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articolo della rivista numero 155


All’ombra della Nato

di Angelo Baracca

 

La Nato e i momenti più oscuri della storia d’Italia

L’adesione alla Nato (1949) ha condizionato in modo pesante la nostra politica, interna e internazionale, influendo soprattutto nei momenti e nelle vicende più oscure.

LE TORBIDE ORIGINI DELLA REPUBBLICA E DEL CLIMA ATLANTICO
Le torbide manovre politiche che hanno preparato il clima atlantico ebbero inizio prima della fine della guerra. Dal luglio 1943 al 1945 si gioca, soprattutto in Sicilia e nel Sud, una partita decisiva per il futuro dell’Italia (1). Herbert Kappler organizza, con la complicità dell’aristocrazia e del Vaticano (che organizzerà l’espatrio sistematico di criminali nazisti verso il Sud America), una rete segreta nazifascista articolata in una miriade di formazioni paramilitari clandestine. Dopo lo sbarco alleato e l’armistizio la rete nazifascista cambia forme, integrandosi con mafia, separatismo, indipendentismo, banditismo, con esplicite complicità delle forze dell’ordine, cambia solo chi dà gli ordini, il Comando alleato in Italia: partecipano formazioni ebraiche dell’Haganà (che vengono esercitate proprio in Sicilia), ustascia croati, con una rete di fornitura d’armi e legami internazionali (Internazionale nera, Argentina).
Dopo la proclamazione della Repubblica i carabinieri elaborano un piano per promuovere la creazione di bande armate nel Sud, legate al Re in esilio e a una rete internazionale, in vista di un colpo di stato (2), a cui gli alleati sono favorevoli. Dal 1946 Lucky Luciano in Sicilia riorganizza la nuova mafia, che promuove il narcotraffico e in combutta con le istituzioni scatena un clima da guerra civile, con ondate di omicidi di sindacalisti e politici. Nel piano eversivo si inserisce la strage di Portella della Ginestra (1-5-1947). Il 31 maggio 1947 si insedia il 4o governo De Gasperi senza Pci e Psi; nell’autunno avviene l’attentato a Togliatti.
Questa politica degli Usa in Sicilia dal 1944 “precede di qualche tempo l’esplosione vera a propria della guerra fredda e fa dell’Italia un importante paese di frontiera tra i due blocchi che si fronteggiano” (3).
Il 10 luglio 1947 viene fondata la Cia, e gli Usa decidono di fornire armi e denaro ai movimenti paramilitari anticomunisti, neofascisti e monarchici purché si organizzino sotto un comando unico: è la prima impostazione della struttura Stay Behind, sullo schema nazista (4).
L’autunno 1947 segna una svolta nella strategia Usa. Esiste da mesi un contrasto sulla valutazione della situazione interna italiana tra i falchi (Angleton, generale Lee, comandante supremo del Mediterraneo), che vorrebbero continuare l’occupazione militare, e l’ambasciatore Dunn, che invece chiede il ritiro militare, una maggiore autonomia interna, il potenziamento della ricostruzione. L’ala militarista viene sconfitta, e si prepara la nascita della Nato (5).

