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articolo della rivista numero 154


Un terribile rischio…


di Mercedes Frias *

Le responsabilità del centro-sinistra nella costruzione politica del razzismo

“Rischio di razzismo!”, tuona il leader del principale partito di opposizione parlamentare di centrosinistra. “Rischio, rischio!”.

C’ È CHI PARLA DI RISCHIO MENTRE IL RAZZISMO DILAGA
Dopo il decreto sicurezza e tutte le sue norme spiccatamente xenofobe, dopo i respingimenti in mare dei migranti e richiedenti asilo provenienti dall’Africa, dopo la proposta leghista di riservare soltanto ai milanesi alcune carrozze della metropolitana, derubricata troppo in fretta a boutade, “rischio, rischio!”, si ripete.
Dopo i mostri romeni della Caffarella, sbattuti in prima pagina: innocenti secondo le prove materiali, colpevoli soltanto di essere immigrati e romeni, secondo polizia e giustizia inquirente. Dopo il pogrom di Ponticelli, dopo le incursioni negli uffici anagrafe di poliziotti e carabinieri troppo impazienti, per espellere sposi non in regola, prima ancora dell’entrata in vigore del decreto. Dopo che medici troppo zelanti si sono preoccupati di negare cure a persone sprovviste di documenti, prima ancora dell’entrata in vigore del decreto. Dopo le aggressioni fisiche con cadenza quasi quotidiana nelle periferie romane contro gli immigrati, dopo l’uccisione di un ragazzo a sprangate al grido di  “sporco negro”. “Rischio, rischio!”, si continua a ripetere.
Oggi, dopo che è diventata legge dello stato quello che per molti era soltanto propaganda leghista, ancora esponenti del centrosinistra continuano a parlare di rischio. Oggi che una forza apertamente xenofoba e razzista, che rafforza il suo consenso proprio sulla base dell’uso politico del razzismo, è divenuta titolare del ministero dell’Interno. In un contesto in cui i migranti e i non bianchi sono identificati come la maggiore minaccia alla sicurezza, intesa come separazione preventiva di una maggioranza di allarmati da una minoranza di supposti pericolosi, la Lega mette in campo tutta l’energia che alimenta la sua fantasia repressiva per colpire, umiliare tutti quelli che, loro in primis, ma con concorso politico trasversale, hanno costruito e fatto diventare capri espiatori. Devono dare al popolo quello che quel popolo è stato da loro indotto a chiedere: mano dura, “cattiveria”, come ha detto il ministro.

LA LEGA E I SUOI COMPLICI
La Lega realizza il suo sogno. Ma questo non rappresenta altro che il punto di arrivo di un lungo processo di costruzione politica del razzismo, di preformulazione e poi di formulazione ufficiale di immagini razziste delle minoranze migranti, che oggi trova espressione carica di violenza in ogni modalità istituzionale e privata, individuale e collettiva.
Uno scrosciante applauso ha ricevuto l’ex candidata premier de La Destra, quando ha urlato, in un programma televisivo pomeridiano di grande ascolto, che le donne extracomunitarie fanno 7, 8, 9 figli e si prendono tutti i posti negli asili nido. Si tratta ormai di un argomento ricorrente nei discorsi, che poco tempo fa era considerato di destra, ma che oggi accomuna molti in modo trasversale. Assistiamo oggi in Italia a un discorso pubblico che ha superato persino la criticabile sintesi “buoni con i buoni, cattivi con i cattivi”, che vige nella politica sull’immigrazione di diversi paesi europei.
Oggi in Italia i presunti cattivi, ossia gli immigrati irregolari, sono associati con automatismo immediato ai delinquenti, mentre i buoni, quelli che si vogliono “integrare”, sono comunque accusati di fare concorrenza sleale agli italiani, perché accettano condizioni di lavoro sfavorevoli, rendendo i nativi meno competitivi, prendendosi i primi posti nelle graduatorie per le case popolari e per gli asili nido. Resta il fatto inquietante: l’applauso del pubblico, l’approvazione pressoché generale all’accusa verso le donne immigrate ree di  rappresentare un impedimento per il progresso delle donne italiane in età riproduttiva.
La xenofobia, il razzismo sono diventati terreno di convergenza politica e sociale. I provvedimenti e i comportamenti discriminatori diventano progressivamente pratiche comuni, nella tendenza alla diffusione e alla normalizzazione sistematica del razzismo. Razzismo che fa orrore soltanto quando usato come epiteto. Anche gli atti violenti di matrice palesemente razzista non sono mai considerati atti di razzismo non solo da parte dei loro esecutori e dei loro imprenditori politici, ma dai media e da troppi politici acquiescenti. La legge, il decreto, il provvedimento che produce una concreta situazione di apartheid viene proposta, applicata e venduta come una misura a favore delle vittime, come nel caso della mozione parlamentare sulle classi separate per le ragazze ed i ragazzi stranieri.

