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articolo della rivista numero 153
Il caso Monsanto
di “Les amis de la terre”
Come approfittare della crisi alimentare
Tra il 2007 e il 2008 i prezzi medi delle derrate alimentari è aumentato in modo drammatico: del 60% il mais, del 76% la soia, del 54% il grano e del 104% il riso (Runge & Senaier, 2008). La Banca mondiale prevede che questo rialzo straordinario dei prezzi persista per cinque anni almeno e in seguito, a partire dal 2015, cali un po’verso livelli che, comunque, resteranno superiori a quelli del 2007 (Banca mondiale 2008). Secondo il presidente della Banca mondiale, Robert Zoellick, queste impennate dei prezzi hanno già costretto alla fame e alla povertà un ulteriore 100 milioni di persone (Runge & Senauer, 2008).
Mentre gli agricoltori dei principali paesi esportatori, come gli Usa, ricavano maggiori guadagni dai loro raccolti, le multinazionali che vendono sementi, pesticidi e altri input per l’agricoltura possono far pagare di più i loro prodotti. Ma gli altri agricoltori, da tempo sotto pressione per i prezzi cerealicoli in calo, non riescono a beneficiare dell’attuale rialzo dei prezzi di vendita dei raccolti perché questo è assorbito dall’aumento del costo di fattori produttivi come l’energia e i fertilizzanti. La Monsanto, invece, si trova in posizione perfetta per approfittare della situazione: è la più grande impresa sementiera mondiale; detiene il quasi monopolio del mercato delle sequenze di Dna usate nelle sementi geneticamente modificate (Rapport FoEI, 2008) e commercializza anche il RoundUp, l’erbicida più venduto al mondo. Non stupisce quindi che la Goldman Sachs [una delle piu grandi e affermate banche d'affari del mondo, N.d.R.] prevedesse per l’insieme degli utili Monsanto 2007-2010 un aumento sostanziale del 74%, passando da 8,6 a 14,9 miliardi di dollari. La Goldman Sachs ha previsto anche un risultato ancora più spettacolare: l’utile netto, tolte le imposte, nello stesso periodo dovrebbe triplicare, passando da 984 milioni a 2,96 miliardi di dollari (Goldman Sachs, 2008).
LA PREDOMINANZA DI MONSANTO
La Monsanto trae vantaggio dalla crisi alimentare in diversi modi. In primo luogo da molti anni ormai ha aumentato il prezzo delle sue sementi e di ogni tratto geneticamente caratterizzante incorporato. Il grafico 1,

(Grafico 1 : prezzo medio delle sementi di mais, soia e cotone negli USA, dal 1975 al 2008 (in dollari per acro seminato ; 1 acro = 0,4 ettari)
Fonte : Ministero statunitense dell’Agricoltura)
costruito sui dati del ministero statunitense dell’Agricoltura, mostra il costo medio delle sementi delle tre principali colture geneticamente modificate - mais, soia, cotone - vendute agli agricoltori Usa. La predominanza di Monsanto sul mercato di queste tre piante comporta che i listini prezzi della Monsanto siano in gran parte determinanti nell’aumento dei prezzi. In appena due anni, dal 2006 al 2008, il prezzo medio delle sementi di soia negli Usa è aumentato di oltre il 50%, passando da 80,75 a 123 dollari per ettaro coltivato e ci si attende continui ad aumentare spettacolarmente anche in futuro perché Monsanto lancerà nel 2009 delle nuove varietà di sementi ancora più costose delle precedenti RoundUp Ready (RR). Stando a un precedente rapporto, le nuove varietà di soia RoundUp Ready2 Yield (RR2Y) costeranno agli agricoltori 195 dollari per ettaro seminato, ossia un aumento di quasi il 50% rispetto alla precedente soia RoundUp Ready (132,5 dollari per ettaro) (Osu, 2008). Negli Stati uniti il terreno coltivato a soia è pari a circa 28 milioni di ettari e di questi quasi il 90% - ossia 25,2 milioni di ettari - è soia RoundUp Ready. Negli anni futuri la Monsanto sostituirà progressivamente la soia RR con la nuova RR 2Y. Se anche solo la metà della superficie attualmente coltivata a RR fosse sostituita con RR2Y per gli agricoltori si avrebbe, in base ai prezzi citati prima, un sovracosto di 788 milioni di dollari, la maggior parte dei quali entrerebbe nelle casse della Monsanto. Parallelamente, gli agricoltori denunciano una sempre maggior difficoltà nel reperire sementi convenzionali (non geneticamente modificate) di qualità (Roseboro, 2008).