SOVRANITÀ LIMITATA
“Quando, col Trattato del 1949 e i vari accordi bilaterali, il legame viene esplicitamente formalizzato, sul piano militare si hanno cessioni di quote di sovranità in cambio di garanzie contro il nemico esterno e interno, percepito come unico e mortale” (6). Mentre l’intervento sovietico del 1956 in Ungheria venne finanche strumentalizzato, i negoziati e l’installazione di trenta missili Jupiter con testata nucleare in Puglia furono condotti in modo il più possibile riservato (7). Esistevano d’altra parte “protocolli segreti della Nato che affidavano ai servizi segreti dei paesi firmatari la prevenzione dell’avanzata comunista” (8).
La fedeltà atlantica è stata la condizione posta a tutte le forze di sinistra che nel blocco capitalista hanno avuto ambizioni istituzionali o di governo. Avvenne per l’apertura al Psi nei primi anni Sessanta; si ripeté per il Pci in vista del compromesso storico negli anni Settanta. Avvenne dopo la caduta del regime franchista per il Partito socialista spagnolo, il cui rovesciamento di posizione rispetto alla Nato determinò l’esito del referendum popolare del 1986, portando anche la Spagna nell’Alleanza; è accaduto recentemente alla Slovenia, le cui esplicite posizioni favorevoli al disarmo nucleare rientrarono quando si trattò di aderire alla Nato (9); è accaduto con varie modalità a tutti i paesi dell’Est europeo.
Ma non bastò la fedeltà atlantica per evitare al Psi la trappola che scattò nell’estate 1964, per neutralizzare l’apertura ai socialisti, con il “Piano Solo” (10) preparato, d’accordo con il presidente della repubblica Segni e gli Usa, dal generale De Lorenzo e il Sifar, il servizio segreto dell’esercito che era nato ad opera di Pacciardi “come emanazione diretta del vecchio Sim fascista e in un regime di assoluta dipendenza dalla Cia” (11), 12 giorni dopo l’autorizzazione della Camera dei Deputati ad aderire al Patto atlantico, e cinque giorni prima che il testo del Patto, già pronto, fosse firmato a Washington da Sforza. Del Sifar sono ormai note non solo le illegalità, ma anche i profondi legami con la Nato: una rete organica fra organizzazioni eversive, servizi segreti, esercito, carabinieri e ufficiali dell’Alleanza per garantire la fedeltà atlantica e arginare i comunisti (12).
Gli anni tra il 1962 e il 1964 furono cruciali per il futuro del paese. Fu un’operazione a vasto raggio a tagliare le gambe ai progetti di uno sviluppo avanzato: l’omicidio di Enrico Mattei (27-10-1962); gli intrighi delle “Sette sorelle” petrolifere; l’attacco di Saragat (esecutore di direttive probabilmente internazionali) del 1963 al Presidente del Cnen, Felice Ippolito, e il successivo processo che seppellì le aspirazioni nucleari italiane; l’analoga incriminazione di Domenico Marotta, che aveva portato l’Istituto superiore di sanità ad alti standard internazionali; la cessione nel 1964 alla General Electric della Olivetti, divenuta leader mondiale nei computer.
La strategia della tensione parte in quegli anni, con vaste complicità internazionali, all’interno del contesto atlantico. Nel 1962 Carlo Fumagalli fonda il Mar (Movimento di azione rivoluzionaria), una struttura filoatlantica contro il nascente pericolo comunista, in un contesto cospirativo sostenuto da apparati istituzionali (carabinieri, esercito), con forniture di armi, e avallo della Nato ( 3). Nel 1966 in aprile nasce a Padova Ordine nuovo: tra i fondatori Valerio Borghese, Freda, Ventura. Nel settembre Guerin Serac fonda l’Aginter Press, con base in Portogallo, legata ai servizi internazionali, la destra del Partito repubblicano Usa (Goldwater) e la Cia, Ordine nuovo (14). Ma esiste probabilmente una struttura clandestina internazionale più ampia che non conosciamo, con diverse catene di comando, inglobata dell’apparato difensivo Nato (15).
Dietro gli attentati della primavera-estate 1969 c’è già l’idea del colpo di stato: dietro ci sono i Colonnelli greci! A Padova il commissario Juliano è sulle tracce di Freda e Ventura, ha scoperto quasi tutto: ma nel luglio 1969 viene destituito dall’alto e incriminato! Indagini successive individuano anche il deposito di esplosivo: contiene esplosivo Nato (16)! Era possibile debellare tutto, ma dall’alto non si volle! Vi è uno scontro nella Dc, in ballo c’è l’apertura al Pci: vi sono pressioni Nato e della destra internazionale - allarmate non solo dell’Italia, ma anche della vittoria elettorale del socialdemocratico Willy Brandt e della sua politica di apertura verso l’Est (17). Sale la tensione. In agosto vi sono gli attentati ai treni, si prepara Piazza Fontana: dietro c’è la regia di Ordine nuovo e Alleanza nazionale, ma la regia superiore viene dall’Ufficio affari riservati del ministero dell’Interno (D’Amato) ed è collegata alla Nato e pilotata dagli Usa: “gli agenti Cia infiltrati tra i gruppi della destra [On] avevano la loro base nelle sedi dei comandi Nato di Verona e Vicenza” (18). Vi sono legami tra Valerio Borghese, la mafia e gli Usa, che confermano l’avallo al golpe (19).
Il 13 dicembre il Sid conosce già esecutori, intermediari, mandanti internazionali di Piazza Fontana, e anche la natura militare dell’esplosivo utilizzato (20): hanno inizio gli occultamenti e i depistaggi, la verità non deve emergere (21)! On aveva accesso ai Nasco(22) (depositi di armi e esplosivi di Gladio): “in quei depositi occulti gli esplosivi provenivano dai paesi dell’Est e venivano gestiti d’intesa con la Nato” (23). Probabilmente “la Cia non c’entrava nella strage, ma l’esplosivo venne fornito a uomini di On da un ‘agente nordamericano’ che proveniva dalla centrale tedesca e apparteneva al servizio segreto dell’esercito [corsivo nel testo], struttura ‘assai più efficiente della Cia’” (24). Quel 12 dicembre Moro era a Parigi e appoggiava la proposta di sospensione della Grecia dei Colonnelli dal consesso europeo, la Nato era allarmata: il 13 dicembre Moro moderò la posizione italiana (25). La Dc si compattò attorno a Moro, bloccando la spinta autoritaria di Saragat e il golpe; l’oceanica mobilitazione popolare impedì la provocazione del Msi.

