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articolo della rivista numero 153

 
AFGHANISTAN
Il potere fondamentalista
Intervista di Piero Maestri a Yaqub Ibrahimi*

Cominciamo parlando del caso di tuo fratello Kambakhsh (studente, condannato a morte senza processo per blasfemia avendo sostenuto la parità delle donne in una mail agli amici, N.d.R.). Cosa ne pensi? Ritieni sia un caso limite o l’obiettivo è quello di spaventare e minacciare te in specifico e l’insieme dei giornalisti e dei democratici dell’Afghanistan?
Prima di tutto vorrei chiarire che quando parlo di fondamentalisti non mi riferisco a tutti i mullah e solo ai mullah: alcuni di essi hanno infatti cambiato abito, erano al potere con i talebani e anche prima e sono ancora al potere. Sono questi che vogliono spaventare e mettere in guardia i veri democratici dell’Afghanistan, in particolare i giornalisti indipendenti.
Già prima del caso di mio fratello avevano provato a intimorire in diversi modi i giornalisti critici e indipendenti, e anche me in differenti modi e momenti, ma non erano riusciti a provocare uno shock abbastanza forte: avevano provato a colpire non avevamo ceduto, né io né i miei colleghi e questo li spaventava, erano preoccupati che si raccontasse quello che avevano fatto nella storia dell’Afghanistan.
Il caso di mio fratello è stato una sorta di ultimatum per i giornalisti indipendenti e gli attivisti per la democrazia. Hanno voluto mostrare loro che se si superano i limiti fissati dal potere e dal “pensiero” fondamentalista si rischiano seri problemi, fino alla pena di morte come per Kambakhsh.
Dopo quel caso la situazione è cambiata: molti dei miei amici ora hanno deciso di non toccare argomenti e questioni sensibili, in particolare le questioni dei signori della guerra, dei crimini di guerra, di ciò che gli estremisti stanno facendo alla vita delle persone. Ora cercano di rimanere all’interno di quei limiti, all’interno di quel cerchio tracciato dai fondamentalisti e dalle fazioni antidemocratiche.
Questo è il risultato di quel caso. In qualche modo hanno raggiunto il loro obiettivo, anche se molti di noi non si sono arresi e continuano a lottare perché Kambakhsh sia rilasciato e per avere maggiori spazi di libertà.

MEDIA E GIORNALISTI CENSURATI

Parlaci dei giornalisti indipendenti.  È possibile ascoltare la loro voce in Afghanistan o solamente fuori dal paese? E attraverso quali strumenti, media locali o internazionali?
I media afghani sono fortemente censurati ed è molto difficile riuscire a far pubblicare notizie e commenti indipendenti sui giornali locali; così generalmente si utilizzano i media internazionali per far sapere agli afghani e al mondo quello che non va nel paese e quello che stanno facendo i gruppi che governano.
I media internazionali fortunatamente circolano nel paese, il governo non riesce a fermarli; oltretutto deve mostrare al mondo di essere democratico. Ma i media esteri e i corrispondenti esteri che vivono in Afghanistan non riescono davvero a sapere quello che succede. Acquisiscono le loro notizie e scrivono grazie a persone che non conoscono davvero il paese. Generalmente le notizie e gli articoli sull’’Afghanistan pubblicati dai giornali internazionali sono fuorvianti. In ogni caso vogliamo lavorare con questi media e provare a mostrare loro la vera faccia dell’Afghanistan.
Ci sono anche media nelle lingue locali, come per esempio la Bbc in pashtun, “Voice of America”, “Radio Free Europe” e molti altri media internazionali prodotti all’interno del paese.
Ma, come dicevamo, non è importante se esistano o meno questi media, ma chi sono i giornalisti che lavorano per questi. I giornalisti che lavorano per questi media internazionali sfortunatamente non sono in grado di raccontare la realtà del paese, per diversi motivi (non ultimo i pericoli per quelli che vivono nel paese, i loro parenti ecc.)