I prezzi delle sementi di cotone e di mais sono aumentati quasi altrettanto velocemente di quelli di soia (v. grafico 1): oltre il 50% in tre anni dal 2005 al 2008. (Altri aumenti spettacolari in vista sono quelli delle sementi di riso). La Monsanto aumenta in modo sostanziale i prezzi di tutte le varietà di mais Ogm, sia che queste contengano uno, due o tre tratti genetici modificati. Il prezzo di un mais a tratto triplo potrebbe aumentare di 95/100 dollari al sacco per raggiungere i 300 dollari nel 2009 (Guerbert, 2008). Per un tasso di semina tipo con mais al prezzo di 300 dollari il sacco, il costo di un ettaro seminato ammonta grossomodo a 250 dollari. L’aumento di 100 dollari a sacco comporta un aumento di costo di 75 dollari per ettaro. Con 11,8 milioni di ettari seminati a mais Monsanto tratto triplo, nel 2008 gli agricoltori statunitensi potrebbero vedere aumentare i loro costi di oltre un miliardo di dollari dovuti all’uso di questo mais (Monsanto, 2008a). È interessante notare la strategia aziendale utilizzata: aumentare maggiormente il costo delle varietà di mais più economiche - a tratto unico o doppio - per “indurre quanti più clienti possibili ad optare per il tratto triplo…” e per “creare una base vincolata di clientela per il lancio del suo nuovo prodotto a otto tratti, il SmartSax, nel 2010” (Goldman Sachs, 2008).
LA STRATEGIA DELLA MULTINAZIONALE
È un buon esempio del modo in cui Monsanto massimizza i profitti con la strategia di “penetrazione dei tratti” che abbiamo visto in dettaglio nell’ultima versione di Chi guadagna con gli Ogm? Il prodotto a 8 tratti, attualmente sviluppato da Monsanto e Dow, è un mais in cui sono stati inseriti 8 tratti genetici diversi (6 relativi a effetti insetticidi e due di resistenza ad altrettanti erbicidi). Dato che i prezzi delle sementi aumentano proporzionalmente al numero di tratti supplementari incorporati, il prezzo dello SmartSax sarà astronomico e gli agricoltori che desiderano delle sementi convenzionali più economiche o sementi GM con solo uno, due o anche tre tratti modificati rischiano di non avere più questa possibilità di scelta. Harris Amour, agricoltore del Tennessee, si aspetta che le sementi di mais a 2 o 3 tratti non siano più reperibili quando commercializzeranno il mais a 8 tratti: “Vorrei poter acquistare quello che voglio. Quando ammucchiano dei tratti [genetici] di cui io non ho bisogno, questo serve solo a far lievitare i prezzi”(Robert, 2008).
Una parte degli agronomi è preoccupata e Chad Lee, dell’Università del Kentucky, fa parte di questi: “I prezzi delle sementi non fanno che aumentare e non si intravede quando finiranno di farlo” (Lee, 2004).
La Monsanto, non contenta di aumentare i suoi profitti aumentando spettacolarmente il prezzo delle sementi, alza anche il prezzo del suo erbicida, il RoundUp. I prezzi al dettaglio del Round sono passati da 32 dollari al gallone nel dicembre 2006 a 45 dollari nel 2007, fino a raggiungere 75 dollari nel giugno 2008, ovvero un aumento del 134% in meno di due anni. La Monsanto controlla circa il 60% del mercato del glifosato (il principio attivo del RoundUp), stimato pari a 3,8 miliardi di dollari nel 2006 (Goldman Sachs, 2008). Il che significa quindi, per il 2006, un utile pari a circa 2,3 miliardi di dollari provenienti dalle vendite del RoundUp. Ci si attende che l’aumento del 134% del prezzo al dettaglio del suo prodotto di punta, il RoundUp, avvenuto a fine 2006, porti alla Monsanto centinaia di milioni di dollari di guadagno supplementare.
