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articolo della rivista numero 154


Verona. Il razzismo al potere


di Elisa Favé *

Fra i condannati per razzismo il sindaco leghista  e il capogruppo skinhead  della sua lista

La magistratura veneta è stata chiamata più volte ad applicare cosiddetta Legge Mancino (L. 205/93 e L. 654/75), cioè le norme che puniscono la diffusione di idee fondate sulla superiorità o l’odio razziale, la commissione o l’incitamento a commettere atti discriminatori ovvero di violenza per motivi razziali e che prevedono un’aggravante specifica nel caso in cui la finalità razzista connoti la commissione di altro reato; le norme in discorso vietano anche la costituzione di associazioni finalizzate all’incitamento, alla discriminazione o alla violenza razziale, nonché il divieto di accesso allo stadio per chi sia denunciato o condannato per tali reati.
Ricordiamo di seguito alcuni, significativi, casi avvenuti a Verona, limitandoci a quelli successivi agli anni Novanta (1).

RAZZISMO POLITICO-SPORTIVO
Tra l’ottobre 1994 e il gennaio 1995 vengono arrestate, nel corso di due indagini distinte, sette appartenenti al Fronte veneto skinhead e quarantacinque appartenenti al Fronte nazionale; per entrambe le organizzazioni, la pubblica accusa ipotizza la finalità di incitamento all’odio e alla discriminazione razziale. Mentre il processo relativo al Fronte veneto skinhead si risolverà con l’assoluzione di tutti gli imputati, quello al Fronte nazionale porterà alla condanna in via definitiva, per violazione della Legge Mancino, di Franco Freda, fondatore del Fronte nazionale che nel 2000 verrà disciolto con decreto governativo.
Nell’ottobre 1996 quattro skinhead, tra cui Andrea Miglioranzi, poi condannato in via definitiva, vengono accusati di avere compiuto due pestaggi animati dalla violenza e l’istigazione all’odio razziale e motivati, secondo la pubblica accusa, da una volontà di “controllo del territorio”. Miglioranzi, oggi Fiamma tricolore, è l’attuale capogruppo della Lista Tosi in Consiglio comunale.
Ancora nell’ottobre 1996, durante il derby Hellas-Chievo, dalla curva sud dell’Hellas viene esposto un manichino nero impiccato, gesto per il quale vengono imputati per incitamento all’odio razziale Yari Chiavenato e Alberto Lomastro (2), poi assolti: i testimoni riferiscono di non avere visto nulla. Chiavenato verrà condannato, nel 2008, insieme ad altri esponenti di Forza nuova di Treviso, Padova e Verona, per il pestaggio in diretta televisiva avvenuto il 10 gennaio 2003: ventiquattro skinhead entrano nello studio Telenuovo, ove è ospitato Adel Smith, e aggrediscono quest’ultimo e il suo segretario.

IL RAZZISMO CONTRO GLI “ZINGARI”
Si verifica ancora a Verona l’applicazione più eclatante, per effetto mediatico ma anche per l’importanza del precedente giurisprudenziale, della Legge Mancino, la cui violazione è contestata per la prima volta a esponenti politici e, soprattutto, per attività da questi compiute in tale veste.
Nel settembre 2001 alcuni esponenti della Lega Nord organizzano una raccolta di firme avente quale slogan “Firma anche tu per mandare via gli zingari: no ai campi nomadi”, concetto chiarito ulteriormente da un manifesto riportante la scritta “Per la sicurezza della cittadinanza Via gli zingari da casa nostra Sgombero immediato” e da interviste in cui, nel migliore dei casi, gli “zingari” vengono descritti come un’etnia “non integrabile”, di per sé dedita ad attività criminose (3). Tosi Flavio, Bragantini Matteo, Corsi Enrico, Tosi Barbara, Filippi Maurizio e Coletto Luca, nel 2004, vengono condannati dal Tribunale di Verona (sentenza n. 2203/04) “per avere, agendo in concorso tra loro, mediante la raccolta di firme per ‘mandare via gli zingari’ …rivolta ai cittadini veronesi e finalizzata a ottenere il definitivo allontanamento dal territorio comunale di Verona degli zingari, anche se iscritti all’anagrafe di questa città, per il solo fatto di essere ‘zingari’ e quindi appartenenti a un’etnia diversa e non integrabile nella nostra società, diffuso idee fondate sulla superiorità e l’odio razziale ed etnico” (4).