DA PIAZZA FONTANA AL “GOLPE DI VIA FANI”
“Quello che non riuscì nel dicembre 1969 venne bissato, con logiche politiche diverse, nel dicembre 1970, con il tentato golpe del comandante Junio Valerio Borghese. … la sua elaborazione è ben precedente … Ad appoggiare il progetto anche la mafia. … [Gli appoggi esterni] la Nato e la Germania, a livello militare … per l’America c’è Nixon e il suo entourage … tra i finanziatori c’erano diversi armatori genovesi, il petroliere Attilio Monti ed Eugenio Cefis dell’Eni” (26).
Ma la storia si ripete altre volte. Dietro c’è sempre l’allarme degli Usa e in ambito Nato per la Ostpolitik promossa da Brandt in Germania e per il Compromesso storico in Italia. “Nell’estate 1974 era previsto il tentativo di golpe bianco di Edgardo Sogno, e ci fu la strage dell’Italicus. Aldo Moro doveva essere su quel treno: scese solo per una fortuita coincidenza. In settembre, a Washington, Henry Kissinger lo ammonì a non procedere nella sua linea di ‘attenzione’ al Pci” (27).
La strage di Piazza della Loggia (28), a Brescia il 28 maggio 1974, in qualche modo chiude la fase del terrorismo nero. C’è in quegli anni un cambiamento di strategia degli Usa, che abbandonano l’appoggio ai governi fascisti in Europa (nel 1974 cadono i regimi portoghese, greco e cipriota; diversa è la storia in America latina), la lotta al comunismo prosegue con altri mezzi, meno rozzi.
Si sviluppa la torbida fase del terrorismo rosso, un processo troppo complesso per venire analizzato in questa sede. De Lutiis afferma: “Molti indizi lasciano ritenere che vi sia stata quanto meno una tutela esterna del terrorismo, la cui attività era perfettamente funzionale ai disegni di chi intendeva opporsi con ogni mezzo allo spostamento a sinistra dell’asse politico italiano” (29). È certo che nel 1974 quando furono catturati Curcio e Franceschini (ma ne sfuggì, forse non a caso, il personaggio equivoco di Mario Moretti) “le Br potevano essere decimate nel giro di poco tempo, ma si preferì una via diversa” (30), perché “c’era qualcuno in ambiente qualificato che aveva interesse che le scorrerie delle Br continuassero” (31): “il fenomeno dell’eversione rossa, pur conosciuto, fu lasciato vivere forse perché poteva essere opportunamente manovrato per garantire quell’instabilità che prima del 1974 era stata appaltata all’eversione nera” (32).
La vicenda del rapimento di Moro ebbe una svolta quando fu chiaro che lo statista stava parlando e rivelando segreti indicibili: tra questi Gladio, il sistema difensivo della Nato. La Dc (Andreotti) non voleva Moro libero, e fermò le offerte di Cosa nostra e della camorra, di Paolo VI di trattare la sua liberazione. Il memoriale di Moro è stato amputato, manomesso e rimaneggiato nelle parti che assolutamente non dovevano divenire di pubblico dominio. “Dalla Chiesa potrebbe aver censurato proprio il passaggio su Gladio, un segreto Nato allora tra i più sensibili e da custodire a ogni costo … di fronte a questa verità il paese avrebbe potuto non reggere” (33). “Una parte degli scritti, quelli con gli elenchi degli appartamenti a Gladio, fu ritrovato addirittura negli archivi della Digos” da due consulenti della Commissione sul terrorismo e le stragi (34).
Anche successivamente il segreto venne protetto con tutti i mezzi: i costanti depistaggi dei servizi nei confronti della magistratura nelle indagini per gli attentati e le trame dal 1969 al 1974 “volevano impedire che i giudici scoprissero l’esistenza di Gladio, coperta dal servizio atlantico, e di quella vasta rete di organizzazioni paramilitari clandestine legate agli apparati, dovevano difendere il segreto Nato” (35).
Sapendo che le Br stavano carpendo a Moro segreti di tale portata si attivarono i Servizi sia dell’Est che della Nato: “è possibile - mi stupirei anzi del contrario - che durante il sequestro Moro i Servizi americani e quelli Nato siano riusciti a mettersi in contatto con i brigatisti, direttamente o attraverso intermediari” (36).

