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articolo della rivista numero 153

Aiuti in sementi e agrobusiness
di “Grain”*

La crisi alimentare mondiale è il cavallo di Troia con cui l'industria delle sementi e dei fertilizzanti penetra nei paesi poveri

All'inizio di quest'anno i leader politici ed economici, sostenuti dai media privati, si sono spesi per spiegare l'attuale crisi alimentare come una "tempesta" provocata da diversi fattori: problemi climatici, diversione delle colture per gli agrocarburanti, aumento del prezzo del petrolio, maggiori consumi di prodotti di origine animale da parte delle popolazioni divenute meno povere. In breve, hanno voluto farci credere che la crisi alimentare era un problema di produzione. Molti hanno smantellato questoargomento e, pur convenendo che la produzione deve essere migliorata, hanno dimostrato come, al contrario, le attuali politiche economiche concentrate sul commercio internazionale e la deregolamentazione sono i veri responsabili.
Già i fornitori si danno da fare a promuovere la loro soluzione al falso problema: aumentare la produzione, principalmente fornendo agli agricoltori sementi a più alto rendimento.
Quali sementi? Provenienti da dove? Con quale impatto sulle comunità locali e la biodiversità? È difficile trovare dati attendibili, ma vi è un rischio reale che questa risposta semplicistica alla crisi alimentare, centrata sulla produzione e che evita di affrontare le vere questioni rimettendo in discussione le politiche, porti una nuova ondata di erosioni genetiche e di insicurezza per i mezzi di sussistenza, calpestando i sistemi di sementi delle comunità locali. Le conseguenze per la sopravvivenza delle famiglie rurali nel mondo, e quindi per la produzione alimentare, potrebbero essere estremamente dannose.

UN "CORO PERFETTO"
Negli ultimi mesi sono stati impegnate ingenti somme per inviare con urgenza semi e fertilizzanti nei paesi del Sud colpiti dalla crisi alimentare. Nel mese di maggio la Banca mondiale (Bm) ha lanciato un finanziamento di emergenza di 1,2 miliardi di dollari per fare in modo che “gli agricoltori fossero rapidamente approvvigionati di sementi e fertilizzanti”. In un discorso al G8, tenutosi nei primi giorni di luglio in Giappone, il presidente della Bm, Robert Zoellick, ha detto agli otto paesi più ricchi e potenti del mondo che uno delle principali priorità per risolvere la crisi alimentare mondiale era “dare ai piccoli agricoltori, in particolare in Africa, l'accesso alle sementi, ai fertilizzanti e agli altri fattori di base”. Alla vigilia della riunione il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso ha offerto un miliardo di euro per acquistare “sementi e fertilizzanti per aiutare i poveri agricoltori dei paesi in via di sviluppo”. Per non essere da meno, il presidente degli Usa George Bush ha stanziato un miliardo di dollari in contanti per la crisi alimentare e ha dichiarato alla stampa che avrebbe convinto altri leader del mondo ad alleviare la fame "aumentando l'offerta di cibo, di fertilizzanti e sementi ai paesi in stato di bisogno. Due settimane dopo, il Segretario generale delle Nazioni unite, Ban Ki-Moon, ha inviato il seguente messaggio all'Assemblea generale delle Nazioni unite a New York: “Dobbiamo agire immediatamente per incrementare la produzione agricola di quest'anno. Faremo una fornitura d'urgenza di sementi e fertilizzanti per i prossimi cicli di piantagionie, in particolare ai 450 milioni di piccoli agricoltori in tutto il mondo.
Immaginate! Miliardi di dollari sborsati improvvisamente per distribuire semi ai contadini più poveri del pianeta, un gruppo le cui esigenze in precedenza non sono mai state una priorità nelle preoccupazioni di questi leader.
In precedenza, l’Organizzazione delle Nazioni unite per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao) aveva lanciato la sua “Iniziativa sulla impennata dei prezzi dei prodotti alimentari” per “dimostrare che aumentando la fornitura di fattori agricoli chiave, come sementi e fertilizzanti, i piccoli agricoltori saranno in grado di accrescere rapidamente la produzione alimentare”. L’iniziativa della Fao copre già 35 paesi, per un importo di 21 milioni di dollari, mentre altri 54 paesi sono supportati dal suo Programma di cooperazione tecnica per un costo di 24 milioni di dollari. Oltre a garantire la fornitura immediata di sementi e fertilizzanti, l'iniziativa mira a "incoraggiare i donatori, le istituzioni finanziarie e i governi a sostenere la fornitura di mezzi di produzione su vasta scala" ” e ciò sembra funzionare perché, dalla Fondazione Bill & Melinda Gates alla Croce rossa, diverse organizzazioni una dopo l’altra stabiliscono programmi per fornire sementi e fertilizzanti agli agricoltori per far fronte alla crisi.


