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articolo della rivista numero 154


Il leghismo veneto


di Elisa Favé *

I  principi fascisti di “ordine e disciplina” e l’obiettivo del controllo sociale ispirano  i sindaci-sceriffo di Verona e Treviso

Nel maggio 2007, in piena campagna elettorale per le amministrative, il vicesindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini, espresse la sua stima al candidato-sindaco di Verona Flavio Tosi con queste parole: “È ora che anche a Verona venga fatta la pulizia etnica necessaria. Tosi è l’uomo giusto per questo compito”.

IL VANGELO SECONDO GENTILINI
Tosi, del resto, era già stato condannato nel 2004 per discriminazione razziale (v. Verona. Il razzismo al potere): una medaglia al valore che gli valse, prima, l’assessorato regionale alla Sanità e poi, appunto, la candidatura a sindaco di Verona ove, superando di gran lunga il “maestro” Gentilini, ottenne oltre il 60% dei voti.
Gentilini, per non essere da meno, si è guadagnato di recente un rinvio a giudizio della Procura di Venezia per incitamento all’odio razziale con le dichiarazioni fatte al raduno leghista del 14-9-2008: “Io voglio la rivoluzione contro gli extracomunitari clandestini!”; “voglio la pulizia dalle strade di tutte queste etnie che distruggono il nostro paese!”; “voglio la rivoluzione nei confronti dei nomadi, degli zingari!”; “voglio eliminare tutti i bambini degli zingari che vanno a rubare dagli anziani!”; “voglio la rivoluzione contro coloro che vogliono aprire le moschee e i centri islamici!”; “no! vadano a pregare nei deserti!”; “basta islamici! che tornino ai loro paesi!”; “voglio la rivoluzione contro quelli che vogliono dare i sussidi agli anziani degli extracomunitari (…) sono denari nostri e io me li tengo, perché questo è il vangelo secondo Gentilini: prima a noi e se avanza qualcosa agli altri, ma non ne avanzerà niente”; “voglio la rivoluzione contro i phone center i cui avventori si mettono a mangiare in piena notte e poi pisciano contro i muri: che vadano a pisciare nelle loro moschee!”;“voglio la rivoluzione contro quelli che vogliono dare il voto agli immigrati! non voglio vedere neri, gialli, marroni, grigi, insegnare ai nostri giovani! Cosa insegnano? La civiltà del deserto? La civiltà di coloro che scappano dietro ai leoni o quelli che corrono dietro alle gazzelle per mangiarle?”
Intervistato dalla rete locale subito dopo il comizio, Gentilini spiegò di aver appreso sotto il fascismo “i valori dell’ordine e della disciplina” che cerca ora di diffondere e affermò che chi entra a Treviso deve trovare scritto idealmente “Lasciate ogni speranza o voi che entrate”, riferito agli “extracomunitari” che pretendono di occupare il territorio “vendendo paccottiglia” o “fiori” o “lavando vetri”: Treviso è dei trevigiani.
In questo apparentemente delirante discorso pubblico vengono, in verità, esposti ordinatamente i campi d’azione principali nei quali i due sindaci-sceriffi si sono impegnati, come si vede esaminando le azioni e i provvedimenti amministrativi adottati sinora da Tosi.

GLI “ZINGARI”
In campagna elettorale Tosi ha scelto come primo cavallo di battaglia proprio il tema “zingari” che gli era costato la condanna per discriminazione razziale: “Verona è una città insicura (…) A Boscomantico vivono 130 romeni, una fucina di criminalità. Ci sono stati nomadi che hanno venduto i loro figli ai pedofili mentre il campo è ricettacolo di oggetti rubati e luogo di spaccio (…) Gli zingari non hanno regole o se le hanno sono diverse dalle nostre. Il campo di Boscomantico va chiuso” (“L’Arena”, 3-6-2007). Il “campo” di Boscomantico era, in verità, un insediamento provvisorio già destinato dalla giunta precedente a progressivo smantellamento mediante l’inserimento delle famiglie in unità abitative: l’averne presentato la chiusura come provvedimento preso per la sicurezza dei veronesi, anziché come risultato di una politica d’integrazione, valse però al candidato leghista una valanga di voti. Il “campo” fu effettivamente chiuso e il 25 aprile 2008 Tosi dichiarò a “La Padania”: “Guardi, in città abbiamo 260.000 abitanti di cui 30.000 stranieri. Di questi 7.000 sono rumeni. Brave persone, ottimi lavoratori. Che non hanno nulla a che fare con i nomadi. Questi sì pericolosi. Perfino gli stessi rumeni di Verona non vogliono essere confusi con loro. Sono l’immagine negativa del loro paese. Sa una cosa? La comunità rumena con in testa il console mi hanno detto bravo quando ho fatto chiudere e allontanare il campo nomadi della città. Il fenomeno dei rom va affrontato seriamente. Non è possibile che appena la Romania è entrata in Europa da loro sono diminuiti i reati e da noi sono quasi raddoppiati. Qui i rom entrano ed escono quando vogliono, ma quando se ne vanno, si portano dietro una sfilza di reati infinita. E non puoi farci nulla. Ecco che cosa ti fa rabbia”.
 