GLADIO E LE STRUTTURE OCCULTE
Ma perché Gladio era così importante? Perché Andreotti ne rivelò l’esistenza nel 1990? “Gladio, lo Stay behind per così dire ‘ufficiale’, non era l’unica struttura militare-civile clandestina: faceva piuttosto da cappello a un intero arcipelago di reti e organizzazioni parallele che hanno operato in Italia, una nazione dove anche i gesuiti e l’Azione cattolica hanno avuto la loro struttura segreta armata” (37).
“Gladio, struttura ufficiale del Sid gestita dalle forze armate all’interno di una legittimazione Nato, si giovava di una rete di civili che dovevano ‘reclutare’ i partigiani in vista della resistenza all’invasore comunista; i Nuclei [di Difesa dello Stato, Nds] invece erano un  esercito di civili che si sviluppava parallelamente alle legioni di quei particolari militari che sono i carabinieri. I Nds fecero da ‘ombra’ a Gladio … Ma Gladio e i Nds si sovrapponevano, inconfessabilmente, ancor più di così. La struttura di questa commistione era costituita … dalle ‘Unità di pronto impiego’ (Upi). … In effetti, le Upi sono state fatte passare come interne alla struttura di Gladio, ma sono una cosa ben diversa: gli aderenti a Gladio risultano essere in tutto 622; solo l’Upi del Friuli aveva invece armi ed esplosivi per 2000 uomini. E nessuno ha mai visto l’elenco degli aderenti alle Upi … I Nds erano il nucleo operativo scelto delle Upi, più vasta struttura inserita nella Stay behind dell’Alleanza atlantica” (38). Dal 1972, con la scoperta dei depositi di armi, i Nds passarono sotto la supervisione Nato. La rivelazione dell’esistenza di Gladio fatta da Andreotti nel 1990 fu in realtà un depistaggio: svelare la pinta dell’iceberg “per salvare l’organizzazione composta dai Nds e dalla Rosa dei Venti” (39).

