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articolo della rivista numero 154


La deriva xenofoba


di Camilla Bencini *

Analisi ed esempi del dilagante razzismo, con particolare riguardo all’area romana

Secondo i dati forniti dal più recente rapporto sul razzismo e la discriminazione promosso dall’Agenzia per i diritti umani della Commissione europea, (Eu MIDIS cfr), l’Italia è uno dei paesi dell’Unione che non fornisce dati aggiornati attendibili e omogenei per il monitoraggio dei casi di razzismo e discriminazione. La cosa non è banale, perché una difficoltà persistente che si frappone alla crescita dell’impegno delle istituzioni e dei singoli nel contrasto del razzismo e delle discriminazioni è rappresentata proprio dalla mancanza di dati e informazioni descrittive raccolte in modo sistematico e che riguardino tutto il territorio nazionale. Questa carenza fa sì che, ad ogni caso di razzismo o discriminazione etnico-razziale che riesce a far notizia, rispunta la domanda se gli italiani sono razzisti o meno (nella formulazione peggiore, ci si chiede se esiste il razzismo in Italia o no). Dato che è sbagliato chiedersi se gli italiani sono o non sono razzisti, in primo luogo perché si attribuisce a una collettività una condizione generalizzata e permanente, in secondo luogo perché in caso di risposta positiva, l’ampiezza del compito impedisce di cercare e mettere in pratica soluzioni specifiche, occorre focalizzarsi sui comportamenti dei singoli e delle istituzioni. Valutare un comportamento risulta più agevole e consente di circoscrivere il problema e questo a sua volta permette di individuare delle misure di contrasto del fenomeno.
Parlare dei fatti di razzismo e discriminazione che avvengono oggi in Italia contribuisce a costituire una memoria comune e serve a evitare che fatti così gravi e lesivi dei diritti e dignità delle vittime possano essere velocemente dimenticati e messi da parte.

TRE METODI PER STUDIARE IL RAZZISMO
I metodi più spesso utilizzati per studiare e “valutare” la forza del razzismo sono tre.
Il primo consiste proprio nel creare “luoghi” o sportelli dedicati alle denunce dei casi di razzismo, riferite da chi ritiene di esserne stato vittima o testimone. Perché abbiano successo, è necessario che questi sportelli forniscano anche un sostegno alle vittime, prendendo in carico il caso e fornendo eventualmente una consulenza legale.
Il secondo metodo di studio degli atti di razzismo è rappresentato da una rilevazione generale delle opinioni di persone appartenenti a categorie colpite dal razzismo, riguardo alle loro esperienze personali (victim survey). Sono le vittime a parlare direttamente, senza filtri, e a descrivere situazioni vissute, anche nel passato.
Il terzo metodo, infine, cerca di documentare l’atto di discriminazione razzista nel preciso momento in cui avviene, ad esempio al momento dell’assunzione di lavoratori o dell'affitto di una casa (discrimination testing). In questo contesto particolarmente utile è risultato l'uso di test situazionali in cui, ricreando una situazione identica a quella vissuta dalla vittima di discriminazione, si verifica se un'altra persona priva di quelle caratteristiche subisca ugualmente un rifiuto nel momento di chiedere una casa in affitto o di rispondere a un annuncio di lavoro. Questo metodo, applicato raramente in Italia, più spesso in altri paesi europei, ha permesso di dimostrare la presenza di comportamenti discriminatori da parte di agenzie immobiliari, datori di lavoro, pubblici esercizi (1).
In mancanza di queste possibilità, i giornali diventano una fonte importante e significativa per due motivi: prima di tutto, in assenza di altri dati, permettono l’emersione di almeno una parte, seppur piccola, degli episodi di razzismo e discriminazione, episodi che altrimenti non arriverebbero mai alla pubblica opinione o a un pubblico più vasto; inoltre possono avere una funzione positiva nel denunciare i casi e contribuire alla loro risoluzione. Purtroppo ad oggi, dato il ruolo che i mezzi di comunicazione hanno nella rappresentazione dell’immigrazione, è più facile trovare notizie che contribuiscono all’associazione immigrazione/criminalità piuttosto che a denunciare in maniera corretta i casi di razzismo per restituire al tema della convivenza tra immigrati e autoctoni la giusta dimensione (2).