PRIMA A NOI…
Il documento programmatico approvato all’unanimità dalla giunta comunale di Verona con delibera n. 79/07 recita: “La nostra filosofia politica è naturalmente quella di privilegiare i cittadini italiani residenti a Verona”. E ancora: “L’istituzione familiare rappresenta il pilastro su cui si fondano le comunità locali (…). Alcune azioni fondamentali: istituzione di un contributo economico per i nuovi nati, cittadini italiani e con adeguati presupposti di residenza sul territorio del Comune di Verona da parte dei genitori”. Neppure bambini e portatori di handicap sono eguali: “I servizi sociali assorbono una parte importante del bilancio comunale (…) intendiamo privilegiare nei nostri interventi le seguenti categorie: donne sole con figli a carico, anziani in difficoltà, portatori di handicap e bambini, tutelando in primis i cittadini italiani residenti a Verona”.
La prima traduzione pratica del principio “prima a noi e se avanza qualcosa agli altri” si è avuta con la modifica del regolamento per l’assegnazione della case popolari prevedendo punteggi aggiuntivi per i “cittadini” residenti da un certo numero di anni nel territorio e inserendo quindi una disposizione tecnicamente discriminatoria ai sensi degli artt. 43 e 44 del Tu immigrazione e del diritto comunitario (1).
Quanto, invece, alla precedenza degli italiani rispetto agli stranieri nell’accesso all’assistenza sociale, Tosi ha preferito incaricare il suo deputato di fiducia Matteo Bragantini (pure condannato per discriminazione razziale e perciò premiato dalla Lega prima con l’assessorato provinciale “alla cultura veneta” creato ad hoc e poi col suo inserimento in posizione sicura nelle liste per le politiche). A lui si deve una norma della Legge n. 133/08, che subordina l’accesso all’assegno sociale a un periodo di residenza di oltre dieci anni in Italia (2): la limitazione dei diritti dei cittadini stranieri, in questo caso, è partita da Verona e arrivata a Roma attraverso gli uomini di fiducia di Tosi.

LE MOSCHEE
Alla stessa “Festa dei popoli padani” del settembre 2008 in cui Gentilini aveva esposto il suo “vangelo”, Tosi aveva dichiarato che l’eventuale costruzione di una moschea a Verona sarebbe stata subordinata a un referendum tra i cittadini (italiani, si presume). Affermazione di principio che, di nuovo, ha poi affidato al suo fidato gruppo di deputati veronesi, i quali hanno prontamente annunciato un disegno di legge che prevederebbe, tra l’altro, la condizione di reciprocità: ad ogni moschea in territorio italiano, dovrebbe corrispondere la costruzione di una chiesa (cattolica) in un paese a maggioranza musulmana (3).
Battuto sul tempo dal leghista Montagnoli, sindaco di Oppeano, che era arrivato addirittura ad acquistare con denaro pubblico un edificio adibito da un’associazione culturale islamica anche a luogo di preghiera, pur di impedirne l’uso in periodo di Ramadam, Tosi ha recuperato terreno notificando una ordinanza di sgombero al Consiglio Islamico di Verona, in pieno Ramadam. Il provvedimento, peraltro, è stato sospeso dal Tar Veneto in accoglimento dell’istanza cautelare proposta dal Consiglio: “sentenza scandalosa”, sentenziò il sindaco e la battaglia (che, lui precisa quasi quotidianamente, non è di religione ma solo “per il pieno rispetto della legalità da parte di tutti”) continua, avendo il comune notificato di recente una seconda ordinanza di sgombero.
Tosi, del resto, quando fu assessore regionale, ottenne il patrocinio della Regione ai convegni dei tradizionalisti cattolici veronesi, in cui si sostiene che il periodo delle crociate fu di massimo splendore per la cristianità; né è mai mancato coi sui fidi Bricolo, Bragantini e Corsi alla “messa riparatrice” celebrata ogni 25 Aprile.