IL RUOLO DELL'ITALIA E LA GIUSTIZIA

Veniamo alla questione della giustizia e della sua amministrazione. All’interno dell’intervento in Afghanistan l’Italia ha come compito di ricostruire il sistema legale. Cosa ne pensi, cosa sta davvero facendo l’Italia e cosa è riuscita a fare? È in corso nel paese un dibattito per una reale riforma del sistema legale?
L’Italia, in ultima analisi, ha fatto un buon servizio ai fondamentalisti: ha creato un sistema da loro utilizzabile contro la popolazione dell’Afghanistan.
Non ha fatto nulla per modificare la concezione del sistema legale e della giustizia. Non è infatti possibile modificare un sistema solamente costruendo nuovi edifici e arredi, se non si modifica la conoscenza della legge da parte di magistrati, procuratori e avvocati.
L’Italia ha solo fornito un computer ai talebani e li ha portati dai vecchi edifici ai nuovi tribunali. Così i mullah continuano a controllare il sistema legale.
L’Afghanistan non ha le risorse per mettere in campo una riforma, ma fortunatamente nel paese esiste una nuova generazione di avvocati e giuristi che escono dalle università con nuove idee riguardo alla giustizia e che conoscono le norme internazionali e il valore del rispetto dei diritti umani. Persone che purtroppo quando entrano nei tribunali rimangono ai livelli più bassi, come segretari o simili, e non sono ancora in grado di modificare alcunché.
Se l’Italia volesse davvero cambiare le cose, sarebbe una buona idea quella di sostenere questi giovani e permettere loro di sostituire la vecchia generazione al potere nei tribunali, perché potrebbero davvero rappresentare un cambiamento, a differenza dei vecchi mullah.

RAPPORTI DI POTERE

Naturalmente il governo afghano non fa nulla per sostenere e favorire questa nuova generazione di giuristi e avvocati…
… non fa nulla perché ne ha paura, perché il regime afghano è totalmente corrotto e se ci fosse una reale giustizia in Afghanistan ne pagherebbe le conseguenze.

Qual è la situazione di questi mesi in Afghanistan, quali sono le relazioni di potere e quali quelle tra talebani, fondamentalisti, governo e forze militari occidentali presenti nel paese?
Il paese è isolato e diviso tra grandi fondamentalisti e signori della guerra che dominano la capitale attraverso il parlamento e il governo, mentre i “piccoli” signori della guerra, attraverso una negoziazione permanente con i loro leader a Kabul, dominano le provincie del paese, in particolare le provincie centrali, orientali e settentrionali (quelle meridionali sono sotto il controllo dei talebani).
I signori della guerra stanno cercando di costruire una propria fazione contro l’amministrazione di Kabul e questa sta cercando di avvicinarsi ai talebani per motivi ideologici ed “etnici”. Allo stesso tempo i paesi occidentali stanno sostenendo i signori della guerra e cercando di cambiare il regime in Afghanistan perché non amano Karzai (per esempio, da quando Obama è entrato alla Casa bianca non ha mai nemmeno contattato Karzai, mentre G.W. Bush lo sentiva una volta alla settimana), che a sua volta cerca di avvicinarsi da una parte ai talebani e dall’altra ai paesi del’area, come Iran, Russia, Cina, India - per contrastare la presenza dei paesi occidentali.
È in corso un grande scontro di potere in vista delle elezioni presidenziali del prossimo agosto e ognuno cerca di conquistare importanti posizioni nell’amministrazione.

STRATEGIE USA ED EUROPEE

Cosa ci puoi dire del comportamento delle forze militari presenti nel paese e delle strategie statunitensi ed europee?
Prima di tutto dobbiamo sottolineare che la presenza militare degli eserciti occidentali ha reso peggiore la situazione del paese. I fondamentalisti sono attratti da questa presenza e l’aumento degli attentati ne è una conseguenza.
La nuova strategia della Nato non è ancora chiara, a parte la scelta di inviare un maggior numero di truppe nel paese (arriveranno più di 5.000 nuovi soldati Usa): una strategia di maggiore militarizzazione che peggiorerà la situazione, perché i talebani non sono nulla senza la loro propaganda di guerra, che permette loro di presentarsi come combattenti sacri contro la cristianità, contro la colonizzazione, per la libertà. Nel momento in cui ci saranno più truppe in Afghanistan i talebani potranno andare nei villaggi e dire: “Ve lo avevamo detto due anni fa: sono venuti per occupare il paese, per rimanerci a lungo…”. Avranno l’opportunità di conquistare nuovi militanti.
Dall’altra parte paesi come la Cina, la Russia, l’Iran, preoccupati dalla crescita della presenza militare occidentale, forniranno nuove armi ai nuovi militanti talebani.
Inviare nuove truppe in Afghanistan provocherà una crisi più profonda e pericolosa nell’area.
Anche se gli Usa stanno cercando qualche tipo di accordo con Russia, Cina e Iran, paesi interessati a un maggior coinvolgimento nel gioco afghano, non è detto che sarà possibile raggiungerlo.