UNA RICERCA DEL COSPE E DEL NAGA
Date queste premesse, è difficile fare un discorso che permetta un’analisi comparativa, anche di tipo temporale, del razzismo e della sua evoluzione nel corso del tempo. Quello che è possibile fare è evidenziare certe “tendenze” che negli ultimi anni, in concomitanza con momenti politici determinati, si sono verificati nel nostro paese.
Una ricerca effettuata dal Cospe e dal Naga alla fine del 2008 ha evidenziato, attraverso un monitoraggio quotidiano di giornali e siti web dal 24 ottobre al 28 novembre, 43 casi di razzismo e discriminazione verificatasi a livello nazionale e locale (3). Tra questi, ben 19 sono gli episodi di aggressione violenta da parte di una o più persone, la cui causa scatenante sembra risiedere nell’appartenenza razziale o nell’origine etnica della vittima, nel colore della pelle o, addirittura, nella lingua con cui si esprime. Il fatto che la maggioranza dei casi raccolti ci parli di una violenza estrema, esplicita, in cui tra l’altro sia le vittime sia gli autori della violenza sono spesso molto giovani, dovrebbe preoccupare una società che sempre più accetta questi episodi quasi come momenti strutturali del fenomeno migratorio. La condanna che spesso (ma non sempre) segue questi episodi si caratterizza per un margine di giustificazione dell’atto razzista e violento, esso stesso presentato come conseguenza di una situazione sociale difficile, di una convivenza forzata ecc.

RAZZISMO SENZA VERGOGNA
Quella che oggigiorno viene comunemente definita “deriva xenofoba” è in effetti caratterizzata da una recrudescenza di atti e comportamenti razzisti rispetto a cui pare che non si nutra nessuna vergogna. Ciò che da un paio di anni colpisce, leggendo i giornali e le notizie che riportano questi episodi sempre più numerosi, è proprio la rivendicazione delle proprie pulsioni razziste, la mancanza di vergogna, appunto, la ricerca, spesso coronata da successo, del consenso intorno a sé.
Del resto abbiamo visto come le massime autorità politiche dei governi in carica contribuiscano a creare questo clima, a legare immigrazione e criminalità. A livello locale questo fenomeno si è dimostrato ancora più pericoloso, attraverso l’applicazione di un razzismo istituzionale, con cui si è teso a creare una vera e propria sperequazione nei diritti tra persone residenti in uno stesso territorio. La promulgazione di circolari che impediscono ai figli di cittadini non italiani di usufruire del cosiddetto bonus bebè, che negano la concessione della residenza, che arrivano fino a proibire a una famiglia sinti composta dai genitori e cinque figli di sostare con la roulotte nel territorio comunale dove risiedono da anni, di mandare i bambini a scuola e di usufruire dei servizi ospedalieri (4) ne sono la prova.
Del resto negli ultimi anni le campagne elettorali, sia a destra sia a sinistra, sono sempre state in questo senso momenti di accelerazione nel processo di criminalizzazione dell’immigrazione. La ricerca di un consenso il più ampio possibile si è avvalsa di tutti i mezzi a disposizione, in particolare cavalcando il tema del degrado e della sicurezza nei territori, utilizzato come vero e proprio strumento di acquisizione di consenso.
Due eventi hanno catalizzato l’attenzione dei media nel 2007 e nel 2008, scatenando una serie di reazioni e una escalation di aggressioni e violenze razziste verso i rom sia da parte di singoli individui, sia da parte dei politici.

