moussavi, Khatami ecc.) oppure "spontanea" e dal basso?
Già quattro anni fa c’erano stati forti sospetti di brogli elettorali, almeno nel secondo turno tra Ahmadinejad e Rafsanjani; la notte dello spoglio, sembrava chiaro che Rafsanjani avesse vinto, ma la mattina, con meraviglia di tutti, venne annunciata la vittoria di Ahmadinejad, appoggiato dall’ayatollah Khamenei, il leader supremo con potere assoluto sul parlamento. Ma allora giocavano i seguenti elementi: innanzitutto la delusione di molti, in particolare dei giovani, dopo due mandati di Khatami che non aveva difeso gli studenti, nelle sanguinose manifestazioni del 1999, dagli attacchi degli hezbollah e dei basij (milizie paramilitari); per secondo le promesse di “libertà nel vestire”, di lotta contro la corruzione e di giustizia economica di Ahmadinejad; infine la conoscenza da parte della gente delle enormi ricchezze di Rafsanjani e del suo potere economico. Questi tre elementi attenuarono la rabbia delle masse che non manifestarono per chiedere la revisione dei risultati elettorali. Ma subito dopo l’insediamento del primo governo di Ahmadinejad la situazione è peggiorata in tutti i campi: la pressione è aumentata anche riguardo all’hejab (“velo” islamico), con numerosi arresti di ragazze. In pratica venne cancellato quel poco che durante gli otto anni di governo Khatami la gente aveva ottenuto. Intanto aumentavano i contrasti interni alla classe dirigente per motivi politici ed economici, e serpeggiarono i primi malumori tra i cittadini.
IL VOTO E LA REPRESSIONE
Nel giugno 2009 la partecipazione al voto, anche all’estero, è stata molto ampia, ormai tutti convinti che in modo pacifico, appoggiando i riformisti, gradualmente si poteva camminare sulla via dei cambiamenti democratici e per ottenere migliori condizioni di vita; ma l’espulsione dei rappresentanti delle liste di opposizione (Moussavi e Kerubi) in molti seggi elettorali e l’annuncio della vittoria con i numeri in mano già prima della fine delle votazioni sono stati inaccettabili per la stragrande maggioranza della gente e in modo sdegnato ma pacifico si è manifestato chiedendo un nuovo conteggio in presenza dei rappresentanti delle liste di opposizione. La reazione è stata violenta, ma sono cresciuti anche la resistenza e il numero dei manifestanti, per lo più spontaneamente organizzati, e ovviamente con una grande partecipazione di giovani (in Iran il 60% della popolazione è sotto i 30 anni), la cui capacità culturale e operativa è in alcuni casi molto più alta di quanto noi in Occidente possiamo pensare, a tal punto che i leader delle opposizioni “stanno più indietro e praticamente seguono in ritardo i giovani”, hanno ammesso Moussavi e gli altri. Forse questo è un bene per l’Iran.
Puoi fornirci dei dati su cosa sia realmente successo (numero dei manifestanti, dei morti e dei feriti, numero degli arrestati e dei processati)?
Sono milioni i manifestanti; solo a Teheran più di un milione e mezzo (ma si è parlato di quasi 4 milioni, sui 17 milioni di abitanti dell'agglomerato urbano) si è riversato in strada in modo del tutto pacifico, ma è stato barbaramente attaccato dalla polizia; il loro meraviglioso senso civico e la loro intelligenza non hanno permesso che si arrivasse a uno scontro totale, anzi hanno creato imbarazzo e passività tra alcuni Basij e Sepah (i Guardiani della rivoluzione fedeli alla linea del leader supremo) e hanno raccolto l’appoggio di persone fino allora neutrali; questo comportamento ha messo a nudo la malvagità dei tiranni e dei loro sgherri. Ma il massacro c'è stato ugualmente, e migliaia di arresti, tra cui docenti universitari di spicco e dirigenti del movimento; finora sappiamo, da fonti dell'opposizione e dai familiari delle vittime, di circa 70 morti, ma si tratta di cifre che ritengo molto inferiori a quelle reali; ci sono stati anche stupri di ragazze e di ragazzi, anche quindicenni (ciò ha suscitato una forte reazione da parte di Kerubi e Moussavi). Le torture sono state pratica abituale, con casi di deprivazione sensoriale e di conseguente depressione e anche di morte. Il campo di Kahrizak, a sud di Teheran, è stato paragonato ad Auschwitz e Guantanamo. Qui le uccisioni e le torture sono state così terribili da creare problemi anche all’interno della classe dirigente; molti elementi di spicco della cultura e dell’opposizione riformista, peraltro ferventi musulmani, sono stati trattati inumanamente. Il regime ha fatto di tutto per far firmare “confessioni” e ammissioni di legami con i governi occidentali, e per portare i “pentiti” in tv; in alcuni casi ha ottenuto questi risultati, ma la popolazione è a conoscenza che le confessioni sono state estorte con la tortura.