AZIONI ANTIMMIGRATI
I “phone center” sembrano essere divenuti uno dei maggiori problemi di ordine pubblico, tale da meritare non solo un apposito capitolo nel documento programmatico del Comune (4) ma addirittura una legge regionale che ne subordina l’insediamento alla previa individuazione, da parte del Comune, di aree appositamente destinate (5) e aggiunge requisiti, anche logistici, non richiesti per l’apertura di esercizi destinati ad attività differenti. Da ultimo, il Comune ha approvato un’ordinanza (n.19/09) secondo cui limitazioni agli orari di apertura possono essere adottate dal sindaco “anche nei confronti di singoli esercizi, in via permanente o per situazioni contingenti, per motivate ragioni di ordine pubblico, di pubblica sicurezza o di interesse pubblico, anche in relazione al disturbo provocato dalla presenza esterna degli avventori”: una possibilità che il sindaco, però, non si è attribuita nel caso in cui il disturbo derivi, per esempio, da avventori dei bar di Piazza Erbe che stazionano, a centinaia, sotto le abitazioni, sino alle due del mattino, sorseggiando lo “spritz”, forse perché le voci “venete” disturbano meno di quelle “straniere”.
Nei primi “cento giorni” della giunta Tosi è stato anche avviato l’iter per abolire la Consulta per l’immigrazione, recentemente istituita a Verona, anche sulla base della motivazione secondo cui, trattandosi di un organismo composto esclusivamente da cittadini stranieri, non sarebbe stata uno strumento di integrazione ma di divisione (DG n. 15/08). Poiché, però, ciò gli valse accuse di razzismo, il sindaco optò, astutamente, per “congelarla” e, cioè, costringerla alla totale inattività rifiutandosi sistematicamente di riceverne i rappresentanti: i tanti cittadini stranieri che, per una volta, avevano avuto il coraggio di investire tempo ed energie in un progetto di partecipazione attiva alle politiche locali si trovano ora tra le mani uno strumento del tutto inutile perché privato dell’unica funzione affidatagli, quella, appunto, della consultazione.

