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articolo della rivista numero 152


Un lungo cammino da percorrere

 

di Miguel Puerto*

La libertà sindacale in America latina

*avvocato, dell’International Centre for Trade Union (Ictur), miguel@ictur.org.

Per il mondo sindacale l’America latina è il continente con il più alto tasso di mortalità, principalmente a causa di un solo paese: la Colombia, dove negli ultimi vent’anni sono stati assassinati più di 2.700 sindacalisti per aver esercitato le proprie attività sindacali. Nel resto del continente, le violazioni più frequenti sono la detenzione e il licenziamento per aver partecipato ad azioni di sciopero o le persecuzioni per la semplice appartenenza a un sindacato o per aver tentato di costituirne uno.

IL CASO COLOMBIANO
Diciamo che il caso colombiano è quantitativamente il più drammatico, non solo per l’alto numero di sindacalisti assassinati negli ultimi anni, ma anche perchè questa drammatica realtà non sembra migliorare, dato che nel corso del 2008 sono stati assassinati 41 lavoratori sindalizzati, cifra che corrisponde al 66% del totale degli omicidi del 2007, quando sono stati registrati 39 assassinati. Le statistiche mostrano, approssimatamente e in media, che ogni tre giorni negli ultimi 21 anni un sindacalista è stato assassinato.
Sfortunatamente l’omicidio non è l’unica violazione di cui soffre il sindacalismo colombiano: ci sono stati più di 225 attentati contro leader sindacali, 193 casi di sparizione forzata, almeno 3.749 sindacalisti hanno ricevuto minacce di morte per le loro attività sindacali e 1.497 hanno dovuto sfollare forzatamente.
I lavoratori colombiani non patiscono solo morti e aggressioni: almeno una terza parte di loro non ha nessun grado di protezione sociale e lavorativa. Se si genera un qualche lavoro, si tratta di un impiego molto precario, quasi sempre con contratto a termine, cosa che entra in contraddizione con l’impegno preso dallo stato colombiano di creare posti di lavoro dignitosi.
Le Cooperative di lavoro associato (Cooperativas de Trabajo Asociado, Cta) sono lontane dallo spirito cooperativo e contribuiscono a deteriorare la qualità dell’impiego; sono uno strumento per negare diritti irrinuciabili dei lavoratori, permettono la precarizzazione del lavoro, non sono imprese produttive ma di commercio e di intermediazione del lavoro.

PRATICHE ANTISINDACALI DEi GOVERNi
Il ministro colombiano della Protezione sociale (ministero del Lavoro) nega a moltissimi sindacati l’iscrizione al registro, contro il mandato della Convenzione della Oil (Organizzazione internazionale del lavoro), così richiedendo di fatto un’autorizzazione preventiva del governo per la creazione e il funzionamento dei sindacati. Questa e altre pratiche antisindacali del governo sono state determinanti nel rendere il tasso di sindacalizzazione uno dei più bassi dell’America latina, che ad oggi risulta essere al 4,5% della popolazione occupata. Solo un lavoratore su 100 ha la possibilità di contrattare le proprie condizioni di lavoro, dato che la maggior parte dei lavoratori o è nel settore informale (58 su 100), o è lavoratore del settore pubblico - settore nel quale la legge nega il riconoscimento di questo diritto -, o si tratta di lavoratori il cui rapporto è smantellato attraverso contratti precari o cooperativi e quindi considerati come lavoratori “indipendenti”.
Disgraziatamente la Colombia non è l’unico paese latinoamericano con chiare politiche antisindacali. In Guatemala, per esempio, dal 2007 ad oggi sono stati assassinati 25 tra dirigenti e iscritti a organizzazioni sindacali e contadine, sono state smantellate sedi sindacali, sono aumentate le minacce contro sindacalisti e sono iniziati processi penali contro molti di loro.
Ma la repressione sindacale non si limita alla violenza fisica: è ancora più grave quella che viene esercitata attraverso la snaturalizzazione delle istituzioni e l’utilizzo dello strumento giuridico per creare un ambiente di impunità, non unicamente con azioni costanti di persecuzione penale contro i sindacalisti ma anche con la constante inadempienza delle garanzie lavorative e politiche perpetrate da agenzie come l’Ispettorato del lavoro e i tribunali del lavoro e di previdenza sociale. A partire dal 1996 (dopo il confliltto) le strategie volte a limitare l’esercizio della libera sindacalizzazione, la negoziazione collettiva e il diritto di sciopero sono state incentivate direttamente dai governi, nonostante la ratifica da parte dello stato guatemalteco degli articoli 87, 98 e 154 della Oil [riguardanti la libertà di associazione e la contrattazione collettiva, N.d.T.]. Nel 1995 in Guatemala il tasso di sindacalizzazione era del 2,5% circa della popolazione economicamente attiva; nel 2004, secondo informazioni fornite dal governo alla Oil, si era ridotto allo 0,59%.
Il Costa Rica non è mai stato chiamato a rispondere di violazioni agli Accordi della Oil, ma il governo e la stessa Corte costituzionale continuano a negare il ricorso allo protezione come meccanismo per rendere effettivo il diritto alla libertà sindacale. Questo tipo di politiche statali sta lasciando i lavoratori costarichensi senza nessuna protezione dei loro diritti lavorativi e sindacali. La situazione tende a peggiorare ancora perchè il governo del Costa Rica ha proposto una riforma costituzionale per l’eliminazione del sindacalismo e la sua sostituzione con la figura del “solidarismo”, ignorando sistematicamente le raccomandazioni della Oil che vanno in direzione contraria.
In Perù si vive un costante disconoscimento dei diritti sindacali; il governo mantiene la tendenza a esternalizzare molti servizi governativi, cosa che sta generando la perdita di molti posti di lavoro all’interno delle imprese statali e della amministrazione pubblica e, contemporaneamente, rende più difficile la possibilità che i lavoratori possano esercitare il diritto alla sindacalizzazione. La maggior parte dei datori di lavoro assume i lavoratori con contratti a termine anche per ridurre il numero degli iscritti ai sindacati, sebbene la legge limiti il numero dei lavoratori temporanei all’interno di un’impresa al 20% della manodopera totale. Il 61% della popolazione economicamente attiva è occupata nell’economia informale.