I SOSTENITORI E GLI “ALLEATI”
Al di là degli aspetti più violenti della repressione, puoi dirci quale sia il "blocco economico" e politico-religioso che appoggia e sostiene Ahmadinejad e i suoi?
Vi è un intreccio estremo tra potere politico, religioso ed economico. Uno dei nodi più importanti è questo: in pratica buona parte dell’economia, in diverse forme, è nelle mani dei radicali che fanno capo all’ayatollah Khamenei; basta vedere tutti i Boniad (fondazioni) nel settore industriale, agricolo e nelle infrastrutture. I sepah e i pasdaran, che sono le principali forze armate, hanno posizioni dominanti in tanti settori, perciò i dirigenti, ovvero l'alto clero sciita, che li manovrano hanno in mano i settori chiave dell'economia, oltre al sistema giudiziario e dei controlli.
Come giudichi i partner "internazionali" dell'Iran? Oltre alla Russia di Medvedev e Putin, anche Chavez e Lula si sono dichiarati amici dell'attuale potere iraniano e non hanno minimamente condannato i recenti fatti.
Giudico negativamente queste “alleanze”, e cerco di spiegare il mio punto di vista riguardo questa mancanza di solidarietà con la popolazione iraniana.
Innanzitutto, negli ultimi anni i governi di quasi tutto il mondo si sono allontanati sempre di più dai loro popoli, sono aumentate le violazioni dei diritti umani e la crisi economica, morale, sociale, culturale; interessi di parte stupidamente prevalgono sui diritti dell’uomo. Paesi come la Cina, l'India e il Brasile hanno bisogno di energia e l’Iran è un grande produttore di petrolio, con un ruolo centrale tra i paesi produttori; inoltre l’esportazione di petrolio deve attraversare il territorio marittimo dell’Iran (stretto di Hormoz, punto fortemente strategico). Occorre poi considerare che dopo il 1979 in Iran si è attivato un rapporto con i paesi non allineati, particolarmente con quelli più poveri e in lotta contro gli Usa, altri paesi occidentali e Israele, e con gli oppositori nel mondo arabo dei regimi filooccidentali; si sono rafforzate anche le amicizie con gruppi palestinesi e partiti libanesi, paesi in cui ha investito, aumentando ogni giorno di più gli aiuti economici e militari, dall’Estremo Oriente fino al Sudamerica, passando per l’Africa e l’Europa (Sudan, Burkina Faso, Bosnia Erzegovina). Cito notizie recenti: il 29 luglio la polizia doganale turca ha sequestrato Tir di proprietà di un commerciante iraniano carichi di denaro e oro per un valore di 18,5 miliardi di dollari destinati al Libano. E solo poco tempo prima il governo iraniano non aveva potuto documentare spese per 300 miliardi di dollari che mancavano nel bilancio!
Tempo fa dicevo che l’Iran si sarebbe alleata con i paesi sudamericani e nessuno ci credeva perché non essendo paesi musulmani non sembrava sarebbe stato possibile. Ora sappiamo che questo è una realtà. A causa dell’operato obbrobrioso e ultranazionalista dei governanti Usa dalla seconda guerra mondiale ad oggi, si è creato un tale odio e disperazione tra i popoli che la loro reazione è arrivata, purtroppo, anche agli attacchi suicidi; quando qualche anno fa Ahmadinejad ha pubblicamente umiliato Bush si è vista la gioia di tanti popoli, anche in Occidente, e tra politici e intellettuali, che pure erano contro Ahmadinejad. Perciò anche l’antiamericanismo ha un ruolo in queste strane “alleanze”.
In alcuni settori della sinistra italiana, Ahmadinejad passa per un uomo politico che avrebbe fatto approvare leggi in favore delle classi più sfavorite, mentre i suoi oppositori sarebbero i rappresentanti della borghesia benestante iraniana. Condividi questa interpretazione?