ORDINE E DISCIPLINA
Tra i primissimi interventi eseguiti in prima persona il neoeletto sindaco, sempre con fotografi e giornalisti al seguito, si è preoccupato di sgomberare un edificio da tempo in disuso che l’unico centro sociale esistente a Verona, La Chimica, aveva trasformato in uno spazio per iniziative culturali e conviviali. La “liberazione” dell’edificio occupato da La Chimica, infatti, era stato un “cavallo di battaglia” della sua campagna elettorale, unitamente allo sgombero del “campo” di Boscomantico.
È seguita, quindi, la guerra ai venditori ambulanti stranieri, consistita nel tappezzare il centro storico di cartelli in più lingue che annunciavano multe salate e sanzioni anche penali ai contravventori, compresi gli acquirenti, e nella concentrazione dell’attività della polizia municipale in tale settore, sino a ottenere, in effetti, la “pulizia” del centro storico da tali presenze.
L’azione di riordino della città è proseguita con l’emissione di più ordinanze, tutte dirette a contrastare le diverse forme di “devianza”: l’accattonaggio, il consumo di alcol, l’esercizio della prostituzione su strada e in condominio e persino il consumo di cibi all’aperto.
I senza fissa dimora hanno costituito sin dall’inizio il primo vero cruccio per l’attuale amministrazione che, tra i primi provvedimenti adottati, ha cambiato l’indirizzo di residenza loro attribuito da “Via dell’Ospitalità” a “Via Senza Indirizzo n. 0” (“L’Arena”, 20-9-2007), perché nessuno si possa sbagliare sulla loro condizione di vita. Nell’ordinanza “antiaccattonaggio” n. 80/2008 si utilizzano espressioni che manifestano un vero e proprio senso di “fastidio” verso coloro che “richiedono denaro utilizzando lo strumento dell’accattonaggio anche in forma petulante e molesta, a volte accompagnandosi con infanti o avvalendosi di minori oppure atteggiandosi in modo ripugnante o vessatorio, ovvero esibendo o simulando malformazioni o menomazioni e analoghi mezzi fraudolenti per destare l’altrui pietà”, tant’è che il divieto di “esercitare” l’accattonaggio è limitato al centro storico e a luoghi di aggregazione quali chiese, ospedali, stazioni ferroviarie: “l’accattone”, in sostanza, vada dove non “dà fastidio alla vista”. Recentemente il sindaco ha presieduto un tavolo per la sicurezza coinvolgendo prefettura, questura e polizia municipale e pretendendo di dettare quale priorità, nel controllo del territorio, lo sgombero dei parchi e delle vie cittadine dai “barboni”, colpevoli di lasciare escrementi e cartacce nei luoghi dove, colpevolmente, dormono invece di servirsi dei dormitori pubblici. Ancora, al fine di “proteggere” i residenti dalla presenza di persone che, in quanto indigenti, sono evidentemente potenzialmente dedite ai furti, ha disposto la presenza della polizia municipale nei pressi della mensa cittadina per i poveri. Da ultimo, ha diffidato la Ronda della Carità dal proseguire la distribuzione di cibo e coperte ai senza tetto nel centro storico, essendovi spazi a ciò deputati in zone meno visibili agli occhi del turista. Panchine e tavoli nelle pubbliche vie, poi, sono state “protette” dai malintenzionati che intendessero schiacciarvi un pisolino mediante l’installazione di “maniglioni” in ferro, proprio nel mezzo, in modo da impedire a chiunque di potersi distendere.
L’ordinanza “antiprostituzione su strada”, la n. 3/2009, vieta, tra l’altro, di “assumere atteggiamenti, modalità comportamentali ovvero indossare abbigliamenti che manifestino inequivocabilmente l’intenzione di adescare (!) o di esercitare l’attività di meretricio, occupando gli spazi pubblici, in particolare marciapiedi, non consentendone la fruizione e l’accesso”.
Con le ordinanze “antialcol” (nn. 69/07, 109/07 e 77/08), invece, vengono individuate determinate vie del centro, “casualmente” tutte densamente abitate da cittadini stranieri (il quartiere di Veronetta, in particolare) ove si vieta il consumo di bevande alcoliche dalle ore 00.00 alle 24.00: un coprifuoco 24 ore su 24 che, però, non colpisce il centro storico frequentato dai ragazzi della Verona-bene e dove, invece, si sono registrati, negli anni, i “pestaggi”, agevolati anche dall’uso di alcol, che periodicamente la città si trova tristemente a dover commentare.
Verona, poi, punisce (ord. n. 65/07 e 94/08) chi consumi cibo nelle “aree antistanti tutte le chiese cittadine” e all’ingresso dei principali monumenti della città, così come chi passeggi o sosti per le vie cittadine “a torso nudo” oppure “in maniera non decorosa (!)”.
È di questi giorni, infine, l’annuncio del regolamento antirumore che limiterebbe la possibilità di suonare strumenti musicali per le vie della città nella fascia oraria dalle 8.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 19.00; regolamentata anche l’attività di giardinaggio: i tagliaerba si potranno usare nei giorni feriali dalle 8.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00 e nei giorni festivi dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 16.00 alle 19.00 (“L’Arena”, 17-5-2009).