RAZZISMO “AUTORIZZATO”
Il 30 ottobre  2007 l’assassinio della signora Reggiani per mano di un rom romeno a Tor di Quinto, nella periferia romana, subito arrestato grazie alla segnalazione di una giovane donna, rom, che ha assistito alla scena, porta con sé numerose aggressioni, vere e proprie rappresaglie in qualche modo giustificate dalla campagna mediatica che si scatena indistintamente contro rom e contro romeni, e quasi avallate dai discorsi pubblici di alcuni politici. Dal canto loro i politici, in particolare l’allora sindaco di Roma Walter Veltroni, mettono in pratica una serie di politiche assolutamente razziste e discriminatorie, che portano allo sgombero forzato dei campi e a controlli indiscriminati.
In seguito all’episodio si è diffuso nel paese un pesante clima di xenofobia e razzismo e, oltre ai rom, anche molti cittadini romeni non rom sono stati oggetto di atti razzisti molto gravi. Alcuni esempi:
- il 3 novembre un gruppo di estrema destra appartenente a Forza nuova ha picchiato tre cittadini romeni con bastoni e coltelli (3 novembre 2007);
- ignoti hanno fatto esplodere una bomba davanti a un negozio di prodotti tipici romeni, disegnando una svastica (6 novembre 2007).
- sempre a Roma, un ragazzo romeno è stato colpito a una spalla con un coltello, senza motivo (27 novembre 2007);
Oltre a questi eventi, molti dei quali di chiara matrice politica, innumerevoli sono quei piccoli episodi che raccontano di attacchi verbali o aggressioni fisiche nei confronti di immigrati romeni e dei loro bambini (7 e 12 novembre 2007) e scritte razziste vengono segnalate in varie città d’Italia. Occorre inoltre ricordare che i casi che è possibile citare, attraverso un’accurata lettura dei giornali, sono naturalmente una minima parte di quelli che accadono nella realtà.
Anche le forze politiche, in seguito a questo episodio, si lasciano andare a dichiarazioni esplicitamente razziste. Alcuni esempi: un membro del consiglio comunale di Treviso appartenente alla Lega Nord durante una seduta, parlando degli immigrati, ha dichiarato: “Sarebbe giusto fargli capire come ci si comporta usando gli stessi metodi dei nazisti. Per ogni trevigiano a cui recano disturbo o danno, si puniscano dieci extracomunitari” (5). Un'altra dichiarazione estremamente grave è quella rilasciata da Gianfranco Fini, che in una intervista ha dichiarato: “C’è chi non accetta di integrarsi, perché non accetta i valori e i principi della società in cui risiede [...] Mi chiedo come sia possibile integrare chi considera pressoché lecito e non immorale il furto, il non lavorare perché devono essere le donne a farlo magari prostituendosi, e non si fa scrupolo di rapire bambini o di generare figli per destinarli all’accattonaggio. Parlare di integrazione per chi ha una ‘cultura’ di questo tipo non ha senso”.
Anche nei mesi precedenti il tema della sicurezza nelle grandi città italiane, associato alla presenza di importanti flussi migratori, era stato più volte ripreso e utilizzato da esponenti di diversi partiti politici e da sindaci. Il 18 maggio 2007 Walter Veltroni e Letizia Moratti, primi cittadini di Roma e di Milano, firmano un “patto sulla sicurezza” con il ministro dell’Interno che contiene, tra le altre, la proposta di trasferire i campi rom lontano dal centro delle città. A settembre un gruppo di persone mascherate e armate di bottiglie incendiarie, pietre e catene aveva tentato, ben prima di Ponticelli, un assalto a un campo rom a Roma, poi sventato dall’intervento tempestivo dei carabinieri. Pochi mesi prima un gruppo di persone aveva cacciato da un campo allestito a Opera un gruppo di rom: tra le 15 persone denunciate per l’atto anche due consiglieri comunali.