No, e mi meraviglio di questa "sinistra": Ahmadinejad, nella campagna elettorale per il suo primo mandato, aveva promesso riforme che poi non ha mantenuto; di quali riforme parla questa "sinistra"? Lui ha distribuito un po' di contanti in alcune periferie, province e villaggi, e basta; cosa che gli è tornata utile in questi giorni, portando i beneficiari di questi "regali" a Teheran per bastonare a morte i manifestanti. Ha chiuso i sindacati e ha fatto arrestare i sindacalisti; appena dopo la sua ascesa al potere, mentre i "poveri" malvestiti, portati dalle auto dei comitati e dei Basij, fermavano le ragazze per strada con l'accusa di avere un filo di capelli fuori dal chador o dal foulard, arrestandole e maltrattandole, e in alcuni casi portandole fuori città per stuprarle, minacciandole "di non raccontare niente". C'è una bella differenza tra proletariato produttivo e sottoproletariato: quest'ultimo, da subito dopo la rivoluzione del 1979 fino a oggi, sotto il comando dei fondamentalisti, ha commesso crimini contro gli oppositori. Questa visione della sinistra, riguardo Ahmadinejad e il khomeinismo, risale a trent'anni fa e apparteneva all'estrema destra (la "terza posizione" italiana) ed è durata fino ad oggi, scivolando a sinistra. Credo che queste opinioni siano molto lontane dalla realtà quotidiana dell'Iran: vede Ahmadinejad dal punto di vista dell'antimericanismo e dell'anticapitalismo e lo estende a tutto. Non chiunque è nemico del mio nemico è per forza il mio amico! Li invito a venire in Iran a vedere i poveri che si battono contro il regime, i familiari delle vittime e i prigionieri; ci sono tra loro le "famiglie dei martiri" della rivoluzione del 1979 e della guerra contro l'Iraq e sono comunque musulmani. So di famiglie che hanno perso figli nella rivoluzione o nella guerra contro l'Iraq e adesso hanno nuovi lutti, parenti o amici uccisi durante le manifestazioni di luglio: e non si tratta di "borghesi", bensi di figli e figlie del popolo. E poi ci sono anche "borghesi" che chiedono i fondamentali diritti umani: che male c'è in questo?
E GLI OPPOSITORI?
Qual è l'attuale situazione, dopo l'apparente fine delle proteste di piazza, la contestata formazione del governo e il voltafaccia di Rafsanjani, il quale, dopo aver timidamente messo in discussione i risultati delle elezioni, è tornato sui suoi passi?
Guarda, le proteste non sono finite; in diverse forme e in maniera costante si sta consolidando una nuova cultura politica pluralistica, soprattutto grazie ai giovani che ormai credono ai diritti dell’uomo e quasi trascinano i leader riformisti. Credo che gradualmente Khamenei e Ahmadinejad perderanno dei pezzi: probabilmente il corso del cambiamento sarà lungo ma è inarrestabile. C’è una maturazione diversa rispetto ad anni fa; per quanto riguarda Rafsanjani, devo dire che lui storicamente sta sulla sedia di mezzo, ha i suoi scheletri nell’armadio e con il suo potere non sempre può impedire che gli attuali governanti se ne servano per condizionarlo. È un politicante e vuole conservare la sua posizione con ogni mezzo.
Quali sono le componenti dell'opposizione al regime, in patria e all'estero? Una figura come Bani Sadr, ha ancora qualcosa da dire? E cosa ne è della sinistra marxista iraniana, una volta assai potente e articolata?
Dai monarchici ai marxisti, tutti stanno all’opposizione; ma tra questi due estremi c’è una maggioranza composta da religiosi, laici, democratici, socialisti e umanisti e la maggior parte della gente che lotta per i diritti umani, la libertà, i diritti economici e la laicità dello stato. Anche la maggior parte del clero ormai non crede più nel Velayat-e faqih (concetto, di creazione khomeinista, per cui ai “dotti religiosi” spetta tutto il potere) e nella teocrazia. All’estero ci sono organizzazioni di tutti i tipi, anche se non potenti come una volta, e si sta lavorando a un accordo comune per la democrazia e i diritti civili, sociali e politici. Nel suo esilio francese, Bani Sadr è rimasto sempre attivo, scrive libri, organizza convegni e comunque dice la sua, non si tira indietro: al di là delle sue specifiche opinioni, è un personaggio che non si può ignorare. La sinistra marxista subito dopo la rivoluzione è stata repressa e in pratica eliminata, anche per errori e contrasti interni (erano decine le organizzazioni e i partiti con linee politiche differenti e contrapposte), e ovviamente quello che è rimasto per lo più è all’estero e non ha la stessa influenza degli anni Sessanta e Settanta: nel corso degli anni ha subìto dei mutamenti, come nel resto del mondo. Ma la grande incognita di questa fase è la posizione statunitense: credo che, stando così le cose, gli Usa non staranno con le mani in mano, ma mi auguro che non si intromettano in questa lotta che appartiene al popolo iraniano e solo da questo è risolvibile, con la solidarietà degli altri popoli.
