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articolo della rivista numero 152


I sindacati e l’economia informale

di Mohammed Mwamadzingo*

Il ruolo dei sindacati nel settore dell’economia informale

*docente di Economia all’Università di Nairobi, membro dell’Oil.

 

Anche se esistono delle reali differenze tra i lavoratori del settore formale e quelli del settore informale, i sindacati africani dovrebbero gettare dei ponti tra i due. Ma come possono farlo?

La crescita dell’economia informale
Il dibattito sul ruolo dell’economia informale nello sviluppo economico dell’Africa si è sviluppato negli anni Ottanta e Novanta, quando le misure economiche rigorose adottate dalle istituzioni finanziarie internazionali hanno causato licenziamenti di massa nel settore pubblico, la liberalizzazione dell’economia e la privatizzazione delle imprese di stato. Si è allora assistito a un declino spettacolare dell’impiego in tutti i settori strutturati, da cui l’importanza crescente dell’economia informale.
L’aumento di impiego nell’economia informale è legato principalmente alla lentezza di crescita d’impiego nel settore strutturato e al suo ripiego. La mancanza di dinamismo di quest’ultimo sembra essere essenzialmente dovuta all’interazione di tre fattori:
1 - la crescita rapida e significativa della manodopera urbana, dovuta a un miglioramento delle condizioni di vita e a un esodo dalla campagna verso la città;
2 - i programmi di stabilizzazione e di ristrutturazione economica messi in atto agli inizi degli anni Ottanta, che sono all’origine del calo dei posti di lavoro nel settore pubblico e del calo dei redditi netti e dei salari
3 - la ricerca di una flessibilità e di una deregolamentazione maggiori, rese necessarie dalla concorrenza crescente sui mercati mondiali, cosa che ha dato più peso al capitale e ridotto il costo della manodopera.

Definizione e caratteristiche dell’economia informale
Malgrado le numerose ricerche sull’economia informale, la sua definizione e la sua ampiezza sono soggette a controversie, nella misura in cui la sua ampiezza, la sua natura e la sua composizione variano da una regione e da un paese all’altro.
I lavoratori dell’economia informale fanno tutto quello che è in loro potere per uscire dalla povertà. Attraverso le loro azioni, che sarebbe più giusto definire reazioni, hanno contribuito alla creazione di un settore dove fioriscono una moltitudine di attività, in costante evoluzione, costituite dai venditori ambulanti irregolari, dai lustrascarpe, da piccole società commerciali, da produttori di servizi e di numerosi altri agenti economici.
L’economia informale è praticamente la sola scappatoia ed è spesso fonte di speranza per quelli che la utilizzano; è sinonimo di spirito di iniziativa e di immaginazione, ma favorisce anche lo sviluppo di traffici di ogni genere al limite della “legalità”, ragione per cui è spesso oggetto di attacchi feroci ed è vista in maniera negativa.
L’economia informale è caratterizzata (caratteristiche non universali, tenendo conto dell’esistenza di numerose “economie informali” differenti, con livelli di produttività, utilizzo e organizzazione della manodopera e di reddito differenti) nelle zone urbane da diverse attività economiche condotte in gran parte da individui isolati che dispongono di un piccolo capitale e di manodopera; da una serie di agenti economici che producono e distribuiscono beni e servizi per generare redditi e lavoro; dalle tecnologie a forte densità di lavoro, accesso facile, livelli di concorrenza elevata, produzione di beni e servizi di scarsa qualità, capacità limitata di accumulazione e accesso limitato ai beni, ai crediti e ad altri servizi, manodopera non dichiarata e non protetta e relazioni di produzione precarie.

La specificità dei lavori informali
I sindacati africani sono sempre più coscienti dell’importanza crescente dell’economia informale per l’economia della regione. L’affiliazione ai sindacati ha conosciuto un declino rapido in seguito ai licenziamenti di migliaia di lavoratori del settore pubblico, la maggior parte dei quali sono passati all’economia informale, sviluppando generalmente delle attività che prima servivano a completare dei salari inadeguati e molto bassi. Questo spiega in parte perché i sindacati considerano oggi l’economia informale come una risorsa potenziale di nuovi iscritti in vista di consolidare la loro influenza politica e la loro rappresentatività, oggi in ribasso.
Tuttavia è importante comprendere prima di tutto le differenze fondamentali che esistono tra i lavoratori del settore informale e quelli del settore strutturato, così come gli obblighi dell’organizzazione e gli obiettivi dei sindacati, poiché è semplicemente impossibile la trasposizione delle loro attività tradizionali nell’economia informale.
Quindi, numerose questioni di formazione dei lavoratori tradizionali sono oggetto di un interesse evidente per i lavoratori indipendenti o che hanno dei lavori instabili e precari, i quali, tuttavia, interamente assorbiti dalle loro attività, non dispongono del tempo necessario per partecipare a riunioni di tipo sindacale e hanno raramente i mezzi per pagare quote regolari.
I lavoratori dell’economia informale si devono mettere in relazione con problemi specifici:
- Insicurezza del regime fondiario. Tenuto conto dell’aumento dei prezzi dei terreni situati nelle zone urbane, questo problema ha poche possibilità di migliorare. Gli sforzi indirizzati a ricollocare gli operatori dell’economia informale su terreni meno cari nei dintorni delle città sono pratica corrente, ma sono destinati al fallimento semplicemente perché i clienti sono pochi e dislocati. I lavoratori preferiscono quindi occupare terreni pubblici o privati nelle zone in cui ci sia mercato e in cui possano guadagnarsi da vivere. Questa pratica impedisce loro di accedere a diversi servizi o infrastrutture, diminuisce la loro produttività e li espone ad alcuni rischi come l’arresto, la confisca dei beni, gli incendi e i furti.
- Accesso limitato al credito. Aggravato dall’impossibilità di creare dei legami vitali tra micro e macro interventi.
- Assenza di un quadro propizio all’organizzazione. L’organizzazione dipende da un insieme di meccanismi di dialogo e di negoziato che attualmente mancano.
- Confusione tra associazione dei datori di lavoro e sindacati. Le federazioni dei datori di lavoro (soprattutto in Kenya) si sono anch’esse accorte dell’interesse che si manifesta verso l’economia informale per l’iscrizione di nuovi membri. In alcuni paesi sindacati e associazioni padronali si fanno concorrenza per l’affiliazione.

