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articolo della rivista numero 152


Questo monografico

 

Un monografico dedicato alle libertà e ai diritti sindacali in questo momento storico-politico assume un significato preciso: la crisi economica mondiale diventa un’ulteriore opportunità per il capitale per attaccare il mondo del lavoro ed è necessario che le lavoratrici e i lavoratori riprendano coscienza del loro ruolo, dei loro diritti e, perché no, del concetto di “classe”, parola ormai considerata desueta nella fase del neoliberismo trionfante.
Gli articoli che presentiamo vogliono fornire una panoramica, che non ha certo la pretesa di essere esaustiva, che mostri come, al di là delle congiunture internazionali, i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori siano oggetto di attacchi generalizzati ovunque da più di 20 anni. Non solo in alcuni di quei paesi del cosiddetto Sud del mondo, dove le lotte sono volte alla conquista dei diritti basilari e dove la repressione è brutale, ma anche in molti dei paesi “ricchi”, dove quotidianamente sono messi in discussione diritti acquisiti e lo stesso stato sociale.
In questo breve viaggio in paesi diversi, nonostante le legislazioni cambino, le differenze storiche siano evidenti, i contesti nazionali incidano, appare eclatante come le restrizioni ai diritti e alle libertà sindacali siano patrimonio comune.
A partire da continenti come l’America latina, tristemente noto per il numero di sindacalisti uccisi, passando per l’Africa, dove nuove associazioni di lavoratori prendono vita dentro l’economia informale sempre più predominante rispetto a quella tradizionale, fino all’Europa, occorre riconsiderare il ruolo stesso dei lavoratori e delle lavoratrici e di conseguenza quello delle loro organizzazioni: i sindacati.
Nei paesi industrializzati le organizzazioni sindacali - spesso ormai inadeguate e incapaci di valutare i cambiamenti sostanziali che si sono verificati nell’organizzazione del lavoro - si sono allontanate dalla loro base con politiche sindacali concertative e fallimentari, così come la classe operaia, più tradizionalmente organizzata, ha perso quella capacità di autorganizzazione e di costruzione di fronti (anche a livello internazionale) a tutela dei propri diritti. Avanza sempre di più una forma di invidualizzazione che accentua il carattere di merce del lavoro stesso e produce quello stato di solitudine del lavoratore per cui la propria sopravvivenza è prioritaria e il concetto di solidarietà quasi completamente smarrito. La perdita del ruolo sociale dei lavoratori e quindi della capacità di incidere sulle scelte economiche comunitarie e dei propri governi impone alle organizzazioni sindacali l’apertura di una seria riflessione sul proprio agire e sul senso stesso del fare sindacato (oggi anche solo applicare quanto stabilito nella Dichiarazione sui principi e i diritti fondamentali nel lavoro dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) sarebbe già un’azione rivoluzionaria).
Tutto ciò va a vantaggio del capitale e delle multinazionali, che trovano appoggio nelle istituzioni di governo, come l’Unione europea che, con il Trattato costituzionale prima e con il Trattato di Lisbona ora, considera la competitività al di sopra di qualunque altro diritto (dei lavoratori) o dovere (delle multinazionali stesse e degli stati). Se tutto questo caratterizzava lo sfruttamento solo delle lavoratrici e dei lavoratori nel Sud del mondo, oggi anche nelle realtà più vicine a noi il prezzo da pagare per vedere aumentare il profitto di pochi ricade totalmente su molti.
Come paradigma di tutto ciò, vogliamo segnalare quanto accaduto a Kostantina Kuneva, immigrata bulgara che lavora da anni come interinale nel settore delle pulizie ad Atene, nota per la sua attività sindacale. Kostantina ha denunciato le pratiche abituali degli appaltatori delle pulizie: i contratti fuori norma, le ore di lavoro e gli straordinari non pagati, lo scarto tra i soldi per i quali firmano i lavoratori e quelli che effettivamente ricevono, l’assunzione di immigrati e di immigrate che sono più ricattabili, il non versamento dei contributi previdenziali, la costrizione per i lavoratori a firmare contratti “in bianco” di cui non ricevono mai la copia, il lavoro di 6 ore pagate per 4,5 ore (salario e contributi) in modo da non raggiungere mai le 30 ore settimanali ecc. Il 27 dicembre 2008 Kostantina è stata aggredita e le hanno gettato dell’acido sul viso mentre rincasava dal lavoro.
A Kostantina, diventata suo malgrado simbolo della negazione dei diritti, va tutta la nostra solidarietà.

* il monografico è stato curato da Anna Camposampiero e Luigia Pasi - Ufficio internazionale SdL Intercategoriale

 

 

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