RAZZISTI IN CARRIERA
Il 13 febbraio 2005 viene organizzato a Verona un raduno leghista in solidarietà ai condannati, con la partecipazione dell’allora ministro della Giustizia Castelli, durante il quale viene esposta una lapide con inciso il nome del dottor Papalia. Parallelamente, inizia l’iter parlamentare di modifica della Legge Mancino e con la legge n. 85/06, la condotta criminosa viene cambiata da “diffusione” a “propaganda” di idee razziste, togliendo rilevanza penale all’espressione del pensiero razzista e richiedendo il requisito aggiuntivo dell’azione di propaganda. Ciononostante la Corte d’Appello di Venezia (sent. 186/07) ritiene, comunque, che la condotta rientri anche nel concetto di “propaganda”, cosicché la modifica normativa, prontamente invocata dalla difesa, non ottiene l’effetto sperato e la condanna viene confermata. La Corte di Cassazione (sent. 28.3.08 n. 13234) cassa la sentenza n. 186/07 della Corte veneziana con rinvio alla medesima Corte in diversa composizione che, nell’ottobre 2008, conferma per la terza volta la responsabilità degli imputati per il reato di propaganda razzista. Tutti gli imputati hanno proposto nuovo ricorso per cassazione e, in tale sede, potrebbe arrivare la prima sentenza di assoluzione…per prescrizione.
Va anche osservato che al momento della condanna, nel 2004, alla pena principale (diminuita in appello a due mesi di reclusione) si era affiancata quella accessoria del “divieto di partecipare, in qualsiasi forma, ad attività di propaganda elettorale per le elezioni politiche o amministrative per un periodo di tre anni”. Ma le successive impugnazioni e, in ogni caso, la sospensione della pena, hanno consentito a tutti gli imputati di proseguire indisturbati la loro carriera politica: dal 2007 Flavio Tosi è Sindaco di Verona, eletto con oltre il 60% dei voti riservati alla sua lista, Matteo Bragantini è deputato, Enrico Corsi è assessore del Comune di Verona.

IL RAZZISMO DIFFERENZIALISTA
La sentenza del Tribunale di Verona riveste, però, una particolare importanza anche al fine di un’analisi “qualitativa” dell’episodica razzista, per avere offerto una definizione di “razzismo” che consente di includere in tale concetto non solo le ormai superate teorie del cosiddetto “razzismo biologico” (e, cioè, l’idea dell’esistenza di razze umane distinte per fattori biologici e genetici che ne determinano i comportamenti), ma anche una più moderna concezione di razzismo “differenzialista” o “culturale”, che attribuisce a determinati “gruppi”, non necessariamente identificati da un’appartenenza “razziale” strettamente intesa, specifiche caratteristiche negative(5). Si tratta di una nozione successivamente utilizzata per contestare la violazione della Legge Mancino anche in casi in cui atti di violenza sono stati diretti contro il “diverso” (rispetto agli appartenenti al gruppo autore delle violenze) senza che tale diversità dovesse tradursi in una differenza di colore della pelle, potendo trattarsi di differenze, appunto, “culturali”, rese manifeste anche solo da un diverso modo di vestirsi o pettinarsi.
Nel giugno 2007, infatti, viene contestato a diciassette giovani il reato di associazione per delinquere finalizzata alle lesioni e alla violazione della Legge Mancino: almeno dal marzo 2006, spiegano gli inquirenti, organizzavano “raid” nel centro città con l’obiettivo di colpire, con calci, pugni e colpi di catena, “chi è diverso”. Il gruppo è accomunato da simpatie per la destra estrema (o,  in alcuni casi, da vera e propria militanza in Forza nuova o nel Fronte veneto skinhead), molti frequentano la curva sud dell’Hellas Verona e durante le perquisizioni a casa degli indagati vengono trovati, oltre a pugnali e coltelli, dei filmati con immagini di pestaggi e scontri tra tifosi. Gli inquirenti sottolineano, però, come la violenza di gruppo non avesse particolari obiettivi di matrice politica, poiché “bastava una scusa qualsiasi per scatenare la loro voglia di muovere le mani” (“L’Arena”, 5-5-2008). Tra i diciassette imputati vi sono anche tali Raffaele Dalle Donne, Nicolò Veneri, Claudio Pellegrini, Andrea Sanson, Andrea Iacona, Gabriele Girardi e Luca Cugola.