L’aumento del prezzo del RoundUp fa parte della strategia Monsanto di “penetrazione dei tratti” che si basa sull’introduzione del tratto genetico modificato di tolleranza all’erbicida RoundUp, denominato RoundUp Ready (RR).
La Monsanto, attualmente, trae vantaggio tre volte da ogni vendita di semente contenente il tratto RR: una prima volta incassando il sovrapprezzo della semente, dovuto al tratto GM, una seconda volta grazie all’aumento delle vendite del RoundUp utilizzato con le sementi e una terza volta grazie al forte aumento dei prezzi del RoundUp. Questo spiega perché la Monsanto spinge aggressivamente per introdurre il tratto RR praticamente in tutte le sementi da lei commercializzate.
Un esempio: la superficie mondiale coltivata a mais Ogm Monsanto NON contenente il tratto RR ammontava a 11,9 milioni di ettari nel 2004. Da allora, però, non ha smesso di diminuire per arrivare a 6 milioni di ettari nel 2008. Negli Usa - che sono un po’ il polso globale per quanto riguarda gli Ogm - questa evoluzione è ancora più pronunciata: si è passati da 10,1 milioni di ettari nel 2004 a 1,96 milioni di ettari nel 2008. Nello stesso periodo la Monsanto ha aumentato spettacolarmente le vendite di varietà GM di mais contenenti il tratto RR, passando da 6,96 milioni di ettari nel 2004, a 29 milioni di ettari nel 2008. Questa strategia di penetrazione dei tratti è illustrata anche dal quasi triplicamento della percentuale di superficie agricola coltivata a piante con tratto multiplo (2 o più tratti). Secondo l’Isaaa, si è passati dal 7% nel 1999, al 19% nel 2007. Gli agricoltori che vogliono acquistare delle sementi GM con il solo tratto che conferisce alla pianta le proprietà di un insetticida si vedono sempre più costretti ad acquistare delle sementi che contengono, invece, anche il tratto che rende la pianta resistente al RoundUp.
ACQUISIRE LA CONCORRENZA
Una buona parte dei risultati economici conseguiti da Monsanto serve ad acquisire la concorrenza. Nel 2008 la multinazionale ha speso 863 milioni di dollari per acquisire la De Ruiter Seeds Group BV, olandese, un acquisto che porterà alla Monsanto il 25% delle quote di mercato delle sementi ortive, stimate intorno ai 3 miliardi di dollari (Leonard, 2008). Monsanto accresce anche il controllo del mercato delle sementi di mais, tanto negli Usa quanto nel resto del mondo. Negli Usa la Monsanto ha aumentato le sue quote nel mercato delle sementi di mais dal 43%, nel 2001, al 61%, nel 2008, grazie a un’aggressiva politica di acquisizioni di imprese regionali produttrici di sementi (25 dal 2004) che appartengono alla sua filiale American Seeds Inc (Goldman Sach 2008). Nel giugno 2008 Monsanto annuncia anche l’acquisizione dell’azienda guatemalteca leader nella produzione di sementi di mais nell’America Centrale, la Semillas Cristiani Burkhard, primo passo di una strategia di lungo termine per l’introduzione del mais GM nell’America centrale e meridionale, la culla originaria del mais (Monsanto, 2008b).
L'accresciuto controllo di Monsanto sul mercato mondiale delle sementi le conferisce ancora maggior potere d'incorporare i tratti genetici di sua proprietà in sempre più varietà di sementi e di togliere dal mercato quelle tradizionali. Dovunque nel mondo gli agricoltori che per loro desiderio richiedono le sementi Monsanto rischiano di subire rapidamente la sorte dei loro colleghi statunitensi: sorbirsi un aumento spettacolare del prezzo delle sementi, pagare per una pletora di tratti genetici costosi ma indesiderati e trovarsi ben presto nella crescente impossibilità di rifornirsi di sementi convenzionali di alta qualità.
Da: Les amis de la terre, www.amisdelaterre.org, Qui profite des Ogm: engraisser les géants des biotechnologie ou nourrir les pauvres, sintesi del I° capitolo Profiting from the food crisis delrapporto completo Who benefits from gm crops?, febbraio 2009. Trad. Di Luisa Villa, adatt. red.