ONG: AIUTI INTERESSATI E CORROTTI

Qual è il tuo gudizio sull’impegno delle Ong in Afghanistan: ti sembra stiano davvero rendendo un servizio positivo alla società civile afghana o la maggior parte di esse sono parte delle politiche coloniali delle potenze occupanti?
Per la maggior parte non si tratta di complicità o meno con le politiche coloniali, quanto di corruzione.
Per fare un esempio: nel 2005 lavoravo per una Ong internazionale (non dirò di quale paese) che ottenne un finanziamento di 1 milione di dollari per una anno per programmare seminari di formazione per giornalisti, per formare giornalisti. Alla fine dell’anno ne avevano organizzati solo due, uno a Herat e uno a Kabul.
Una cosiddetta “Ong” statunitense, la Dynacorp, ha ottenuto più di 200 milioni di dollari nel 2005 per distruggere i campi di papavero da oppio a Kandahar e nelle provincie occidentali. Quando ha cominciato a operare i contadini avevano già fatto il raccolto e così ha mostrato i campi senza papaveri e considerato compiuto il lavoro (e le coltivazioni sono riprese l’anno successivo).
Molte Ong non sappiamo nemmeno cosa facciano in Afghanistan, sappiamo solo che prendono finanziamenti e nulla più. La maggior parte dei finanziamenti che arrivano in Afghanistan vengono date a queste Ong ed escono nuovamente dal paese verso i paesi che le sostengono. È una vera tragedia per la popolazione afghana, alla quale non rimane nulla: per esempio, dopo sette anni siamo costretti ancora ad acquistare elettricità dall’Asia centrale, non siamo in grado di avere sistemi di canalizzazione dell’acqua ecc.. I paesi occidentali non sono onesti riguardo a quanto stanno facendo.

LA SOCIETA' CIVILE E I PARTITI DEMOCRATICI

Cosa riescono a fare i politici gruppi indipendenti e democratici contro il fondamentalismo, la corruzione e il comportamento delle forze occidentali? Quali sono e che relazione esiste tra i partiti politici democratici indipendenti e la società civile?
I governi occidentali pensano alla realtà politica afghana solo come a uno scontro tra il governo e i gruppi fondamentalisti o tra un regime e dei partiti entranbi fondamentalisti. Ma questa è una rappresentazione sbagliata. In Afghanistan sono sempre esistiti partiti politici democratici, ma nessuno se n’è curato: i sovietici sono venuti e li hanno repressi e lo stesso hanno fatto Usa, Iran, Pakistan ecc. Ma esistono e lavorano per la popolazione dell’Afghanistan. I paesi occidentali non li conoscono, ma la popolazione sì. Purtroppo non hanno un gran peso, per diverse ragioni, tra le quali il fatto che le forze occidentali non hanno dato loro alcuna opportunità.
Ci sono gruppi che conoscono le priorità della popolazione afghana e lavorano per affermarle, soprattutto tra le nuove generazioni, e stanno cercando di rafforzare i partiti democratici, che non sono però registrati al ministero della Giustizia perché i loro programmi non sono in linea con la costituzione afghana - una costituzione che non riconosce la libertà di pensiero, di religione ecc..
Abbiamo una forte società civile ma nessun progetto che viene da questa riesce a ottenere finanziamenti dai paesi occidentali, perché sanno che se queste organizzazioni avessero veri finanziamenti potrebbero davvero cambiare la situazione.
L’anno scorso circa 70 organizzazioni della società civile afghana si sono incontrate e hanno costruito una nuova organizzazione basata a Kabul ma con influenza in tutto il paese. Il loro obiettivo non è il potere politico, la loro priorità è migliorare la qualità della vita della popolazione, modificare la concezione stessa del potere in Afghanistan. Stanno cercando di incontrarsi e stringere legami, per costruire qualcosa di differente dal centinaio di partiti politici esistenti senza alcun progetto chiaro.
Non hanno risorse finanziarie per costruire scuole, ospedali ecc: cercano di organizzare le persone, di mostrare loro come organizzarsi. Speriamo che la prossima campagna elettorale possa servire a farle emergere, anche per demistificare le elezioni, far vedere che non sono vere elezioni libere e che la popolazione deve organizzarsi in prima persona.
Un elemento molto importante, soprattutto in Afghanistan, è che questi gruppi credono davvero nei diritti e nell’uguaglianza delle donne e i dirigenti di alcuni di questi gruppi sono donne, anche se è molto complicato per loro impegnarsi in politica.

* giornalista indipendente afghano


 

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