ARCHIVIO
articolo della rivista numero 155
PER OSCAR MARCHISIO
Oscar Marchisio è morto il 7 agosto, in seguito a un malore. Aveva collaborato con “Guerre&Pace” scrivendo di Cina e fornendone, nell'anno olimpico, un'interessantissima lettura. Marxista autentico e, perciò, sprezzatore dei dogmi e delle ideologie, egli ci aveva colpito per la grande lucidità di analisi come per la squisita cortesia, dote rarissima nel mondo basato sull'aggressione verbale (e non solo...) in cui viviamo. “Né ridere, né piangere, ma capire” (Spinoza) è una chiave di lettura della sua ricca vita, anche se ridere e sorridere amabilmente l'abbiamo sempre visto le poche volte in cui ci siamo incontrati. Capire e agire, capire e trasformare il mondo, rispettando l'immensa forza del vivente e le costruzioni degli uomini, piccole o immani. Autore, tra l'altro, di libri su Marx e il moderno (McMarx, critica della socialità come prodotto industriale, per la Manifestolibri), editore (significative le prime scelte della sua casa editrice “Socialmente”, tra tutte quel bel volume di “ricette” di Libereso Guglielmi per cui Oscar, paradossalmente ma non troppo, scrive nella prefazione: “...Si tratta di smetterla di fare libri, e invece iniziare a coltivare e godere nel giardino...”), manager, creatore di trame globali: ebbene, questo non basta a tracciarne un ritratto. Dietro la dolcezza e la precisione delle sue parole c'era e c'è il mondo a venire, come vorremmo che fosse e come potrebbe essere, se in molti avessimo un frammento della sua capacità di darsi in dono. Il suo era un corpo-astro che si è spento, ma che continuerà a versare luce nei nostri recipienti incrinati. Siamo vicini alla famiglia, con la fragile promessa di “proseguire in ciò che crediamo sia giusto” (A.. Langer), in ciò che lui credeva fosse possibile.
Gianluca Paciucci
.