LA SINISTRA INVENTA “CLANDESTINI” E CPT…
Non siamo in presenza di un terremoto politico, sociale e culturale improvviso e inaspettato. Da parecchi anni si stanno edificando, sotto gli occhi passivi o persino con il contributo attivo della sinistra, costruzioni politiche nella zona sismica del razzismo.
Quando la sinistra ha governato, almeno a partire dal 1998, la destra ha sempre più frequentemente attaccato sulla sicurezza. La risposta della sinistra si è mossa nella direzione di seguire quello che chiedeva “il popolo”, corroborata nei suoi propositi dalle analisi degli intellettuali e dei tecnici politici, a partire dagli improvvidi accostamenti linguistici tra immigrazione e criminalità da parte di sociologi di sinistra improvvisatisi criminologi, o dagli interventi di politici “democratici” già all’epoca degli sbarchi dei profughi albanesi. Così, sulla spinta di una visione culturale non autonoma né di alto profilo culturale e sociale,  ma influenzata dalla pressione della destra e dalla “pancia” del popolo, è stata partorita la legge Turco-Napolitano. E viceversa, naturalmente: le battute discutibili del ministro dell’Interno di allora, Napolitano, sono diventate tesi da dimostrare con elaborazioni statistiche e concettuali  assai disinvolte.
Sempre a partire dal 1998, il teorema “buoni con i buoni, cattivi con i cattivi” ha prodotto una pessima miscela tra integrazione e rigore, portando la sinistra all’”invenzione” degli immigrati “clandestini”, e la conseguente alternativa dei Cpt come luoghi di sospensione del diritto dove rinchiudere queste presenze così indesiderate. Al tempo stesso, per rispondere all’attacco della  destra sui temi della sicurezza, la sinistra faceva proprio e poneva come prioritaria la lettura debole e la difesa forte dell’immigrazione in chiave economicista: “gli immigrati servono alla nostra economia”.

… LASCIA SPAZIO ALLA DESTRA E LA RINCORRE
Con l’arrivo al potere della destra, nel 2001, la sinistra italiana ha continuato a mantenere il precedente impianto politico e culturale sull’immigrazione, senza contrastare il progressivo rafforzamento delle analisi e delle pratiche che la stessa sinistra aveva contribuito a costruire, e subendo quindi il nuovo impianto legislativo della Bossi-Fini, la diffusione delle idee assimilazioniste, la visione acritica sulla mancanza di tutele giurisdizionale e l’inasprimento delle condizioni dei Cpt. Risultato di questa incapacità di una teoria e di una pratica coerente sul tema immigrazione, il programma dell’Unione del 2006 assemblava insieme su questa materia  visioni disparate e fortemente contraddittorie.
Con il risultato del diffondersi delle tematiche degli “sceriffi urbani” di sinistra, a partire dal comune dei Bologna, in funzione di zelanti tutori della sicurezza dei nativi contro gli immigrati. Come una inarrestabile onda di piena, la sicurezza come ordine pubblico, la lotta ai migranti clandestini, la pulizia sociale delle città, l’allontanamento e la criminalizzazione dei gruppi più marginali, la penalizzazione del disagio sociale si diffondevano nelle città amministrate dalla sinistra: Torino, Venezia, Padova, Roma… Si moltiplicavano i patti per la sicurezza e alcuni provvedimenti specifici, come quello contro i lavavetri del comune di Firenze, diventavano modelli di riferimento per gli stessi comuni amministrati dalla Lega o dalle destre. Anche la stampa di sinistra dava voce alla necessità di un approccio mediatico più forte e incisivo sui temi della sicurezza dei cittadini, dando voce direttamente al “popolo”, come nel famoso caso della lettera del signor Poverini a Corrado Augias, perché, come sottolineava Walter Veltroni, “la sicurezza non è né di destra né di sinistra”.

