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scheda della rivista numero 152


Violazioni dei diritti sindacali in Africa

Riportiamo alcuni brani tratti dal rapporto annuale ITUC 2008 (www.ituc-csi.org/).

In numerosi paesi con regimi antidemocratici, i sindacati hanno pagato molto cara la propria determinazione nel continuare a difendere la causa delle lavoratrici e dei lavoratori. Dove ciò si è fatto maggiormente sentire è senza dubbio in Guinea. Durante l’importante mobilitazione sociale che sosteneva una serie di rivendicazioni legittime, la repressione della polizia è stata brutale. Il bilancio ufficiale parla di 129 morti e 1700 feriti. Decine di sindacalisti sono stati aggrediti e arrestati. Rabiatou Diallo e Ibrahima Fofana, i due principali dirigenti sindacali della Intersindical, la coalizione che ha indetto lo sciopero, si sono salvati la vita per miracolo.
Nello Zimbawe, il regime di Robert Mugabe si è mostrato inflessibile nei confronti dei sindacati. Centinaia di scioperanti sono stati sospesi e decine sarebbero stati licenziati, picchiati o arrestati. Solo l’intenzione di fare una manifestazione è bastata per scatenare una repressione selvaggia, come è accaduto in gennaio quando 22 mogli di minatori sono state arrestate per aver cercato di organizzare una manifestazione per ottenere un aumento di salario per i propri mariti. Nel settore educazione, un dirigente sindacale è stato minacciato di morte e un altro è morto poche settimane dopo essere stato arrestato e torturato. In Mozambico uno scioperante è stato assassinato da guardie di sicurezza private in una piantagione di canna da zucchero.

UNA LEGISLAZIONE REPRESSIVA…
In un contesto di costante deterioramento del clima sociale, legato all’aumento dei prezzi dei prodotti e servizi di prima necessità, gli scioperi e le altre azioni di protesta da parte delle lavoratrici e dei lavoratori africani hanno ottenuto pochissime volte risultati positivi. Al contrario, in numerosi paesi le imprese e le autorità hanno represso sistematicamente tutte/i coloro che intendevano rivendicare migliori condizioni.
Le lacune nella legislazione del lavoro sono state spesso un pretesto per i governi per proibire azioni di protesta totalmente legittime. In particolare, l’interpretazione arbitraria di quelli che vengono considerati “servizi essenziali” è servita per giustificare la proibizione di scioperi e manifestazioni e, quando questi hanno avuto luogo, per reprimerli. Questo è avvenuto concretamente in Sudafrica, dove le autorità sono ricorse alla repressione poliziesca. In Egitto ci sono stati centinaia di scioperi e azioni di protesta “illegali”. In Ciad il governo ha ristretto la legge sul diritto di sciopero con lo scopo di reprimere un sciopero generale nel settore pubblico. In Marocco numerosi attivisti sono stati arrestati e condannati per aver “attentato contro valori consacrati” durante le manifestazioni del 1° maggio.
Avendo sfidato le autorità per difendere la loro causa, molti lavoratrici/lavoratori sono stati vittime della violenza della polizia e di sanzioni ingiuste. In particolare in Burkina Faso, Camerun, Repubblica democratica del Congo, Guinea-Bissau, Costa d’Avorio, Mauritania, Namibia e Uganda. In alcune casi le azioni antisindacali hanno avuto una tremenda risonanza: in Sudafrica, centinaia di licenziamenti durante lo sciopero più importante dalla fine dell’apertheid; in Tanzania, 1000 minatori licenziati dal gruppo canadese Barrica; in Nigeria, 34.000 scioperanti hanno perso il loro posto di lavoro in un solo giorno per decisione del governatore.

…CONTRO I DIRITTI SINDACALI
Anche nel settore della stampa si è osservata una recrudescenza degli atti antisindacali. In Nigeria e in Camerun le imprese hanno optato per reprimere alla radice le rivendicazioni dei dipendenti procedendo a numerosi licenziamenti. In Kenya numerosi giornalisti sono stati licenziati per l’appartenenza a un sindacato. Nella Repubblica democratica del Congo la politica contro i sindacalisti è stata particolarmente virulenta sia nella stampa privata che in quella pubblica: il dirigente sindacale di un organo di stampa privato è stata minacciato di morte e tre giornalisti della televisione pubblica sono stati arrestati e maltrattati. In Tunez le attività sindacali dei giornalisti sono seriamente ostacolate.
In vari paesi della regione il recente fenomeno degli investimenti massicci e della concessione di grandi progetti malvenduti alla Cina in settori chiave (miniere, costruzioni, petrolio e altre materie prime) ha sollevato la questione delle ricadute sulla situazione del lavoro e dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici in tali paesi: in alcuni casi progetti importanti sono stati realizzati interamente o in gran parte con manodopera importata in massa dalla Cina e impiegata in condizioni considerevolmente inferiori alle normative minime. Questo solleva il doppio problema del plusvalore, di cui non beneficia assolutamente la popolazione locale, e dell’abbassamento dei diritti e delle condizioni di vita delle lavoratrici e dei lavoratori di questi paesi, già poveri e precari.
Infine, in molti paesi le libertà sindacali continuano a essere interamente controllate dalle autorità, quando non totalmente inesistenti. I sindacati indipendenti sono fortemente repressi, mantenuti ai margine o proibiti. Questo accade nello Swazilandia, in Guinea equatoriale, Libia, Sudan, Eritrea, Etiopia e Djibouti.

Trad. di Anna Camposampiero; adatt. red.

 

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