COSA IMPARARE DALLE ESPERIENZE PRECEDENTI

conseguenze dell’aiuto in sementi - il che significa, in sostanza, la distribuzione di sementi ai settori in crisi - è oggetto di un serio dibattito tra gli organismi di aiuto già da molti anni. È spesso capitato in passato che i programmi di sviluppo cercassero di sostituire le varietà locali considerate a bassa resa con qualche varietà di semi a cosiddetto alto rendimento fatti in laboratorio e gli organismi che hanno distribuito aiutio in sementi in situazioni di emergenza hanno spesso seguito questo esempio, senza fare alcuno sforzo per capire l'importanza delle varietà locali, perché gli agricoltori le avevano scelte e perché continuavano a usarle. Oggi, tuttavia, i vantaggi della varietà locali sono maggiormente riconosciuti e si ammette, tra l’altro, che possono dare risultati migliori in condizioni di basso apporto di input di produzione, resistere agli stress locali, fornire altri prodotti (come la paglia per il foraggio) tanto quanto il grano, avere rendimenti stabili con meno rischi nel tempo e avere un maggiore gusto o essere migliori per la cottura. In altre parole, essi sono adattati sia culturalmente che agronomicamente.
È in crescita anche il consenso sugli inconvenienti derivanti dalle sementi che provengono da fonti esterne. Pochi mesi fa, in occasione di un seminario sull'aiuto in sementi che ha riunito i principali attori coinvolti, è stata presentata una relazione che illustra le critiche che vengono fatte da anni: introdurre sementi da fuori spesso non è efficace, perché in generale, anche in tempi di crisi, gli agricoltori preferiscono le proprie, disponibili nei sistemi di sementi locali; inoltre, se si ripete, l’aiuto in sementi può portare alla dipendenza, distruggere i sistemi locali di sementi ed eroderne la diversità.
Questo cambiamento di approccio ha portato un cambiamento di politica in Afghanistan, dove è stato adottato,da molte delle principali organizzazioni di aiuto, un codice di condotta che impone che le sementi siano fornite localmente, che l'eventuale fornitura in situazioni di emergenza non pregiudichi i sistemi locali e che siano adattatate all'ambiente locale.
Non vi è alcun motivo di dubitare che le piccole organizzazioni e le ong indipendenti attualmente impegnate in progetti di aiuto in sementi adottino questo approccio. Tutt’altra cosa  si può pensare per le grosse organizzazioni, in particolare quelle che vengono pagate per gestire il lavoro per i governi.
I funzionari della Fao hanno assicurato a “Grain” che i progetti di aiuto in sementi che hanno organizzato in risposta all’attuale crisi alimentare mondiale sono orientati alla ricerca di semi nei mercati e dai fornitori locali e a evitare ibridi e Ogm. Ma i comunicati stampa della stessa Fao fanno passare un messaggio ben diverso e di gran lunga più temibile. Si parla di "camion caricati con più di 500 tonnellate di sementi" che lasciano la capacità della Mauritania per la campagna" e di 600 tonnellate di sementi di varietà migliorate distribuite agli agricoltori poveri del Burkina Faso”. Come minimo c'è una discrepanza tra le affermazioni ufficiali e ciò che accade in alcune zone. E sul lungo periodo la situazione sarà più preoccupante. Con i miliardi di dollari buttati/scaraventati alle organizzazioni umanitarie perché forniscano urgentemente sementi e fertilizzanti agli agricoltori in nome della crisi alimentare, con la Fao che chiede la “fornitura di mezzi su scala molto più vasta” e con messaggi dei leader del mondo e istituzioni finanziarie che dicono che è tempo di mettere le nuove tecnologie a disposizione dei piccoli agricoltori per aumentare la loro produzione, sembra che i sistemi locali di sementi degli agricoltori siano veramente in pericolo in molti luoghi nel mondo.

