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scheda della rivista numero 154
VIVICASORETTO
Dacci oggi il nostro razzismo quotidiano
Un amico mi riferisce un recente episodio che vale la pena riportare come me l’ha raccontato, lasciando i commenti ai lettori.
L’amico (chiamiamolo “Z.”) abita al Casoretto, un quartiere del nord-est urbano di Milano. Un tempo c’era il Leoncavallo; negli anni Settanta era la base della “banda Bellini”. Oggi è un quartiere piuttosto tranquillo, abitato soprattutto da anziani, che si anima un po’ solo il giovedì mattina, per il mercato.
NASCITA E SCOPI DI UN COMITATO
Qualche mese fa Z. nota dei manifestini affissi qua e là. Pubblicizzano la nascita di un comitato di cittadini denominato "ViviCasoretto", con un paio di frasi: “qualità della vita nel quartiere” e “lotta al degrado”.
Per farla breve: Z. chiama il cellulare indicato e manda una email all’indirizzo del comitato chiedendo informazioni. Al telefono gli risponde un tale che, con orgoglio, riferisce: “Abbiamo fatto un gazebo per il problema della macelleria islamica di via Casoretto e qualche giorno dopo la polizia municipale ha fatto un ‘blitz’”. A Z. girano le scatole: riattacca. Poi dimentica la faccenda. Dopo qualche settimana riceve una email che lo avvisa di una riunione del comitato; Z. memorizza l’email, che mi riferisce alla lettera: “Buongiorno. Come coordinatrice dei comitati cittadini per conto dell’assessore volevo comunicare che il giorno venerdì 3 aprile 2009 alle ore 20.30 il comitato in oggetto [“Vivicasoretto”, N.d.R.] ha organizzato una riunione per fare il punto della situazione. Se vuole partecipare la riunione si terrà presso il Centro identitario in via Bassano del Grappa 32. Firmato: Tal dei Tali - segreteria particolare assessore Davide Boni - territorio e urbanistica - regione Lombardia; telefono ……”.
Z. visita il sito dell’assessore: un inno alla “devolution/revolution”, all’ordine, agli sgomberi.
Z. è sempre più incuriosito e va alla riunione.
NEL CENTRO IDENTITARIO
Il Centro identitario è un locale dimesso. Appena entrato Z. è colpito da un’immagine lugubre: sulla parete opposta all’ingresso campeggia un’ascia bipenne. Z. non sa se gli ricorda di più il simbolo dell’organizzazione neofascista Ordine nuovo o l’arredamento pseudo-medievale dei negozi di Grazzano Visconti. Su un’altra parete sono riportati slogan e immagini riguardanti il sacro fiume Po.
Finalmente si entra in una stanzetta. Il “comitato” è sparuto: c’è il presidente, la segretaria dell’assessore, un anziano signore (sembra simpatico e un po’ svitato: abita in un’altra zona e, a suo dire, passa ore e ore del giorno e della notte a “monitorare” i movimenti sospetti individuabili sotto il suo balcone), un ragazzetto nervosissimo e altre due o tre persone. Nelle chiacchiere di presentazione tutti fanno riferimento alla Lega nord e all’assessore citato, a parte uno che viene presentato un po’ ruvidamente: “Lui è quello di Forza Italia”. La discussione non è molto interessante: Z. non capisce gli astiosi riferimenti ad altri leghisti nominati come fossero traditori o avversari, né il livore contro il prete della chiesa di Casoretto.
I piani di lavoro sono ridotti all’osso: qualche altra iniziativa contro la macelleria islamica, la presa di contatti con l’associazione dei commercianti e, magari, una petizione per spostare da via Ampere il mercato del giovedì. Z. prova a chiedere spiegazioni, ma nessuno se lo fila: son tutti presi a vantare (millantando?) ottimi contatti con appartenenti a una mezza dozzina di corpi di polizia; il più sfortunato conosce solo qualcuno nei vigili del fuoco. Ridono tutti: “Potrà servire per rallentare l’intervento se la macelleria dei musulmani va in fiamme” dice qualcuno con tono divertito.
“COME SI DIVENTA NAZISTI”
Z. è sulle spine. Così, sfoglia una rivistina che vede buttata su un tavolo: “Idee per l’Europa dei popoli”. Non c’è molto da leggere. Il trimestrale è “espressione dell’Associazione federalista per l’Europa dei popoli, presieduta da Mario Borghezio. L’onorevole firma il secondo editoriale intitolato Dal Kosovo alla Padania per la causa dei popoli. Z. fa gli scongiuri ma legge, tra l’altro: “La difesa della nostra cultura identitaria è (…) indissolubilmente legata alla difesa della nostra identità biologica ed etnica. (…) è assolutamente necessaria una lucida consapevolezza del rischio mortale che rappresentano, per il futuro della nostra civiltà, l’africanizzazione e l’islamizzazione dell’Europa”.
Lo sguardo corre alla (s)consolante conclusione dell’articoletto borgheziano: “La minaccia di sparizione può produrre proprio quella salutare reazione identitaria che noi preconizziamo…”.
Quando torna a casa il cittadino Z. stenta a prender sonno. Pensa alla combriccola riunita al Centro identitario e si chiede: “Ma son queste le ronde di cui tanto si parla?”, e quasi gli scappa da ridere. Il riso si smorza immediatamente per un’associazione di idee tra la riunione a cui ha appena assistito e una pagina dell’istruttivo volume di W. S. Allen Come si diventa nazisti. Storia di una piccola città 1930-1935, letto qualche settimana prima.
p.b.