GLI USA E OBAMA
Ha scritto Tariq Alì sul “Manifesto”: "Il giorno in cui Obama giustamente protestava per l'uccisione di una ragazza nelle strade di Teheran, un aereo statunitense uccideva per errore 60 civili in Afghanistan....", in uno dei tanti incidenti di quella e di altre guerre. Cosa pensi di questa "doppia morale"?
Non mi illudo. Gli Stati uniti hanno fatto sempre il bello e cattivo tempo. Non essendoci stata una “rivoluzione copernicana”, gli Usa erano in crisi o sull’orlo del fallimento in tutti i campi. Considero la vittoria di Obama come una valvola di sicurezza per quel paese; non so quale sia stato il ruolo dei repubblicani in questa elezione, ma sono sicuro che la salvezza del sistema di potere degli Usa era nella vittoria di Obama. Credo, però, che per quanto possa essere potente il presidente, ci sono dei gruppi e monopoli dietro le quinte che ancora esercitano una forte influenza; perciò anche se Obama realmente desiderasse cambiare politica degli Stati uniti - cosa che mi farebbe piacere - egli dovrebbe muoversi entro confini precisi. Gli Usa sono ambigui sia in politica interna, sia in quella estera e perciò si producono episodi come quello da te citato, e che continuamente aumentano l’odio dei popoli verso di loro. Bastone e carota è la politica degli Usa, che vogliono il dominio sul mondo con ogni mezzo; ma penso che i paesi e i popoli ostili alle politiche statunitensi potrebbero trarre profitto dall’attuale fase, dato che gli Stati uniti non saranno più quello che sono stati negli ultimi vent’anni.
IL POPOLO VUOLE UN GOVERNO LAICO
Per finire, l'Iran è un grande antico paese, fiorente per cultura e arti. Pensi che questa ricchezza passata e presente possa prima o poi aiutare il popolo iraniano a scrollarsi di dosso il peso soffocante della teocrazia?
Mi fa piacere che tu conosca la bellezza e l’importanza storica e culturale dell’Iran, cosa che molti non sanno (per via delle interpretazioni distorte dei governanti e dei mass-media occidentali). Non parlo per nazionalismo, che odio, ma come studioso e conoscitore dell’Iran; credo che in Iran alcune cose siano, come dire, “storicamente genetiche”. L’Iran, nel passato, ha dato tanto al mondo e nell’era moderna, anche nel 1979, ha avuto un ruolo importante nel cambiamento della politica internazionale e delle lotte nel mondo, in negativo e in positivo. Nel corso della storia è stato devastato e il suo patrimonio materiale, artistico e letterario distrutto da Alessandro Magno, dagli arabi e dai mongoli, ma si è sempre rialzato e gli invasori stessi hanno prevalentemente subìto la sua arte e cultura, diventando "iraniani".
La storia dell’Iran è ricca, più di quanto un occidentale possa pensare. Per cinque secoli c’è stato il nodo non sciolto di un clero sciita teso alla conquista del potere; dopo tanti tentativi, infine, esso ha cavalcato la lotta contro il regime dello scià e ha raggiunto il suo scopo applicando velocemente la teocrazia anche contro gli stessi musulmani e a prezzo di contrasti al suo interno; ha tradito anche la legge costituzionale che esso stesso aveva scritto e fatto approvare in parlamento.
La gente ha pagato un prezzo altissimo a un sistema teocratico fino al punto che oggi assistiamo ad atrocità e che la maggior parte del clero dichiara di non voler avere a che fare con la teocrazia. La gente non crede più in questo sistema e non accetta i leader indiscussi e i miti; in particolar modo i giovani non accettano proposte e atti contrari alla libertà e ai diritti dell’uomo. Credo che la gente voglia un governo laico che rispetti la libertà individuale e collettiva, basato sui diritti umani e non su ideologie; questo si vede in un continuo di manifestazioni, messaggi ed e-mail minuto per minuto. C’è una maturazione che nella nostra epoca (fine anni Settanta) non c’era; ci saranno ancora alti e bassi, ma si è frantumato il cristallo del potere teocratico che nessuno potrà risaldare: di questo sono sicuro e speranzoso.
*attivista difensore dei diritti umani