LA DISTRIBUZIONE AL SETTORE PRIVATO
Tutto questo avviene nel contesto della recente radicale trasformazione del modo in cui l'agricoltura è organizzata e sostenuta. Vent’anni fa l’aiuto in sementi poggiava largamente sul settore pubblico: le sementi provenivano dalla selezione delle piante, dalla produzione e dai sistemi di distribuzione pubblici, di solito venivano fornite gratuitamente e gli agricoltori beneficiari avevano la possibilità di conservarle secondo la loro cultura e di condividerle con i vicini. Ma successivamente il settore pubblico è stato diviso, chiuso e privatizzato. Oggi una manciata di multinazionali dell’industria dei pesticidi controlla più della metà del mercato mondiale delle sementi e il loro controllo si estende attraverso una rete di fornitori privati e di più piccole imprese di sementi nazionali con connessioni politiche. Le sementi rappresentano ormai un importante mercato lucrativo.
Quegli organismi internazionali che chiedono sempre un mandato “pubblico”, come l'Alleanza per una Rivoluzione verde in Africa (Agra) e il Gruppo consultivo per la ricerca agricola internazionale (Cgiar), sono sempre più coalizioni pubblico-privato con collegamenti diretti con le multinazionali. I loro programmi di ricerca alimentano le strategie di crescita delle imprese e adottano sempre più i modelli d’impresa di queste stesse società. Pertanto, qualsiasi discorso sulle sementi oggi, se non rivolto specificamente alle sementi locali o rurali, implica le sementi private, sementi che gli agricoltori sono tenuti a comprare e che sono fornite con rigorose restrizioni sul loro utilizzo.
A livello nazionale, dove la dinamica dell’aiuto in sementi si traduce in nuovi programmi di governo, il legame tra le risposte ufficiali alla crisi alimentare e i programmi dell’agrobusiness è evidente. Ad esempio, le iniziative per incrementare la produzione alimentare in Benin e nelle Filippine in risposta alla crisi alimentare mondiale altro non sono che meccanismi di finanziamento per le multinazionali produttrici di sementi e fertilizzanti. Anche l’Indonesia punta sulle sementi ibride del settore privato per risolvere nel lungo periodo le sue esigenze di riso. Nonostante anni di fallimento del riso ibrido nel paese e il fatto che nessun credibile studio confermi le affermazioni circa rendimenti più elevati, il governo sovvenziona l'importazione e la vendita di sementi di riso ibrido e lo utilizza e lo promuove nelle sue scuole di agricoltura . I pochi grandi imprenditori locali e le imprese straniere che controllano il mercato delle sementi di riso ibrido nel paese sono gli unici ad avere i profitti garantiti.

