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articolo della rivista numero 152


Nasce l’organizzazione dei lavoratori delle Americhe

 

Quello che non è stato ottenuto in America latina, per esempio nell’integrazione, si è ottenuto nel sindacalismo. Una nuova organizzazione confederale che comprende i rappresentanti dei lavoratori degli Usa e del Canada è nata a Panama.
Dopo tre anni di duri e intensi negoziati, due delle più grandi organizzazioni dei lavoratori dell’America, la Clat (Confederazione latino-americana dei lavoratori) e la Orit (Organizzazione regionale interamericana dei lavoratori), con mezzo secolo di storia alle spalle, si sono sciolte, nei rispettivi congressi straordinari, per dare vita a una nuova organizzazione: la Csa, la Confederazione sindacale dei lavoratori delle Americhe.
I rappresentanti di ambedue le organizzazioni, con emozione e tristezza, hanno detto addio al passato e hanno deciso di guardare verso un futuro che, sebbene incerto, grazie alla forza di tutte e due le organizzazioni e alla loro vasta esperienza nella difesa dei diritti dei lavoratori, ha le carte vincenti sul tavolo.
La decisione ha suscitato un intenso dibattito, perché è vero che occorre guardare al futuro con ottimismo, ma anche essere realisti: il cammino può essere difficile. Secondo alcuni osservatori e invitati europei che accompagnano il movimento sindacale latinoamericano da alcuni decenni, la fusione ha due inconvenienti: in primo luogo, il grado di attrazione verso il sindacalismo è maggiore quando ci sono due o più correnti anziché un'unica come ora; in secondo luogo, la perdita del pluralismo sindacale limita la creatività e produce più arroganza, cosa che si evita invece con la competizione tra diverse correnti.

PIÙ UNITÀ E MAGGIOR FORZA
Dall’altra parte ci sono le opinioni di coloro che credono, come i membri della nuova organizzazione, che l’unità sindacale dia maggior forza al movimento sindacale e che in un mondo in cambiamento le fusioni siano sane e desiderabili, perché così si può avere maggiore solidarietà e lottare uniti per i diritti dei lavoratori. Inoltre, la fusione che si è concretizzata  nella Csa ha una proiezione globale e regionale di interessi comuni. Anche l’indipendenza organica su scala nazionale delle organizzazioni già esistenti che si uniscono ora nella nuova confederazione continentale è preservata.
L’appena costituita confederazione del continente ha come presidentessa Linda Chavez-Thompson, una donna chicana, agguerrita nella lotta sindacale e dolce nel personale. Per lei, le differenze sono nel culturale e non negli obiettivi. “Ora saremo uniti, cammineremo con lo stesso ritmo e la stessa voce per ottenere migliori risultati e più dignità per i lavoratori”, ha commentato in un’intervista con Radio Nederland.
Linda Chavez-Thompson ritiene che i governi collaborino sempre e solo con alcune organizzazioni sindacali, aumentando ancor più la divisione esistente tra i lavoratori. “Ora non possono continuare a fare questo con noi, poiché siamo una sola voce, desideriamo le stesse cose e lavoreremo seguendo le stesse linee”.
La dirigente sindacale ha spiegato nell’intervista a Radio Nederland che, all’inizio, si domandava se la nuova organizzazione dovesse essere latinoamericana o interamericana: “Se avessimo lasciato fuori gli Usa o il Canada non avremmo potuto aiutarci reciprocamente. Molta gente pensa che siccome noi siamo statunitensi, di un paese molto potente, stiamo bene. Ma non è così, negli Stati uniti abbiamo gli stessi problemi che si hanno negli altri paesi. È vero che in Colombia uccidono i sindacalisti e che da noi non succede, ma negli Stati uniti dobbiamo lottare ogni giorno contro un governo pessimo e leggi molto obsolete”.
La nuova organizzazione sindacale ha nel suo direttivo dirigenti sindacali conosciuti, come il colombiano Julio Roberto Gomez, prima presidente della disciolta Clat.
Nel programma d’azione della Csa, che conta 30 milioni di affiliati, si riflette il fallimento del modello neoliberista globale, modello che si è sviluppato in deperimento dell’intervento di stato. In esso vi è la critica alle multinazionali che per ottenere profitto non hanno adeguato i servizi essenziali, si ripudiano tutte le guerre e viene adottata come premessa fondamentale la promozione della strategia dello sviluppo sostenibile: un modello che deve avere tre punti focali, quello economico, quello sociale e quello ambientale.
Sergio Acosta


Trad. di Anna Camposampiero.

 

 

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