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articolo della rivista numero 153

MILANO EXPO2015
Nutrirsi del pianeta
di Sankara

Milano ospiterà nel 2015 l’esposizione universale, mega evento di dubbia utilità e di sicuro interesse per costruttori, amministratori locali e imprese di vario titolo. Il tema scelto (“Nutrire il pianeta”) e la realtà della speculazione e del primato del biotech.

Giusto un anno fa la città di Milano otteneva dal “Bureau International des Expositions” l’organizzazione i “Expo 2015”. Ma di cosa si tratta?
Volendo darne una definizione riduttiva, in fondo non si tratta di altro che di una grande fiera espositiva, dove i paesi di tutto il mondo mostrano le loro “eccellenze”, i loro prodotti, le loro qualità. Insomma una fantasmagorica vetrina del sistema economico internazionale.
L’interesse a ospitare questo tipo di eventi (analogamente a quanto avviene per Olimpiadi e simili) risiede nella quantità di denaro che fanno circolare e nella possibilità di cambiare il volto delle città coinvolte.
Un interesse che spinge imprese, amministratori locali e governi nazionali, costruttori edili e tutto il sottobosco clientelare di questi mondi ad allearsi per avere una fetta della torta.

UN TEMA NOBILE
Per fare questa operazione si sceglie la strada dell’evento a tema, e si sceglie un tema di grande respiro, addirittura la più grande e importante delle questioni che riguardano l’umanità: la fame, l’alimentazione, l’energia. E da qui il titolo “Nutrire il pianeta – Energia per la vita”, l’ipocrisia del sistema capitalista in crisi che si ripropone come salvezza dell’intera umanità.
Basterebbe rileggersi il dossier di candidatura presentato da Milano (1) per capire a cosa si riferisce il tema: “Obiettivo centrale di Expo2015 è dimostrare che è possibile garantire, oggi, in questo mondo, sicurezza alimentare e sviluppo sostenibile per tutti gli esseri umani. Questo può essere ottenuto attraverso l’uso delle nuove conoscenze scientifiche e delle nuove tecnologie” (il corsivo è nostro, NdR).
Possiamo leggere in questo monografico di G&P come la distribuzione ineguale delle risorse alimentari, la fame, il peggioramento della qualità del cibo non siano la conseguenza di fattori naturali o dello scarso utilizzo di scienza e tecnologia – ma il frutto avvelenato dello sviluppo capitalistico, del controllo delle multinazionali su produzione e distribuzione delle risorse, dello sfruttamento intensivo di queste e nei rapporti di classe a livello planetario.
Il tema dell’Expo si ripromette due obiettivi: nascondere la realtà di questo scambio ineguale e rilanciare ricerca e imprese del biotech interessate ad aprire una nuova fase di controllo delle risorse naturali mondiali.

L’UTILITÀ DEGLI OGM
Naturalmente in questa fiera dei buoni propositi delle multinazionali e delle imprese meneghine non potevano mancare gli Ogm: e infatti “Expo 2015 intendere dare uno sguardo ravvicinato alle biotecnologie e fornire un’analisi rigorosa e scientificamente equilibrata sugli Ogm, fornendo un’accurata e obiettiva informazione sugli eventuali rischi per il cibo”.
Possiamo tranquillamente immaginare quale rigore scientifico possa venire da un evento organizzato da una società di gestione che ha come presidente Diana Bracco della Confindustria e amministratore delegato il tecnocrate ed ex ministro forzista Lucio Stanca…
E per comprare i paesi e convincerli ad appoggiare la candidatura milanese, Moratti, Penati e Formigoni hanno visitato decine di stati ognuno, promettendo progetti di “cooperazione”: quelli già previsti (si trovano sempre sul sito ufficiale) riguardano principalmente le “tecnologie per l’agricoltura e la biodiversità” e la “borsa agro-alimentare telematica mondiale”, iniziativa legata alla camera di Commercio e che punta rendere più semplice l’esportazione di prodotti dai paesi del sud (sostenendo in questo modo un sistema che sta producendo danni a quegli stessi paesi).
Si tratta quindi di progetti di sicuro interesse per le imprese del nord e per la loro penetrazione ulteriore nei mercati di Africa, Caraibi e così via.

QUALE AGRICOLTURA
Gli effetti negativi dell’Expo non saranno purtroppo limitati ai quasi sei mesi di programmazione dell’evento, ma sono già cominciati e produrranno conseguenze territoriali anche una volta spente le luci della vetrina.
Come si può leggere nel giornale “No expo” (2) “Uno dei primi atti post-assegnazione di Expo 2015 è stato l’Accordo di Programma che consentirà ai proprietari del sito Expo (area di 1,7 milioni di metri quadrati su cui sorgeranno i padiglioni espositivi, compresa tra la Fiera, Mazzo di Rho, Bollate, Milano e Pero) di ottenere in cambio dal 2016 diritti di edificabilità…”.
Si tratta di un’area prevalentemente “agricola” che in questo modo viene persa (alla faccia del “nutrire il pianeta”) nell’area metropolitana tra le più inquinate d’Europa e con una percentuale di consumo di territorio estremamente elevata.
Analogamente avverrà in un’altra aerea all’interno della stessa città di Milano (Cascina Merlata).
Allo stesso tempo si costruiranno nuove infrastrutture autostradali e così via, in un’orgia di asfalto e cemento, necessari a garantire gli interessi delle imprese edili e degli amministratori locali che sui lavori di questo tipo fanno le loro fortune (spesso non solamente politiche…).
E così per “nutrire il pianeta” si devasta un’intera zona della cintura metropolitana, mentre si dichiara la centralità dell’agricoltura “periurbana” (che sarà sempre più di nicchia e di vetrina); si sostengono le multinazionali della ricerca biotech, mentre si proclama di aiutare la “sicurezza alimentare”.
Non c’è naturalmente alcun progetto di cooperazione basata sull’autosufficienza alimentare e la ridistribuzione delle risorse, ma la protervia dei paesi fino ad esso in prima fila nel “nutrirsi del pianeta” nel tentare di mantenere il loro controllo attraverso le tecnologie, i brevetti, i meccanismi del commercio internazionale.
Contrariamente a quanto si pensa, Milano è una provincia con un agricoltura importante, e che ha nei suoi confini il “Parco Agricolo Sud Milano”, che potrebbe rappresentare un interessante luogo per sperimentare un ruolo diverso dell’agricoltura stessa: più legata allo scambio a “filiera corta” e al sostegno della produzione biologica e di qualità. Allo stesso tempo potrebbe davvero rappresentare un esempio e un’occasione per sviluppare un diverso tipo di cooperazione, basata sullo scambio delle conoscenze e il rispetto delle produzioni locali.
Così non sarà, e i paesi responsabili di un “pianeta denutrito” si permettono di presentarsi come la soluzione per la sua nutrizione.

NOTE
(1) Per il dossier di candidatura e altre informazioni si veda il sito ufficiale www.milanoexpo-2015.com
(2) Il giornale ottime analisi critiche e iniziative di opposizione all’evento si trovano sul sito del “Comitato NoExpo” www.noexpo.it

 


 

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