ARCHIVIO
articolo della rivista numero 155


IL SOSTEGNO NATO A ISRAELE


di Manlio Dinucci

 

Nell’aprile 2001 Israele firma al quartier generale della Nato a Bruxelles l’”accordo di sicurezza”, impegnandosi a proteggere le “informazioni classificate” che riceverà nel quadro della cooperazione militare.
Nel luglio 2001 il Pentagono dà il nullaosta per la fornitura a Israele dei primi 1000 kit Jdam, realizzati dalla Boeing in collaborazione con la joint-venture italo-inglese Alenia Marconi Systems: questo nuovo sistema di guida rende “intelligenti” le bombe aeree “stupide” permettendo agli F-16 israeliani di colpire simultaneamente più obiettivi a oltre 50 chilometri di distanza.
Nel giugno 2003 il governo italiano stipula con quello israeliano un memorandum d’intesa per la cooperazione nel settore militare e della difesa, che prevede tra l’altro lo sviluppo congiunto di un nuovo sistema di guerra elettronica.
Nel gennaio 2004 un aereo radar Awacs della Nato atterra per la prima volta a Tel Aviv e il personale israeliano viene addestrato all’uso delle sue tecnologie.
Nel dicembre 2004 viene data notizia che la Germania fornirà a Israele altri due sottomarini Dolphin, che si aggiungeranno ai tre (di cui due regalati) consegnati negli anni Novanta. Israele può così potenziare la sua flotta di sottomarini da attacco nucleare, tenuti costantemente in navigazione nel Mediterraneo, Mar Rosso e Golfo Persico.
Nel febbraio 2005 il segretario generale della Nato compie la prima visita ufficiale a Tel Aviv, dove incontra le massime autorità militari israeliane per “espandere la cooperazione militare” e in particolare per “combattere la proliferazione delle armi di distruzione di massa” (ignorando che Israele è l’unica potenza nucleare in Medio Oriente).
Nel marzo 2005 si svolge nel Mar Rosso la prima esercitazione navale congiunta Israele-Nato: il comando del gruppo navale della “Forza di risposta della Nato” è affidato alla marina italiana che vi partecipa con la fregata Bersagliere.
Nel maggio 2005, dopo essere stato ratificato al senato e alla camera, il memorandum d’intesa italo-israeliano diviene legge: viene così istituzionalizzata la cooperazione tra i ministeri della Difesa e le forze armate dei due paesi riguardo l’”importazione, esportazione e transito di materiali militari”, l’”organizzazione delle forze armate”, la “formazione/addestramento”.
Sempre nel maggio 2005 Israele viene ammesso quale membro dell’Assemblea parlamentare della Nato, mentre nel mese successivo la marina israeliana partecipa a una esercitazione Nato nel Golfo di Taranto.
Nel luglio 2005 truppe israeliane partecipano per la prima volta a una esercitazione Nato “antiterrorismo”, che si svolge in Ucraina.
Nel giugno 2006 una nave da guerra israeliana partecipa a una esercitazione Nato nel Mar Nero allo scopo di “creare una migliore interoperabilità tra la marina israeliana e le forze navali Nato”.
Nell’ottobre 2006, Nato e Israele concludono un accordo che stabilisce una più stretta cooperazione israeliana al programma Nato “Dialogo mediterraneo”, il cui scopo è “contribuire alla sicurezza e stabilità della regione”. In tale quadro, “Nato e Israele si accordano sulle modalità del contributo israeliano all’operazione marittima della Nato Active Endeavour” (Nato/Israel Cooperation, 16-10-2006). Israele viene così premiato dalla Nato per l’attacco e l’invasione del Libano. Le forze navali israeliane, che insieme a quelle aeree e terrestri hanno appena martellato il Libano con migliaia di tonnellate di bombe facendo strage di civili, vengono integrate nella operazione Nato che dovrebbe “combattere il terrorismo nel Mediterraneo”. Le stesse forze navali che, bombardando la centrale elettrica di Jiyyeh sulle coste libanesi, hanno provocato una enorme marea nera diffusasi nel Mediterraneo (la cui bonifica verrà a costare centinaia di milioni di dollari), collaborano ora con la Nato per “contribuire alla sicurezza della regione”.
Il 2 dicembre 2008, circa tre settimane prima dell’attacco israeliano a Gaza, la Nato ratifica il “Programma di cooperazione individuale” con Israele. Esso comprende una vasta gamma di campi in cui “Nato e Israele coopereranno pienamente”: controterrorismo, tra cui scambio di informazioni tra i servizi di intelligence; connessione di Israele al sistema elettronico Nato; cooperazione nel settore degli armamenti; aumento delle esercitazioni militari congiunte Nato-Israele; allargamento della cooperazione nella lotta contro la proliferazione nucleare (ignorando che Israele, unica potenza nucleare della regione, ha rifiutato di firmare il Trattato di non-proliferazione).
L’11 gennaio 2009, circa due settimane dopo l’inizio dell’attacco israeliano a Gaza, il segretario generale della Nato Jaap de Hoop Scheffer si reca in visita ufficiale in Israele nel quadro del “Dialogo mediterraneo”. Nel suo discorso, ribadisce che “Hamas, con i suoi continui attacchi di razzi contro Israele, si è addossato la responsabilità delle tremende sofferenze del popolo che dice di rappresentare”. Loda quindi Israele per aver aderito con il “massimo entusiasmo” al “Dialogo mediterraneo”, il cui scopo è “contribuire alla sicurezza e stabilità della regione”. In quello stesso momento le forze israeliane stanno massacrando la popolazione di Gaza.

 

 

Copyright 1993/2003 Guerre&Pace
. Mensile di informazione internazionale alternativa
Ed. e propr. Associazione G&P. Stampa La grafica Nuova, v. Somalia 8, Torino.
Autorizz. Trib. Milano n. 55 del 13/2/1993. Dir. resp. Walter Peruzzi