OMICIDI E VIOLENZE CONTRO IL DIVERSO
Gli stessi Veneri e Dalle Donne vengono successivamente arrestati con l’accusa di avere aggredito insieme ad altri tre ragazzi, la notte dell’1 maggio 2008, un gruppo di giovani amici, tra cui Nicola Tommasoli, che, già a terra, viene colpito con un calcio alla testa che ne provoca il decesso dopo alcune ore. Il pestaggio sarebbe scattato dopo che Nicola (che portava i capelli raccolti in un codino), apostrofato con un “codino, dame ‘na sigaretta”, aveva osato negarla.
Ritroviamo, poi, Cugola, Girardi, Iacona, Pellegrini e Sanson rinviati  a giudizio (insieme ad altri) con l’accusa di lesioni aggravate dalla premeditazione e dalla violazione della Legge Mancino, per i fatti accaduti il 4 gennaio 2009, in Piazza Viviani: un gruppo di ragazzi, gridando e cantando cori razzisti e frasi sprezzanti sulle donne, s’avvicina a un bar frequentato da altri giovani che si lasciano scappare uno “smettetela” che fa scattare il pestaggio; contro il viso di Francesca Ambrosi viene scagliato un posacenere che la ferisce gravemente a un occhio.
Chiamato a commentare gli episodi da ultimo ricordati, il dottor Papalia osserva: “Certamente rimane l’ispirazione nazi-fascista, ma a prevalere è una forma di razzismo che colpisce chi è diverso da me, chi non è della mia stessa opinione, chi non segue la mia religione, chi non si veste come me e non possiede i miei principi o quelli della mia famiglia, gli unici giusti e gli unici da seguire. L’obiettivo è quello di allontanare tutti coloro che hanno opinioni diverse dalle mie” (6).

IL COMUNE SOLIDALE CON I RAZZISTI
Pare legittimo dubitare, allora, che le recenti aggressioni di Porta Leoni e di Piazza Viviani possano essere correttamente definite “casi isolati”, come più volte ha ripetuto il sindaco Flavio Tosi (7). Pare anche legittimo dubitare quantomeno dell’opportunità, se non della legalità, delle puntuali iniziative di solidarietà, da parte dell’attuale amministrazione comunale, alla tifoseria dell’Hellas Verona, ogni volta che sia colpita da provvedimenti conseguenti proprio a manifestazioni razziste durante le partite (8).
Allontanare lo spettro del razzismo, riconducendo all’operato di pochi e isolati “cretini” ripetuti fatti di violenza, aggravati dalla violazione di principi fondamentali per la stessa democrazia, quali quelli affermati dalla Legge Mancino, non aiuta certamente a ricercare le ragioni di lutti indicibili, come quello che ha colpito la famiglia Tommasoli, affinché non si debbano ripetere mai più.