La strategia dei sindacati
Detto questo, i sindacati hanno un ruolo importante da giocare, sia per i benefici dei lavoratori dell’economia informale, sia nel loro stesso interesse per poter allargare la loro base. Pur non potendo sperare di convincere i lavoratori dell’economia informale a diventare membri regolari con quote di iscrizione, per tutta una serie di ragioni di struttura e di fondo, sono comunque in una posizione ideale per costituire delle alleanze strategiche con le organizzazioni dell’economia informale, come è avvenuto in Ghana con la costituzione di un gruppo di parrucchieri, di fotografi e di trasportatori. I sindacati sono anche ben piazzati per negoziare dei miglioramenti delle condizioni dei lavoratori dell’economia informale senza comunque compromettere i diritti acquisiti dei lavoratori dei settori strutturati, ruolo che può dare loro più peso nelle assunzioni di decisioni sociali e politiche.
Può essere tuttavia possibile integrare totalmente i lavoratori dell’economia informale nel movimento sindacale tradizionale: è chiaramente il caso di un dipartimento o una cellula creata in seno al sindacato in vista di venire in aiuto ai membri della famiglia dei lavoratori del settore strutturato. Un’altra possibilità potrebbe essere la creazione di una struttura speciale all’interno dei sindacati per dare servizi utili, forse nuovi, a trattare i problemi dei lavoratori licenziati. Questo permetterebbe di mantenere questi lavoratori nell’ambito del sindacato invece di vederli abbandonare il loro status di membro quando perdono il loro lavoro nel settore strutturato. Questo tipo di servizi richiede risorse importanti e può anche creare contrasti giuridici o politici interni.
I sindacati possono creare alleanze strategiche con le associazioni dell’economia informale e rafforzare le loro potenzialità mettendo a disposizione servizi di orientamento e di formazione per la manodopera. Le associazioni dei lavoratori dell’economia informale devono potersi sviluppare, con l’aiuto dei sindacati, in strutture democratiche che funzionino in maniera trasparente ed efficace. Si sono già costituite, nell’economia informale, alcune organizzazioni e associazioni di tipo sindacale: secondo uno studio della Oil, in Tanzania rappresentano il 20%, contro l’1% in Colombia e meno del 9% nell’Asia meridionale. I sindacati potrebbero anche offrire un altro tipo di aiuto insegnando loro a pianificare manifestazioni pacifiche, picchetti, pressioni o altre azioni collettive, che possono giocare un ruolo importante nell’impedire alle autorità di mettere in atto misure sfavorevoli agli impieghi dell’economia informale; inoltre possono offrire servizi, per esempio apportando un sostegno istituzionale provvisorio o servendo da intermediari con gli organismi finanziari e locatori di fondi per l’ottenimento di crediti.
D’altra parte risulta evidente che anche le organizzazioni dei datori di lavoro possono avere un ruolo centrale nell’incoraggiare la modernizzazione dell’economia informale e nel rafforzare la loro interazione con le imprese del settore strutturato. Alcune hanno cominciato a vedere nelle piccole micro-imprese delle risorse potenziali di nuovi associati. In Kenya, Nigeria e Uganda le associazioni padronali assumono un ruolo attivo proponendo servizi istituzionali per favorire lo sviluppo delle attività dell’economia informale.
Tenuto conto dell’esistenza di meccanismi di concertazione tra i sindacati e le confederazioni padronali, il settore informale potrebbe offrire nuove possibilità di interazione, parallelamente agli approcci tradizionali che sono il dialogo e la contrattazione collettiva.
Al di là dell’importanza stessa dell’organizzazione dei lavoratori del settore informale, il movimento sindacale africano deve affrontare strategie organizzative a lungo termine per reclutare e proteggere i lavoratori. Per questo bisognerà senza dubbio che i sindacati adattino le loro regole e le loro strutture interne ai bisogni dei lavoratori del settore informale e integrino questi lavoratori negli organismi decisionali.
La Oil, dato il posto particolare che ha nel mondo delle istituzioni e delle organizzazioni internazionali, la sua struttura tripartita e i suoi valori e avendo come obiettivo la promozione della giustizia sociale e del diritto a un lavoro decente anche per le lavoratrici e i lavoratori dell’economia informale, ha un ruolo particolarmente strategico nell’aiutare le organizzazioni sindacali a inserirsi nell’economia informale.

Trad., rid. e adatt. di Anna Camposampiero.

 

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