Non sono certo finiti i misteri e le ipoteche atlantiche. Per la strage di Ustica (27-6-1980) il ruolo del nostro paese nel contesto internazionale consentiva a navi e aerei militari stranieri di scorrazzare nei nostri cieli e mari, provocando veri scenari di guerra: questa nostra subalternità consente a Francia e Stati uniti di tacere con protervia a qualsiasi richiesta di chiarimento. Come si è ripetuto per il disastro della Moby Prince dell’11 aprile 1991 e l’ormai indubbia quanto misteriosa presenza di navi da guerra quella notte nella rada di Livorno (40).
L’”armadio” dei misteri della Repubblica nasconde ancora molte delle pesanti ingerenze internazionali, nelle quali la Cia e il Mossad hanno operato impunemente nel quadro della ferrea collocazione atlantica del nostro paese.

NOTE
(1) Giuseppe Casarrubea, Storia Segreta della Sicilia. Dallo Sbarco Alleato a Portella della Ginestra, Bompiani, Milano, 2005; G. Casarrubea e Mario J. Cereghino, Tango Connection, Bompiani, Milano, 2007; Lupara Nera, Bompiani, Milano, 2009.
(2) G. Casarrubea e M.J. Cereghino, Lupara Nera, cit., pp. 352-53, 357, 362.
(3) N. Tranfaglia, Introduzione a G. Casarrubea, Storia Segreta, cit., p. 7
(4) G. Casarrubea e M.J. Cereghino, Lupara Nera, cit., pp. 413-15, 440.
(5) Ivi, pp. 441-42, 447-48.
(6) L. Cortesi, Linee e caratteri della politica estera italiana dopo la seconda guerra mondiale, in S. Minolfi (a cura di), L’Italia e la nato, Napoli, CUEN, 1993, p. 33.
(7) La vicenda è ricostruita in dettaglio in L. Nuti, La Sfida Nucleare, Il Mulino, Bologna, 2007, Cap. 5.
(8) Philip Willan, I Burattinai, Pironti, Napoli, 1993, pp. 33-34.
(9) Franco Juri, La vergogna nucleare, 10.08.2005, http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/4592/1/50/
(10) V. ad esempio G. Pellegrino, G. Fasanella, C. Sestieri, Segreto di Stato, Sperling & Kupfer, 2008, pp. 46 segg.
(11) A. Cipriani e G. Cipriani, Sovranità Limitata. Storia dell’Eversione Atlantica in Italia, Presentazione di S. Flamini, Edizioni Associate, Roma, 1991, p. 31.
(12) V. ad es.: G. De Lutiis, Storia dei Servizi Segreti in Italia, Editori Riuniti, Roma, 1991 (pp. 128 e segg.); Stefania Limiti, L’Anello della Repubblica, Chiarelettere, Milano, 2009, pp. 14-15, 41,121, 133.
(13) S. Limiti, cit., pp. 121, 126-31 (Fumagalli sarà costantemente protetto per i segreti che custodiva, pp.  126-27); G. Pellegrino et al., cit., pp. 74, 101: P, Cucchiarelli, Il Segreto di Piazza Fontana, Ponte alle Grazie, 2009, pp. 542,597.
(14) P. Cucchiarelli, cit., pp. 58-60: gli uomini dell’Aginter agivano direttamente in Italia, p. 538, le carte dell’Aginter sono ancora gravate dal segreto Nato, p. 539. Anche G. Pellegrino et al., cit., p. 62.
(15) G. Pellegrino et al., cit, p. 57. P. Cucchiarelli, cit., pp. 58-60, 485; G. De Lutiis, Prefazione a S. Limiti, cit., pp. 13-15.
(16) P. Cucchiarelli, cit., pp. 386-89.
(17) Ivi, pp. 497-98. Brandt, tra l’altro, si servì del tramite del Pci con Mosca per promuovere la sua Ostpolitik: ivi, pp. 536 e segg.
(18) P.Cucchiarelli, cit., p. 530, anche 431, 438, 441, 577; G. Pellegrino et al., cit., pp. 57, 83.
(19) Ivi, pp. 546-47.