PROSPETTIVE DI CAMBIAMENTO
Potremmo proseguire esaminando altri paesi latinoamericani per scoprire la stessa realà, ma va anche detto che si intravedono propettive di cambiamento per il movimento sindacale, che ci permettono di pensare che questo male endemico abbia una soluzione.
L’Ecuador - paese che ha vissuto realtà sindacali molto simili agli esempi considerati - recentemente ha approvato una nuova Costituzione in cui i diritti sindacali e la libertà di associazione sono messi tra i diritti fondamentali, per cui  nell’Ecuador di oggi l’obbligo dello stato di dare protezione ai lavoratori affinchè ci sia pieno rispetto della loro dignità, il diritto a una vita decorosa, a una remunerazione e retribuzione giusta, ha pieno valore di legge costituzionale.
La nuova Costituzione dichiara che lo stato è obbligato a garantire un lavoro senza alcun tipo di discriminazione, un lavoro che non danneggi la salute e che sia libero per tutti, includendo i rapporti da lavoro dipendente, il lavoro autonomo, i lavori di autosostentamento e di cura della persona. Vengono riconosciuti come appartenenti ai settori produttivi tutti i lavoratori, anche quelli che lavorano in proprio o autonomi, i piccoli commercianti, le unità economiche comunitarie, le cooperative, i lavoratori artigiani e i lavori famigliari.
Forse l’elemento più incisivo della nuova costituzione circa la difesa dei diritti sindacali è la garanzia che lo stato deve dare al diritto di libertà di associazione. Si riconosce in maniera inequivocabile il diritto e la libertà di organizzazione dei lavoratori, senza alcun tipo di autorizzazione preventiva. Questo diritto comprende la formazione di sindacati, unioni, associazioni e altre forme di organizzazione, l’iscrizione al sindacato di propria preferenza e la dissociazione dallo stesso secondo la propria volontà. Allo stesso modo riconosce il diritto di sciopero ai lavoratori e alle loro organizzazioni.
È una delle poche costituzioni al mondo che vieta in maniera esplicita qualunque forma di precarietà, come l’intermediazione del lavoro, la terziarizzazione in attività proprie e abituali dell’impresa o del datore di lavoro, i contratti a ore o qualunque altra contrattazione individuale o collettiva che danneggi i diritti dei lavoratori.
Ancor prima dell’Ecuador, il Venezuela aveva fatto passi avanti nel tentativo di migliorare e garantire i diritti dei lavoratori. La nuova Costituzione venezuelana e la Legge generale sul lavoro (Ley Orgánica del Trabajo) garantiscono la libertà sindacale a tutte le lavoratrici e i lavoratori venezuelani, con l’unica eccezione dei membri delle forze armate.
La Legge generale sul lavoro è stata recentemente riformata con cambiamenti positivi incorporando una serie di raccomandazioni formulate dall’Oil. Tra le raccomandazioni aggiunte vale la pena di sottolineare la fissazione del salario minimo mediante la trattativa sociale nazionale (prima il salario minimo era fissato unilateralmente dal governo) e una disposizione con cui si segnala esplicitamente che i sindacati sono liberi di indirre elezioni sindacali in accordo con gli statuti interni.

NEOLIBERISMO E NEGAZIONE DEI DIRITTI
Questa rapida panoramica sulle libertà sindacali in alcuni paesi dell’America latina ci mostra le difficili condizioni di cui soffrono il movimento sindacale e i lavoratori in questa parte del continente. Ci mostra anche che nei paesi in cui le politiche neoliberiste e del libero mercato si sono sempre più istituzionalizzate, esse vanno in parallelo con la negazione e il disconoscimento dei diritti basilari dei lavoratori e delle libertà sindacali. Oggi la stragrande maggioranza dei lavoratori latinoamericani ha lavori precari, senza alcun tipo di protezione statale, nonostante questi paesi abbiano ratificato gli Accordi della Oil. La percentuale di lavoratori assunti in maniera diretta dalle imprese è una minoranza, in contrasto con l’immensa maggioranza subappaltata da imprese di facciata, conosciute con il nome di Cooperative del lavoro, figura amorfa di contrattazione che ha snaturato la linea essenziale e storica del movimento sindacale, per il fatto che disobbligano i padroni dai loro doveri lavorativi, salariali e fiscali, mentre i lavoratori sono truffati sotto l’artificio e la finzione di averli trasformati in professionisti e padroni del proprio destino.
In contrasto con questa realtà vediamo che i paesi latinoamericani che hanno detto “no” alle politiche neoliberiste sono quelli che presentano un miglioramento anche nelle politiche riguardanti le libertà sindacali e i diritti dei lavoratori. Quando i governi daranno importanza più ai lavoratori, agli esseri umani che alle merci, quel giorno noi lavoratori del mondo potremo far valere i nostri diritti.

Trad. di Anna Camposampiero; adatt.red.

 

 

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