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articolo della rivista numero 154
LEGHISMO ALLA LIGURE
di
Marco Sferini *
È significativo vedere come anche una provincia ligure come Savona, tradizionalmente di sinistra, dove le percentuali del Carroccio sono sempre state molto basse e dove ai comizi dei leghisti erano al massimo presenti una ventina di persone a urlare “Padania libera, via da Roma”, sia pronta a diventare leghista.
I GIUSTIZIERI DELLA NOTTE
Il leghismo savonese nasce con quella Lega nord che annoverava tra i suoi padri fondatori Bruno Ravera a Genova, Maurizio Balocchi - poi parlamentare - e Sergio Capelli - poi senatore come Bossi. Ora le generazioni sono passate: Ravera non urla più dagli schermi di TeleGenova e Capelli ha dato vita a liste civiche locali di impegno politico extrapartitico che cavalcano la protesta popolare su questioni particolari.
Oggi ai vecchi capi storici, ai battaglieri consiglieri comunali e provinciali che andavano a stanare i barboni e i tossicodipendenti fotografandoli mentre dormivano all'addiaccio in qualche giardino pubblico o al riparo dal vento e dal gelo in qualche capannone dismesso, per poi sbatterli in prima pagina sui vari blog autogestiti e sui giornali locali, si è sostituito il fenomeno delle ronde, gli autoproclamatisi giustizieri della notte, che i leghisti dicono di avere costituito in attesa di vedere approvato il maxiemendamento governativo, anche se girando per le vie della città, di notte, delle ronde non si trova traccia.
Ma se Savona, città dal vecchio cuore rosso, medaglia d'oro al valor militare per la Resistenza, qualche anticorpo lo ha ancora per ignorare il leghismo, un po’ diversa è la provincia.
LA “BATTAGLIA DI CIVILTÀ” A CAIRO MONTENOTTE
Poco vicino a Savona, salendo su per l'Appennino e oltrepassandolo, si arriva in Val Bormida: terra di fabbriche un tempo, di crisi oggi. Terra di conquista per gli speculatori del cemento e per i facili liquidatori di impianti di produzione un tempo famosi nel mondo, come Ferrania.
“Capitale” della valle dove scorre il Bormida è, per la parte ligure, Cairo Montenotte. Qui il leghismo negli ultimi mesi ha provato a fare proselitismi con un altro suo tema “classico”: il pericolo della scristianizzazione e dell'invasione islamica, rappresentato dalla richiesta della comunità musulmana di aprire un centro di culto.
Chi scrive non è religioso. Ma poiché il fenomeno religioso è, lo si voglia o meno, parte della vita di milioni di esseri umani, il rifiuto delle richieste islamiche si riduce a rivendicare un diritto esclusivo di proselitismo e di culto per il cristianesimo, in difesa delle proprie comunità abbarbicate attorno ai campanili, contro la nuova avanzata ottomana….
Campanilismi, dunque. Campanilismi che provocano reazioni di difesa anche in chi è pacifico e disposto alla massima integrazione. A Cairo Montenotte, terza cittadina della provincia di Savona, già in odore di Piemonte, la Lega gioca in casa: una moschea nel piccolo centro valbormidese? L'allarme diventa generale e le forze della sinistra presenti sul territorio provano a rispondere all'isteria della sicurezza e al razzismo culturale. Rifondazione comunista ha un circolo attrezzato, una discreta simpatia politica tra la popolazione. Ci prova a dire che lo scambio delle culture è solo ricchezza, è democrazia per la mente, per i neuroni. Ma l’attività cerebrale sembra azzerata davanti al semplicismo della Lega.
SFRUTTAMENTO E RAZZISMO AD ALBENGA
Terza scena: la piana di Albenga. L'estremo ponente savonese è da sempre la bestia nera della vecchia provincia rossa. Persino il Partito comunista italiano aveva difficoltà a governare queste zone. Parametrate con oggi e scoprirete che il regno dei ministri berlusconiani arriva fin qui e controlla i feudatari nei loro comuni, le scelte di politica locale le uniforma a quelle nazionali e quindi si parla di inceneritori, di porticcioli turistici a ogni piè sospinto...
La via Aurelia, l'ex strada Statale numero 1, è lo specchio di una realtà in trasformazione: prima alla sera incontravi le prostitute lungo i tre, quattro chilometri che separano Ceriale da Albenga. Ora trovi gli sfruttati delle serre, dei campi della piana: marocchini, senegalesi, indiani che dopo ore e ore sotto il sole cocente prendono la strada di casa. I più fortunati hanno una bicicletta e arrivano prima nelle loro catapecchie. I meno fortunati affrontano ancora questi chilometri prima di gettarsi su un materasso a dormire. Pochissimi hanno i soldi per prendere l’autobus e, probabilmente, pochissimi ne hanno voglia: salire su un autobus vuol dire confrontarsi sempre con lo sguardo inquisitorio di noi italiani. C'è chi si sistema la borsa meglio per evitare un presunto scippo, chi ridacchia e fa battute razziste, chi si atteggia a superiore per farti sentire peggio di come ci si sente sfruttati nel lavoro di un campo di pomodori o asparagi o carciofi.
Da Andora a Loano non c'è un manifesto che dica qualcosa di sinistra, eccetto quelli di Rifondazione. Ma prevalgono nettamente i cartelloni razzisti, le parole d'ordine della destra e gli imperativi categorici a salvarsi dall'immigrato, termine che, per una strana equazione, è sinonimo di reo.
Ultimo tra gli episodi di xenofobia che spesso accadono nella zona, l'incendio appiccato a una casa dove vivono dei migranti: pare che l'episodio scatenante sia stata una banale lite. Il fatto resta: un gruppo di italiani dà fuoco alla casa. Solo il caso impedisce che la violenza sfoci in tragedia.
* redattore di www.esserecomunisti.it.