DAL “PACCHETTO” PRODI AL ”PACCHETTO” MARONI
L’omicidio Reggiani ha portato infine al suo più alto livello il processo di scivolamento culturale e politico della sinistra, con la definizione del pacchetto sicurezza da parte del governo Prodi. Sotto la spinta di un'onda emotiva, con l'uso propagandistico e pretestuoso di una questione seria come l'omicidio, la violenza su una donna, e con l’intervento esterno, immediato e autorevole di Veltroni, che dettava i tempi e le modalità di intervento del governo. Gli odierni interventi sulla sicurezza del ministro Maroni rappresentano lo sviluppo e la definizione del pacchetto sicurezza del governo Prodi.
In conclusione, in Italia siamo a un punto di arrivo cruciale dopo oltre dieci anni di leggi-manifesto e di costruzione politica sistematica del nemico che viene da fuori. Oggi è al governo la destra, con un margine che le consentirà di governare a lungo. La destra che ha fatto del razzismo, della xenofobia e dell”antiziganismo il nucleo del proprio progetto politico e l’oggetto della campagna elettorale. Il voto popolare del 2008 ha consegnato il compito di persecutori dei migranti, e con particolare crudeltà verso gli “ultimi” di loro, siano Rom e Sinti, o i migranti provenienti  dalle zone più povere e in guerra dell’Africa, a chi si era posto come paladino della difesa della sicurezza e del primato dei cittadini italiani, contro la minaccia del “clandestino”. Questa recrudescenza  delle politiche repressive è in continuità con le azioni e le non-azioni del governo di centro sinistra. Un punto di arrivo dopo anni di politica di etnicizzazione dei reati, di criminalizzazione generalizzata dai migranti, con un  lavoro sistematico di natura trasversale ai principali schieramenti politici di destra e centro sinistra, come dimostrano anche negli ultimi tempi il fiorire di iniziative di “ronde democratiche”, in competizione con le “ronde padane”. Lavoro sistematico che ha goduto e gode ogni giorno di più di un alleato efficacissimo: i media e il loro effetto amplificazione.      

UN’INDISPENSABILE AUTOCRITICA
La destra sta governando  in coerenza con la propria ideologia, i propri impegni, nel segno della repressione feroce e determinata nei confronti degli ultimi. La sua priorità è quella di punire i poveri, ottimo strumento di distrazione, in mancanza della benché minima prospettiva di soluzione dei problemi quotidiani delle fasce più vulnerabili della popolazione. Una riflessione ampia della sinistra sulle proprie responsabilità nella costruzione di questa realtà attuale, è un imperativo irrimandabile. Le misure repressive non faranno da deterrente. Non esistono deterrenti all’istinto, alla voglia, alla necessità, alla scelta di vivere. Le crociate europee e italiana per ripulire il giardino del benessere da migranti, rom e poveri, mietono tante vittime, creano tanta umiliazione e sofferenza e comunque falliranno. I migranti, i rom, i poveri continueranno a cercare di sfondare le mura e riprendersi quello che è stato a loro sottratto. Occorre che qualcuno partecipi da dentro queste mura.

* già parlamentare di Rifondazione comunista


 

 

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