IL RAZZISMO NEL DISCORSO PUBBLICO

Nell’anno successivo un altro evento, questa volta meno tragico ma emblematico dal punto di vista del contributo che arreca alla costruzione sociale del pericolo costituito dagli “zingari”, scatena una serie di conseguenze drammatiche: a Ponticelli una ragazza rom viene accusata di aver tentato di rapire una bambina all’interno di una casa. Viene arrestata, ma il paese si scatena contro i rom e i campi della zona vengono assaliti con bombe molotov, tanto da essere evacuati dalla polizia. Anche questa volta, a questa vicenda terribile oggi dimenticata, che ci fa assistere a scene degne di un pogrom, seguono altri episodi di violenza nei confronti di rom e immigrati (in particolare romeni) in altre zone d’Italia: dalle aggressioni a bambini rom a scuola al lancio di bottiglie incendiarie verso campi rom e negozi gestiti da immigrati (6). Alcune importanti associazioni che lavorano per i diritti dei rom in Europa hanno sottolineato come il razzismo e la xenofobia in Italia abbiano raggiunto in quel periodo uno dei picchi più alti (7).

Anche questa volta sono da segnalare il dilagare di affermazioni razziste nel discorso pubblico da parte di ministri ed esponenti di spicco di alcuni partiti, che hanno creato un clima di vera e propria “caccia alle streghe” nei confronti dei rom, cercando in alcuni casi addirittura di “giustificare” gli attacchi. Durante una trasmissione tv Roberto Calderoli ha affermato: “Farò un discorso razzista, ma è evidente che ci sono delle etnie che hanno più propensione a lavorare e altre a delinquere. Non dipende dal Dna ma è una predisposizione” (8). Ancora più gravi le parole di Umberto Bossi, che ha “assolto” gli autori delle violenze in questo modo: “Se lo Stato non fa il suo dovere, lo fa la gente che dopo un po' si rompe le scatole e quindi reagisce” (9).

IL RAZZISMO A ROMA. ALCUNI ESEMPI
Oltre ai fatti di Ponticelli, nel 2008 vi sono stati purtroppo numerosi altri episodi di violenza razzista, che sono poi culminati nella morte, a Milano, di Abdulah Guibre, cittadino italiano originario del Burkina Faso, ucciso dai gestori di un bar per aver rubato un pacco di biscotti. Ci limitiamo a descrivere quelli che hanno suscitato il clamore maggiore, focalizzando la nostra attenzione nell’Italia centrale e nella zona intorno a Roma:
- il 24 maggio, in un quartiere di Roma con un alto numero di residenti stranieri, un gruppo di circa 20 persone mascherate e armate di bastoni distrugge tre negozi gestiti da immigrati indiani e bengalesi e ferisce un cliente, gridando frasi razziste (10);
- una signora italiana dalla pelle nera che, durante una passeggiata nel centro di Roma scherza con la figlia, viene insultata e minacciata;
- un cittadino di origine cinese viene accerchiato e picchiato a sangue davanti al teatro di Tor Bella Monaca da un gruppo di ragazzi italiani, che nel corso dei suoi raid punitivi ha picchiato anche due ivoriani (2 ottobre 2008);
- nel quartiere Prenestino tre fratellini italiani di origine egiziana sono inseguiti e picchiati da un gruppo di coetanei, che inseguendoli gridano “uccidilo 'sto negro” (28 ottobre 2008);
- due operatori ecologici peruviani vengono assaliti e picchiati al grido di “via gli immigrati” mentre lavorano a Villa Borghese (16 novembre 2008);
- viene arrestato un gruppo di ragazzi accusati di essere gli autori di pestaggi e aggressioni a danno di stranieri del quartiere del Trullo (22 novembre 2008).
Anche Civitavecchia è protagonista di numerosi episodi, alcuni di particolare gravità, che segnalano l’odio e l’insofferenza verso gli altri, non per quello che fanno ma per quello che sono, diversi, altri:
- un ambulante senegalese viene aggredito senza motivo da tre persone, due donne e un uomo (5 giugno 2008);
- un venditore di rose originario del Bangladesh viene prima insultato, poi aggredito e derubato da un gruppo di ragazzi (10 novembre 2008);
- un  ispettore di polizia uccide il vicino di casa senegalese (2 febbraio 2009).
Sempre il 2 febbraio, a Nettuno, un clochard indiano viene cosparso di benzina e bruciato vivo da tre giovani, “annoiati” dal sabato sera.
Nel giro di pochi mesi nella sola città di Roma e dintorni il numero di episodi di razzismo e discriminazione denota un livello di allarme altissimo, che non può più essere trascurato né dalle amministrazioni locali e nazionali, né dal contesto sociale.
Il grado di “tolleranza” sempre più alto che la nostra società sembra portare verso questi episodi, spesso codificati come meri episodi di ignoranza, contribuisce ad accrescerne il numero e la diffusione; la mancata condanna pubblica e giudiziaria di tanti di questi eventi porta alla loro riproducibilità.
Quanti casi mai venuti allo scoperto ci sono dietro a quello di Immanuel Bonsu, arrestato e picchiato senza motivo dai vigili urbani di Parma, che ha trovato la forza e il modo di denunciare e mettere sotto processo i suoi aggressori ?

