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articolo della rivista numero 153

L’ACCAPARRAMENTO DI TERRENI IN AFRICA
di “Grain”*

In seguito alla crisi alimentare mondiale del 2008 i leader africani hanno rispolverato i grandi discorsi sulla necessità dell’autosufficienza alimentare e il riso figura spesso al primo posto nei programmi  governativi. Ma se tutti sono d'accordo sulla necessità di aumentare la produzione, le soluzioni proposte si riassumono spesso in vecchie ricette che promettono agli agricoltori più fertilizzanti e sementi "ad alto rendimento", cioè sementi di riso ibride cinesi o sementi di riso Nerica sviluppato dal Centro africano del riso, che beneficia del sostegno dei più potenti donatori e istituti di ricerca operanti sul continente. Il sapere tradizionale e i semi degli agricoltori africani sono completamente ignorati.
Intanto i governi africani firmano un allarmante numero di accordi che danno a investitori stranieri il controllo sulle più importanti terre agricole, comprese le terre da riso.

COSA STA AVVENENDO?
Prendiamo l’esempio del Mali. Con l’intermediazione di un suo fondo sovrano, il Lap  (Libya Africa Investment Portaolio), la Libia, paese ricco ma privo di una propria produzione alimentare, ha firmato un accordo con il Mali le accorda il controllo su 100.000 ettari di terreno all'interno dell’area dell’Office du Niger - la principale zona di produzione di riso del Mali - come parte di un più ampio progetto di investimenti in infrastrutture per l’area.
Malibya, filiale del Lap a Bamako, è responsabile della gestione del progetto. La costruzione delle infrastrutture è stata affidata a CGC, un’impresa cinese di proprietà della grande compagnia petrolifera cinese Sinopec. Un altra azienda cinese, anonima (probabilmente la Yuan Longping High-tech Agriculture, che già dispone di programmi su grande scala in Africa e di un progetto CGC similare per la produzione di riso ibrido in Nigeria) ha ottenuto un contratto per la fornitura di sementi di riso ibrido cinese utilizzato nel progetto e per la formazione di esperti locali.
Nel dicembre 2007 il Lap aveva già investito 30 milioni di dollari in un progetto di risicoltura in Liberia, da gestire in collaborazione con una ong, la Fondazione per l’aiuto allo sviluppo dell'Africa (Ada), su 15.000-17.000 ettari di terreno ricevuto dal governo liberiano.
In entrambi i casi l'obiettivo dichiarato è quello di contribuire a soddisfare le necessità alimentari locali, ma vi sono motivi per sospettare che il vero scopo è di esportare riso in Libia, dato che Tripoli sta portando avanti un programma ambizioso di 130 miliardi di dollari per lo sviluppo delle infrastrutture, che si prevede richiederà un milione di lavoratori stranieri, la maggior parte dei quali provenienti dall’Asia (nel dicembre 2008 ha firmato un accordo con Bangladesh per l'assunzione di un "congruo numero" di lavoratori).

DUE DIVERSE VISIONI PER L’AGRICOLTURA
Tuttavia,qualunque sia la destinazione del riso, la sua produzione farà poco per gli agricoltori locali. Infatti nel Mali il progetto si sta traducendo nell’espulsione dalla terra di agricoltori locali e compete direttamente con altri progetti per l’approvvigionamento dell’acqua del fiume Niger, la più importante fonte di irrigazione per la regione del Sahel.
"I progetti dell’Office du Niger, come il progetto Malibya e i progetti finanziati per il Millennium Challenge Account dal governo degli Stati uniti, spingono brutalmente all'industrializzazione dell’agricoltura e alla privatizzazione delle terre della zona", dice Mamadou Goita, direttore esecutivo dell’Istituto per la ricerca e la promozione di alternative di sviluppo in Mali. Infatti, all'inizio di questo mese Lonrho, un gruppo con sede a Londra, ha annunciato che era in trattative con il governo del Mali per un progetto di 25.000 ettari di risaie impiantati nell’Office du Niger (in aggiunta agli accordi con l'Angola per 25.000 ettari e con il Malawi per 100.000).
Tali progetti stanno distruggendo la ricca diversità del riso locale, promuovendo alcune varietà moderne, in particolare la varietà Nerica che rappresenta una grave minaccia per i sistemi di sementi rurali del continente, che forniscono fino al 90% del fabbisogno. Assetou Samaké, professore di genetica vegetale presso l'Università di Bamako e membro della Coalizione per la protezione del patrimonio genetico africano (Copagen), dice che la regione dell’Office du Niger è stata trasformata in una "foresta di esperimenti" e si preoccupa che possa diventare un terreno di sperimentazione per gli Ogm e le sementi ibride. Le sementi ibride di riso cinese permettono rendimenti elevati, ma solo con l’utilizzo di una meccanizzazione sofisticata ed elevati livelli di fertilizzanti chimici; inoltre non possono essere conservate dagli agricoltori e quindi devono essere acquistate ogni anno, rendendoli inaccessibili e inutilizzabili per i piccoli coltivatori liberiani o maliani.
Nei primi mesi del 2007 più di 500 tra agricoltori, pescatori, autoctoni, lavoratori alimentari e organizzazioni della società civile provenienti da tutto il mondo si sono riuniti in Nyéléni, in Mali, per rafforzare il movimento mondiale per la sovranità alimentare, movimento che cresce e si rafforza, ma come anche le forze che minacciano di togliere ai piccoli produttori le sementi e le terre che costituiscono la base della loro capacità di nutrire le popolazioni e di garantire loro i mezzi di sussistenza.
Il conflitto tra le due visioni sul futuro del cibo e dell'agricoltura sta per generare una tempesta che la Libia e gli altri accaparratori di terra non potranno prevenire con vuoti discorsi su progetti che farebbero, secondo loro, tutti contenti.

Da Grain, www.grain.com. Trad. e rid. di Beatrice Biliato.

 


 

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