In Senegal il presidente Abdoulaye Wade ha lanciato la sua  "Grande offensiva agricola per il cibo e l’abbondanza” (Goana) in risposta alla attuale crisi alimentare. Essa mira a rendere il paese autosufficiente nella produzione alimentare entro il 2015, principalmente accrescendo la produzione di prodotti alimentari di base e di mangimi per animali. Dei 792 milioni di dollari che il governo dice di voler investire nel progetto, 443 serviranno a sovvenzionare l'acquisto di fertilizzanti, 120 a sovvenzionare l'acquisto di sementi e 30 per l'acquisto di pesticidi. Le aziende che partecipano alla produzione e distribuzione di questi fattori produttivi, molte delle quali straniere, saranno le prime a trarre vantaggio da questo dispositivo, in particolare se si considera l'ottimo investimento e le agevolazioni fiscali che l'accompagnano.
La principale organizzazione di agricoltori del Senegal, il Consiglio nazionale di concertazione e cooperazione dei contadini  (Cncr), che non è stato consultato in merito all'Offensiva, dice che gli agricoltori rischiano di non essere in grado di rimborsare i prestiti per l'acquisto dei fertilizzanti, nonostante le sovvenzioni, in quanto il progetto non ha fatto nulla per affrontare i problemi strutturali che esistono da tempo e che impediscono agli agricoltori di ottenere sul mercato un prezzo equo per i loro prodotti.
In Mali il Coordinamento nazionale delle organizzazioni dei contadini (Cnop) ha detto di essere stato escluso dall'elaborazione della risposta del governo alla crisi alimentare mondiale, l'iniziativa-Riso (originariamente denominata "Operazione Commando riso"), che mira a raddoppiare la produzione di riso in qualche anno. Come nel vicino Senegal, l'iniziativa-Rice del Mali si concentra sulla sovvenzione di sementi dette ad alto rendimento e sui fertilizzanti e la Cnop è contraria a questa iniziativa in quanto canalizzerà tutti i profitti nelle tasche delle compaglie che li forniscono.
In molti paesi dell’Africa occidentale l'accento è posto sulla produzione e la rapida distribuzione di sementi di riso Nerica, sviluppato dal Cgiar, e non sulle varietà degli agricoltori.
In Africa i programmi nazionali di lotta contro la crisi alimentare sono progettati per una diffusione di nuove sementi e  pesticidi tra gli agricoltori, concordemente con la strategia dell’Agra e del Cgiar per il continente. Questi gruppi sono al centro del dispositivo e si presentano come i salvatori aventi la giusta soluzione per incrementare la produzione alimentare. Dietro le quinte del vertice della Fao sulla crisi alimentare è stato firmato un accordo tra Agra e tutti gli organismi che si occupano di alimentazione con sede a Roma, secondo il quale l'Agra avrà un ruolo centrale nello sviluppo e nella promozione di nuove sementi e nella creazione di un settore di commercializzazione di sementi in Africa
Una settimana dopo l’Agra ha firmato un altro accordo, questa volta con l’impresa della Sfida del Millennio del governo degli Stati uniti, per "fornire agli agricoltori africani tecnologie, infrastrutture e finanziamenti”. Nello stesso stile Farm, un'iniziativa da parecchi milioni di euro della Presidenza francese e di alcune società francesi, tra cui il gigante delle sementi Vilmorin e la catena mondiale dei supermercati Casino, ha avviato progetti in Burkina Faso e in Mali che mirano a contrastare gli effetti della crisi alimentare aiutando le organizzazioni degli agricoltori ad acquistare fertilizzanti e sementi. Farm è incaricato in particolare nell’aiuto ai paesi poveri per l’accesso ai "benefici" della tecnologia agricola europea, come le sementi.