CONTROLLO DEL TERRITORIO E CONTROLLO SOCIALE
Verona è stata tra le prime città a usufruire della presenza di pattuglie di militari nelle strade, secondo il piano Maroni-La Russa dell’estate scorsa; Veronetta, il quartiere con una maggiore presenza di cittadini stranieri, ha, naturalmente, la “sua” camionetta e due militari accompagnati da un carabiniere ne percorrono annoiati le vie, contribuendo, però, a creare quella sensazione di controllo del territorio su cui il primo cittadino ha costruito il suo percorso politico. Oltre che agli uomini in mimetica, poi, il controllo del territorio, con la deliberazione di Giunta n. 131/08 (6), è stato affidato anche ad “assistenti civici” (denominazione che dovrebbe eliminare completamente il dubbio che possa trattarsi di “ronde padane”) che avrebbero il compito di “osservare” e “segnalare” alla polizia municipale o alle forze dell’ordine tutto ciò che “non va”. Infine, i veronesi posso stare tranquilli anche sugli autobus, presidiati da guardie giurate nelle ore serali e nei giorni festivi.
Flavio Tosi si sta adoperando, da quando è stato eletto sindaco, per mostrare un’immagine “istituzionale” di se stesso e della sua giunta. I provvedimenti sino ad oggi adottati, però, parlano chiaro e vanno nella direzione della costruzione di una città improntata a quegli stessi principi di “ordine e disciplina” che Giancarlo Gentilini, essendosi costruito un personaggio “folcloristico” cui pochi danno peso, può enunciare apertamente. Una tendenza che, grazie alla presenza in parlamento di “uomini fidati” dei due “sceriffi” e alla presenza al governo di uomini del tutto simili, si travasa continuamente dal livello locale a quello centrale e viceversa.
Il tutto, con un consenso popolare, soprattutto quanto a Tosi, che non ha precedenti o, meglio, che precedenti, inquietanti, ne ha.

NOTE
(1) Le delibere n. 4 e 27/07 dell’Agec, società partecipata dal Comune, sono attualmente all’esame della Commisione.
europea a seguito di un’interrogazione dell’europarlamentare Donata Gottardi.
 (2) Anche tale norma è oggi all’esame della Commisione europea, ancora una volta grazie all’interrogazione proposta sul punto dall’on. Gottardi.
 (3) Da ”L’Arena”, 16-9-2008: Matteo Bragantini, deputato e segretario provinciale della Lega parla di “edifici utilizzati in maniera impropria”. E fa addirittura uno sconcertante parallelo fra musulmani e adepti di Satana: “Dicono di seguire il Corano e non le ordinanze dei sindaci e ciò è molto preoccupante. Se venissero dei satanisti permetteremmo il sacrificio di bambini se ciò fosse prescritto dai loro riti?”. Montagnoli ha poi annunciato che i parlamentari della Lega “sono al lavoro” per approntare un disegno di legge sull’apertura dei luoghi islamici che, hanno anticipato Bragantini e Montagnoli, prevede un “albo” degli imam, proibisce la presenza di muezzin e l’uso di amplificatori esterni e soprattutto sancisce il principio di reciprocità: per una moschea aperta in Italia, una chiesa cattolica dovrà essere costruita in un paese a maggioranza islamica.
(4) “Ciò che a noi interessa è un concetto già espresso in un editoriale del ‘Corriere della Sera’ da Magdi Allam. Scrive Allam: ‘I modelli di convivenza sociale in Europa sono falliti non perché non si sia permesso ai musulmani di affermare la propria identità, ma perché non è stato richiesto loro di rispettare le regole …’. È questo l'obiettivo che intendiamo raggiungere, anche attraverso il costante controllo di quei centri di aggregazione - come laboratori di kebab e phone center - che possono essere considerati a rischio e che creano quell'alone di negatività nell'opinione pubblica che poi reca danno, in primis, proprio a quegli extracomunitari regolari che invece hanno accettato un'integrazione totale (e quindi anche la consapevolezza che ci sono dei doveri) sul territorio italiano e veronese in particolare” (dal Documento programmatico del Comune di Verona).
5) L’art. 8 L.R. veneto n. 32/07, peraltro, è stato recentemente dichiarata incostituzionale con la sentenza n. 25/2009 della Corte costituzionale.
(6) È significativo il riferimento, in premessa, alla tradizione e ai sondaggi: “Premesso che la qualità della vita nelle città dipende in gran parte dal rispetto di semplici regole di convivenza civile e che in tal senso è importante adoperarsi per una costante opera preventiva ed educativa di richiamo al rispetto delle norme nonché delle tradizioni, è stato rilevato da alcune indagini del Censis come il bisogno di sicurezza sia avvertito e segnalato dai cittadini come una priorità”.

* del Centro studi immigrazioni (Cestim) di Verona.

 


 

 

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