(20) Ivi, pp. 401, 406, 417, 451, 598. L’inchiesta a tutto campo di Paolo Cucchiarelli apre scenari inattesi e inquietanti su Piazza Fontana, la strategia della tensione e le complicità internazionali.
(21) Le autorità dello stato sanno che le bombe sono di destra (Moro riceve da Gui l’informazione). Vi è uno scontro tra Moro e Saragat, il 23 dicembre, che si chiude con un compromesso per bloccare ogni deriva istituzionale: il Psdi toglie la preclusione al Psi nel governo, in compenso la pista nera rimane coperta: P. Cucchiarelli, cit., pp. 451-54. È il caso di ricordare che nell’ultimo processo per Piazza Fontana, in Cassazione nel 2005, tutti gli imputati sono stati assolti e i parenti delle vittime della strage sono stati condannati a pagare le spese processuali! P. Cucchiarelli, cit., Cap. 20.
(22) Ivi, pp. 502 e segg., 510-11, in generale tutta la Quarta parte del libro.
(23) Gen. Notarnicola, riportato da P. Cucchiarelli, cit., p. 505.
(24) Ivi, p. 531, 536, Rauti e Giannettini avevano legami diretti con il capo della Cdu Franz Josef Strass, terroristi italiani venivano addestrati in campi Nato in Germania occidentale; anche G. Pellegrino et al., cit., pp. 85, 104.
(25) P. Cucchiarelli, cit., pp. 464-76.
(26) P. Cucchiarelli, cit., pp. 542-47; G. Pellegrino et al., cit., pp. 69-71.
(27) P. Cucchiarelli, cit, p. 619; S, Limiti, cit., pp. 176-77 (Curcio ha raccontato che le carte “esplosive” su Edgardo Sogno in mano alle Br furono fatte sparire, p. 138). Anche il Cremlino era contrario al Compromesso storico, Berlinguer subì un fallito attentato a Sofia, durante una visita in Bulgaria nel 1973, G. De Lutiis, Il Golpe, cit., p. 205.
(28) Nel 2008, dopo 34 anni, si è aperto il terzo processo, imputati tra gli altri Delfo Zorzi, Pino Rauti, Francesco Delfino.
(29) G. De Lutiis, Il Golpe, cit., p. 14. Il Mossad israeliano cercò contatti con le Br, interessato ad alimentare l’instabilità in Italia, per contrastare la politica di apertura di Moro verso i paesi arabi, ivi, pp. 85-86; comunque nel 1978, al tempo del rapimento Moro, era infiltrato nelle Br di Moretti, ivi, p. 88.
(30) S. Limiti, cit., p. 137; G. De Lutiis, Il Golpe, cit., p. 91. Già in una precedente occasione, il 2 maggio 1972, tutto il gruppo dirigente della BR avrebbe potuto essere arrestato, ivi, pp 69-69.
(31) G. De Lutiis, Storia dei Servizi Segreti in Italia, cit., pp. 249-50.
(32) S. Limiti, cit., p. 139.
(33) G. Pellegrino et al., cit., pp. 220 e 253.
(34) S. Limiti, cit., p 223
(35) G. Pellegrino et al., cit., pp. 108-09.
(36) G. Pellegrino et al., cit., p. 192.
(37) P. Cucchiarelli, cit., p. 507; P. Cucchiarelli e A. Giannuli, Lo Stato Parallelo, Gamberetti, Roma, 1997, p. 49; G. Pellegrino et al., cit., p. 56
(38) P.Cucchiarelli, cit., p. 509; anche G. Pellegrino et al., cit., p. 24.
(39) Ivi, p. 511 (si leggano tutte le pagine 505-516), 541. Nel 1974 il giudice padovano Tamburino stava indagando sulla Rosa dei venti, ma “la Cassazione gli sottrasse l’istruttoria nel momento in cui il magistrato stava per arrivare a lambire i vertici della Nato”, G. De Lutiis, Il Golpe, cit., p. 64.
(40) Anche per la Moby Prince l’inchiesta è stata riaperta recentemente: Enrico Fedrighini, Moby Prince. Inchiesta riaperta, “il manifesto”, 19-6-2009.

 

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