NOTE
(1) Gli omicidi di Ludwig che si sono susseguiti dal 1977 al 1984 a Verona e hanno lasciato come vittime, nell’ordine, un nomade, un omosessuale, un tossicodipendente, una prostituta, un senza tetto, due religiosi, un sacerdote e ragazzi colpevoli di frequentare una discoteca, vennero così rivendicati: “La nostra fede è nazismo. La nostra giustizia è morte. La nostra democrazia è sterminio”.
(2) A seguito di indagini concluse nel 1987, Alberto Lomastro, insieme ad altre 11 persone, tutte appartenenti alle Brigate gialloblu (e nelle cui abitazioni gli inquirenti trovano in più casi anche simboli nazisti), viene condannato nel 1991 per associazione per delinquere finalizzata alle lesioni; dopo la conferma della condanna in appello i reati cadranno in prescrizione o verranno condonati.
(3) La campagna leghista ha di mira una comunità di cittadini Sinti, insediatasi presso Piazzale Azzurri d’Italia, di lì sgomberata nel giugno di quello stesso anno ma temporaneamente “ospitata” presso un parcheggio pubblico. Gli imputati sostengono che la loro condotta aveva quale unica finalità quella del “ripristino della legalità”: posto che, nel Comune di Verona, già esisteva un “campo nomadi” e la normativa locale (modificata proprio grazie a una mozione leghista) avrebbe impedito di istituirne un secondo, essi, in qualità di attivisti politici, avrebbero solo inteso impedirne la costituzione, di fatto, di un secondo.
(4) Si tralascia il secondo capo della sentenza, non confermata nei successivi gradi di giudizio, con cui gli imputati erano stati condannati anche per incitamento a commettere atti discriminatori rivolto a pubblici amministratori.
(5) Dall’esame della consulente M. Filippa, sociologa, che analizza i contenuti del documento “Padania, identità e società multirazziali” presente sul sito del partito: “…a pagina 14 del documento si evidenzia…un passaggio fondamentale ovvero l’affermazione per cui ‘la Lega Nord si caratterizza per una visione differenzialista del mondo’ e che pertanto i suoi sostenitori non possono essere definiti razzisti ma dei ‘patrioti che hanno una reazione difensiva di fronte a un fenomeno che minaccia l’identità della comunità alla quale appartengono. In un certo senso sono assimilabili a dei partigiani che resistono contro l’occupazione di forze armate straniere’. In realtà, conclude la consulente, proprio attraverso tali definizioni, riscontriamo ciò che più studiosi identificano in forme di razzismo differenzialista”. (sent. Trib. Verona 24.2.04 n. 22034).
(6) In Verona, aprile 2009, intervista di G. Beltrame.
(7) Con riferimento al delitto Tommasoli, alla domanda “Alla luce di quanto ricostruito dagli inquirenti, e cioè il fatto che gli aggressori fossero simpatizzanti dell’estrema destra, cambia il giudizio del sindaco sull’episodio?”, Tosi risponde “Confermo che si è trattato di un fatto isolato, per le modalità con cui è avvenuto e cioè perché sarebbe stata negata una sigaretta”(“L’Arena”, 5 maggio 2008).
(8) A inizio gennaio 2008 la Lega calcio sanziona i tifosi dell’Hellas Verona, disponendo la partita a porte chiuse in occasione dell’incontro con il Sassuolo, per avere rivolto cori e insulti a razzisti a due giocatori del Sesto San Giovanni la domenica precedente; la sanzione arriva dopo ben quattro sanzioni più lievi comminate nello stesso campionato, sempre a causa di cori e insulti razzisti inscenati dalla tifoseria giallo-blu; il sindaco Tosi e l’assessore allo sport Sboarina sfidano il giudice sportivo allestendo a spese del Comune un maxischermo in Piazza Bra e concedendo alla tifoseria le scalinate del palazzo del Comune come “tribune” (“L’Arena”, 16, 17, 21-1- 2008). Ad aprile, a seguito di un ulteriore provvedimento sanzionatorio, il tentativo di concedere di nuovo la piazza ai tifosi viene fermato dalla Lega calcio; il sindaco e l’assessore Sboarina chiamano all’ordine i deputati di scuderia, Giorgetti, Montagnoli, Bragantini e Negro, affinché “a Roma” difendano l’Hellas contro quello che è ritenuto un atteggiamento discriminatorio della Lega calcio nei confronti dell’intera città di Verona, ingiustamente tacciata di razzismo (“L’Arena”, 25-4-2008).

* del Centro studi immigrazioni (Cestim) di Verona.

 


 

 

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