SVILUPPO AGRICOLO O AGROBUSINESS?
Per comprendere come gli sforzi attuali dei vertici per fornire di sementi i contadini stendono un tappeto rosso all’ingresso nei paesi in via di sviluppo dell’agrobusinnes, che questo ne intascherà i benefici, basta esaminare il cambiamento nel paesaggio delle attività di impresa del sistema alimentare. L’aumento dei prodotti agricoli di base ha scatenato una corsa per il controllo della catena alimentare. Le multinazionali dell’alimentazione e i rivenditori si impegnano in contratti agricoli per ridurre i costi e garantire l’approvvigionamento. I governi di paesi che dispongono di liquidità, come la Cina o l'Arabia saudita, preoccupati per le conseguenze a lungo termine dei prezzi elevati dei prodotti alimentari sulla sicurezza alimentare dei loro paesi, lavorano in accordo con la loro comunità imprenditoriale locale e con gli strumenti d’investimento da poco creati per esternalizzare la produzione alimentare [v. art. Le mani sulla terra]. E i capitali speculativi concentrati nei centri mondiali della finanza, vacillanti sotto l’impatto della situazione critica del credito, si rivolgono verso le materie prime agricole e le terre coltivate che rappresentano delle opportunità per un rapido ritorno degli investimenti. Tutto ciò significa che l’agricoltura sta sfuggendo molto rapidamente agli agricoltori per entrare nei consigli di amministrazione delle imprese dell’agrobusiness, che hanno priorità molto differenti da quelle dei contadini: essi vogliono un approvvigionamento uniforme delle sementi per produrre colture che alimentino i mercati mondiali di prodotti agricoli di base, non sono interessati alle sementi locali, né alla preservazione dei sistemi alimentari che favoriscono la biodiversità.
Due delle più grandi imprese alimentari dell’Asia, Sime Darby in Malesia e Charoen Pokphand in Thailandia, si occupano ormai di produzione di riso nel quadro delle risposte date dai loro paesi alla crisi alimentare mondiale, producendo e commercializzando le loro sementi di riso ibride, sviluppate con il sostegno del settore pubblico. Analogamente gli investimenti cinesi esternalizzati  per la produzione di riso, che siano in Laos o in Camerun, concernono invariabilmente varietà cinesi di riso ibrido, sovente testate e introdotte con accordi d’aiuto bilaterali. L’Africa sub-sahariana ha improvvisamente attratto settori dell’agrobusiness, ma poiché circa il 90% delle sementi utilizzate in Africa sono varietà locali fornite dagli agricoltori e non convengono all’agrobusiness, le imprese si organizzano per introdurre e diffondere varietà che si adattino maggiormente alle loro esigenze di affari, come è accaduto per la soia Roundup Ready, che ha aperto la strada alla rapida colonizzazione dell’agrobusiness nel Cono Sud dell'America latina. Invece i sistemi alimentari locali sono basati sul contrario: la diversità. Pertanto le sementi e i relativi programmi di aiuto emergenti oggi dalla crisi alimentare sono al centro di una battaglia tra due modelli di produzione alimentare contraddittori: da un lato un sistema alimentare industriale globale controllato dalle imprese, dall’altro un sistema che, attraverso un insieme di pratiche diversificate, vuole mantenere, sviluppare ed espandere la sovranità alimentare. Se consideriamo ciò che vediamo, in particolare a livello nazionale, sembra che la maggior parte degli aiuti in sementi finisca dal lato dell’agrobusiness.

POLARIZZAZIONE DELLE OPPORTUNITÀ
Questa lotta fondamentale per il controllo dell’alimentazione è mascherata da un discorso ignorante che dice: 1) che gli agricoltori non hanno sementi - o non hanno “buone” sementi; 2) che per fornire gli agricoltori di "buone" sementi i governi devono adottare le migliori strutture di mercato, che comprendono sistemi di certificazione, norme di biosicurezza flessibile e regimi di proprietà intellettuale. L'accento viene sempre posto sulla superiorità delle "buone" sementi: le "buone" sono le sementi ibride, gli Ogm, le varietà certificate o migliorate e sono le "sole" garantite nel dare rendimenti elevati e sono quindi la "sola" via d'uscita dall’attuale crisi alimentare; le "cattive" sementi - o semi "imperfetti", come le chiamano gli aspiranti leader del settore in Ghana - sono i semi degli agricoltori, le sementi non certificate, le varietà contadine, tutti i semi che non sono passati dai laboratori di ricerca e non hanno ricevuto l’autorizzazione del governo.
In definitiva, la risposta alla crisi alimentare mondiale che dice "abbiamo bisogno di aumentare la produzione!” ci porta lontano dal dibattito politico sostanziale e urgente che concerne il guaio in cui siamo e come ci siamo arrivati. Conduce a risposte riflesse, come quando le più grandi potenze del mondo versano milioni di dollari per distribuire nuove sementi "migliorate" a centinaia di milioni di piccoli agricoltori, risposte che permettono al capitale privato, compresi gli investimenti puramente speculativi, di prendere il potere su quello che abbiamo l’abitudine di chiamare sviluppo agricolo e di trasformarlo in sviluppo dell’agrobusiness. È evidente che, a meno che il processo non sia fermato, i presunti beneficiari - i piccoli agricoltori - potrebbero nei fatti esserne le vittime.

**Ogn internazionale per la biodiversità agricola.

Da: www.grain.org.  Trad., rid. e adatt. di Beatrice Biliato.


 

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