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scheda della rivista numero 152
"SFRUTTAMENTO AGGIUNTO" PER I LAVORATORI MIGRANTI
I 150 milioni di contadini che hanno lasciato le zone rurali alla ricerca di un impiego fanno parte della nuova classe operaia che si è costituita a fianco della vecchia. Con il regime del partito unico, i lavoratori non hanno il diritto elementare di associazione e sono quindi estremamente fragili di fronte a un “super sfruttamento”. Avendo un livello di studio inferiore e una minor qualificazione dei residenti in città, i migranti venuti dalle campagne cinesi hanno un valore nel mercato del lavoro sostanzialmente più debole. Molti di essi sono donne, le quali occupano il livello più basso nella piramide dello sfruttamento.
I salari dei migranti sono così bassi che hanno attirato una massa colossale di investimenti stranieri. Le statistiche cinesi mostrano che la Cina è il mercato favorito delle multinazionali. Gli investimenti all’estero si dirigono verso i paesi dove i salari sono maggiormente bassi, cosa che permette un tasso di profitto elevato, e i salari in Cina sono molto bassi, ancora più bassi che in India, anche se il Pil cinese per abitante è doppio di quello dell’India. La Cina ha ottenuto il titolo di “atelier del mondo” a causa delle sue enormi esportazioni, anche se il titolo più appropriato sarebbe piuttosto “galera del mondo”.
Condizioni di super sfruttamento
Esistono 800 zone franche nel mondo, dove sono impiegati circa 30 milioni di lavoratori. Le zone franche cinesi da sole ne impiegano circa 20 milioni, cioè i due terzi del totale mondiale.
Dal 1995 lo stato ha adottato il Codice del lavoro, che offre una protezione per i lavoratori, con orari di lavoro, regolamento del modo di lavorare, congedi ecc. Ma il codice è applicato raramente: nella maggior parte dei casi, i servizi locali del ministero del Lavoro fanno orecchie da mercante alle lamentele dei lavoratori, arrivando perfino a domandare loro di rinunciare alle loro rivendicazioni perfettamente legali.
Questo aiuta molto le multinazionali, e i loro subappaltatori, a sfruttare senza scrupolo i lavoratori, in particolare le donne, che costituiscono la maggioranza assoluta dei lavoratori delle zone franche. In queste lavorano tra le 12 e le 14 ore al giorno. In caso di ordini urgenti, non è raro che i lavoratori lavorino dalle 8 alle 22 e a volte fino alle due del mattino. Questo oltrepassa largamente la durata massima dell’orario di lavoro permessa. Molti dei lavoratori non hanno che uno o due giorni di riposo al mese e alcuni non ne hanno nessuno. I lavoratori non amano rimanere sotto queste condizioni, ma il rifiuto di fare straordinari si tradurrebbe in licenziamento. Solo i giovani adulti riescono a sopportare un tale carico. Quelli che si avvicinano alla trentina non riescono a continuare così e si licenziano loro stessi, cosa che dispensa la direzione dal pagare loro l’indennità a cui avrebbero diritto se fossero licenziati.
SEMPLICI UTENSILI
Nelle zone franche ci sono molte più donne che uomini e hanno quindi difficoltà a trovare un compagno. Quando una donna ne trova uno può scontrarsi con l’opposizione della famiglia, soprattutto se l’uomo non viene dallo stesso cantone. Per contro, i parenti delle lavoratrici migranti incitano le loro figlie a non scegliere dei compagni delle città. In più, il regolamento di certe fabbriche obbliga le lavoratrici a licenziarsi se si sposano. È frequente che coppie della stessa zona franca vivano separate, ognuno nei magazzini della propria fabbrica. Anche quando la coppia lavora nella stessa fabbrica deve vivere in magazzini separati, rendendo qualunque vita sessuale completamente impossibile. Le donne incinte devono spesso dimettersi, semplicemente perché non possono continuare a lavorare in condizioni così difficili e la direzione le sposta raramente in posti migliori.
Così i datori di lavoro non devono pagare congedi di maternità, anche se questi sono previsti dalla legge. Le lavoratrici sono utilizzate come semplici utensili destinati a creare “valore aggiunto” e non come essere umani. Nella città di Shenzhen, vicino a Hong Kong, il salario minimo, nel 2006-2007, era tra i 700 o 800 Yen al mese (580 o 690 Yen nel 2005-2006). Benché siano i salari minimi più elevati del paese, rimangono scandalosamente bassi. Nondimeno, la maggior parte dei lavoratori migranti non ha neanche quel livello di salario: alcuni possono avere solo 300 Yen, molto insufficiente per nutrirsi correttamente.
Molti dei lavoratori si ammalano a causa degli straordinari. Affrontano numerosi ostacoli per cercare di restare in buona salute visto che la politica brutale del padronato rifiuta loro il congedo per malattia e visto il costo elevato delle cure negli ospedali privati e pubblici. La maggior parte delle donne lavoratrici hanno mestruazioni dolorose. Molte sono miopi, in particolare quelle che lavorano nelle fabbriche di elettronica. Molte di loro subiscono incidenti sul lavoro e l’esposizione a prodotti tossici. A questi problemi fisici si aggiungono, per le donne, delle sofferenze morali dovute alla loro separazione dalla famiglia, all’assenza di reti di solidarietà nelle città, alle molestie sessuali eccetera.
Au Loong-Yu, Nan Shan e Zhang Ping