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articolo della rivista numero 152


Globalizzare i diritti, una sfida

di Enzo Masini*
La Fiat e gli imprescindibili diritti dei lavoratori

* responsabile nazionale Fiom settore auto.

La grande varietà di paesi e sindacati al XII Consiglio mondiale della federazione internazionale sindacati metalmeccanici (Fism) per l’auto, tenutosi a San Paolo (Brasile) il 16 e 17 giugno, rappresentava il carattere globale raggiunto dall’industria automobilistica.
Erano infatti presenti, fianco a fianco, i rappresentanti dei paesi di più vecchia industrializzazione (Europa e Stati uniti), quelli protagonisti del Secondo dopoguerra (Giappone, Corea), fino ai sindacati dei paesi emergenti (Brasile, India, Messico, Sudafrica, Turchia). Grande assente la Cina, dove ai lavoratori continua a essere negato, assieme al diritto di sciopero, quello della libertà di associazione sindacale.

L’”internazionale” del capitale…
Più di ogni altra, l’industria automobilistica simboleggia lo sviluppo globale del capitalismo: le maggiori case produttrici occupano - in modo diretto e nella componentistica - un esercito di salariati in ogni angolo del mondo e si fanno forti delle profonde disparità di diritti, orari e salari.
La pratica della delocalizzazione produttiva e le sconfitte sindacali degli anni Ottanta in Europa e quelle ancora precedenti negli Usa hanno portato nei paesi più industrializzati a perdite di diritti, all’indebolimento del potere contrattuale, a un peggioramento delle condizioni di lavoro. Le dottrine neoliberiste hanno ridimensionato radicalmente le conquiste nel campo sociale e nel lavoro, facendo della precarietà la nuova regola del mercato.
Nei paesi in via di sviluppo, nello stesso tempo, le grandi case automobilistiche (europee, nordamericane, giapponesi) con il totale sostegno dei governi locali hanno attuato una politica di negazione dei diritti sindacali, contrastando le rivendicazioni economiche e sociali e, non di rado, con licenziamenti di massa e rappresaglie violente hanno cercato di impedire l’associazionismo sindacale.
Queste realtà, profondamente diverse ma tenute assieme dal capitale globale, erano presenti al Consiglio mondiale dell’auto con le evidenti contraddizioni che si aprono ogni volta che i quartier generali di General motors, Volkswagen, Toyota o Renault devono “allocare” un prodotto.
Dove e a quali condizioni il veicolo dovrà essere prodotto: in Europa occidentale o nei paesi dell’Est, negli Stati uniti o in Centro-Sud America? Questa strategia di mettere in gara fra loro i diversi stabilimenti sta ormai interessando i singoli paesi: localizzano le produzioni nel sud degli Usa perché privi di sindacato, spostano le attività da San Paolo ad altre aree del Brasile con salari ridotti della metà e orari più lunghi.
A fronte di questa “internazionale” del capitale avremmo bisogno dell’”internazionale” del lavoro, di obiettivi, rivendicazioni, lotte unificanti. Non bastano le affermazioni, non esistono scorciatoie, per fare passi in questa direzione dobbiamo necessariamente procedere a costruire rapporti fra culture e pratiche sindacali diverse e concrete iniziative di solidarietà.

… E L’”INTERNAZIONALIZZAZIONE” DEL LAVORO
Per i metalmeccanici italiani significa, innanzitutto, misurarsi con la Fiat, l’ultima nostra grande industria.
Il gruppo Fiat ha accumulato un ritardo consistente rispetto alle altre grandi case automobilistiche nel processo di internalizzazione e il peso preponderante di due mercati “domestici” (Italia e Brasile) l’ha condotta, in momenti di congiuntura negativa, a far pagare ai lavoratori prezzi assai pesanti per gli errori dei massimi dirigenti.
Evitato il tracollo, sanato il bilancio e ripreso a fare profitti, il gruppo Fiat ha accelerato l’internazionalizzazione dei diversi settori: dall’auto alla componentistica (Magneti Marelli, Fpt), da Iveco a Cnh.
La Polonia - con Cinquecento e Panda - garantisce la tenuta delle quote di mercato in Europa. In America latina, in rapido sviluppo, gli occupati del gruppo hanno raggiunto quota 45.000. In Serbia è stata acquisita la Zastava. In Slovacchia, Magneti Marelli sta avviando un nuovo stabilimento.
Agli interventi diretti vanno aggiunti gli accordi di collaborazione (33 nel giro di tre anni, dei quali 24 di carattere industriale) con joint ventures che potenziano precedenti intese (in Turchia) o ne costruiscono di nuove (India, Cina, Russia).
Se prendiamo in considerazione gli investimenti annunciati da Fiat per il prossimo triennio, questi sembrano essere solo per un quarto in Italia e, conseguentemente, la parte di gran lunga prevalente sarà all’estero.
Dunque per il movimento sindacale del gruppo Fiat, come è già avvenuto per le altre grandi industrie dell’auto, la dimensione internazionale dell’impresa diviene un tema ineludibile.
L’occasione dell’incontro che si terrà il 5 e 6 settembre a Torino fra i rappresentanti dei lavoratori italiani, brasiliani, polacchi, turchi e serbi (alcune delle più significative realtà produttive del gruppo) sarà il momento per lanciare una sfida alla Fiat: sottoscrivere, nell’ambito del rinnovo dell’integrativo aziendale, un accordo quadro internazionale che la vincoli, nelle proprie realtà produttive e in quelle della fornitura, al rispetto dei fondamentali diritti (previsti nelle Convenzioni internazionali dell’Oil) del lavoro, di libertà sindacale e contrattazione collettiva, al divieto del lavoro minorile, del lavoro schiavo…
Questo incontro internazionale cade in una situazione economica negativa con una pesante ricaduta nei mercati dell’auto. Per reggere a una concorrenza sempre più agguerrita, il gruppo Fiat che ha risanato il proprio bilancio, deve mettere in campo un piano industriale basato su imponenti investimenti nella ricerca e la produzione di una nuova generazione di motori meno inquinanti e a basso consumo per arrivare all’elettrico e all’idrogeno.
Ricerca e innovazione sono le condizioni per mantenere l’industria automobilistica in Italia e, nello stesso tempo, contribuire a migliorare le condizioni dei lavoratori in ogni parte del mondo.

 

Da: “Notizie Internazionali”, n.112/113, giugno/agosto 200; adatt. red.. Ringraziamo Meta Edizioni e la Fiom Cgil per la gentile concessione.

fiat mondo

 

 

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