NOTE
(1) Per l’accesso al lavoro, questa metodologia è stata standardizzata dall’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) e la procedura prevede che prima si presenta il candidato che si presume possa essere discriminato e poi l’altro candidato. Questo tipo di indagine è stata realizzata anche in Italia nel 2004 e ha confermato l’esistenza di ciò che fino ad allora veniva negato: esiste una discriminazione a danno dalle persone immigrate nell’accesso all’alloggio, quantificata nell’indagine in questione con un tasso di discriminazione del 41%(contro un 36% per la Spagna, 33% per il Belgio, 19% per la Germania e 37% per l’Olanda).
(2) Gli episodi raccolti dalla diverse fonti di informazione non sono che una parte di quelli che quotidianamente avvengono nella vita dei cittadini immigrati che vivono in Italia. Rimangono esclusi dalle fonti di informazione tutti quegli episodi di discriminazione che incidono sulla vita quotidiana delle persone e che riguardano l’accesso all’alloggio, a un lavoro, insulti e altre aggressioni verbali e altre espressioni di esclusione e marginalizzazione ricevute per la strada o sui mezzi di trasporto.
(3) Cospe-Naga, Razzismi quotidiani. La voce degli stranieri e dei media su razzismo e discriminazione, gennaio 2008, su www.cospe.org.
(4) Se un sindaco perseguita 5 bambini, “L’Unità”, 2-11-2008.
(5) “Immigrati, servono metodi da SS”, “Il Corriere della Sera, 5-12-2007.
(6) Per una ricostruzione dettagliata di tutti gli eventi, v. Cospe, Violent Attacks Against the Roma in the Ponticelli District of Naples, Italy (Vienna: FRA, 2008).
(7) Si vedano in proposito gli studi realizzati da: Open Society Institute, Centre on Housing Rights and Evictions, European Roma Rights Centre, Romani Criss, Roma Civic Alliance in Romania (2008) Security a la italiana: fingerprinting, extreme violence and harassment of Roma in Italy e Commissioner for Human Rights-Council of Europe, Memorandum by Thomas Hammarberg Commissioner for Human Rights of the Council of Europe following his visit  to Italy on 19-20 June 2008.
(8) D. Varì (2008), Quattro anni di carcere per il reato clandestinità Calderoli: etnie criminali, in: “Liberazione”, 5-6-2008.
(9) S. Milani, Maroni grazia le badanti, in “Il Manifesto”,18-5-2008.
(10) C. Piccozza, Raid razzista contro gli immigrati pestaggi e negozi distrutti a Roma, in: “La Repubblica”, 25-5-2008, p. 6.

* del Cospe

 


 

 

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