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scheda della rivista numero 151
IL VIAGGIO DI BENEDETTO XVI IN FRANCIA
Gianluca Paciucci
Il viaggio di Benedetto XVI in Francia del 12-15 settembre scorso si è articolato in diversi momenti: incontro con Sarkozy all'Eliseo; incontro con rappresentanti dell'intelligencija francese presso il Collège des Bernardins; messa celebrata nel cuore della capitale francese; e infine visita a Lourdes, nel 150° anniversario dell'apparizione della Madonna (Immacolata concezione) a Bernadette. Varie sono le facce del papa a essersi in questo modo mostrate: il papa-uomo politico; il papa-intellettuale; il papa-comunicatore e agitatore di folle; il papa della devozione mariana. Ma queste facce ne fanno una sola: quella del papa della Riconquista cattolica di una Francia che si sarebbe perduta dietro le sirene del 'laicismo': obbedendo ai precetti delle apparizioni di Fatima la Riconquista di Giovanni Paolo II ha interessato la Russia atea, mentre al suo successore spetta il compito di riportare all'ovile la Francia di Voltaire.
Due sarebbero i pericoli incombenti sulle nostre società (dal discorso al Collège des Bernardins), l'“arbitrio soggettivo” e il “fanatismo fondamentalista”: si potrebbe concordare su questi due elementi se non celassero un impressionante non-detto. L' “arbitrio soggettivo”, che peraltro è anche 'autonomia' positiva e non soltanto 'atomizzazione', è il pensiero egemone dell'epoca postmoderna, epoca di cui la Chiesa cattolica fa parte, che ha contribuito a plasmare e di cui gode i frutti. A che pro condannare gli idoli del denaro, del potere e del sapere, se la Chiesa e i suoi alleati venerano questi idoli nei fatti, e senza la minima vergogna? Parlando all'Eliseo, il papa avrebbe potuto guardare il polso del suo fan Sarkozy per scoprirvi un rolex devoto e, poco distante, la terza moglie del presidente; parlando agli intellettuali, avrebbe potuto denunciare la furia del sapere asservito al potere e ormai privo di qualsiasi venatura critica (ne sanno qualcosa Marcello Cini in Italia, e tutti quei coraggiosi che hanno osato e osano alzare la testa: la gogna mediatica li ha esposti e travolge); parlando alle folle di fedeli, si sarebbe potuto accorgere del rischio di questi spettacoli di massa, simili e diversi da quelli del suo predecessore, ma ugualmente passivi nel rapporto tra un pastore e il suo gregge, ed espressione certa di potere/potenza. Quanto al “fanatismo fondamentalista”, anche qui Benedetto XVI avrebbe potuto guardare in casa propria, non solamente nelle frange estreme di tradizionalisti, ma nella sua stessa predicazione e azione concreta. Le ingerenze della Chiesa cattolica in Italia e, in futuro, nell'amata Francia, si immettono nel solco del fondamentalismo: se le radici/fondamenta dell'Europa sono cristiane, esse devono dare linfa a tutti i nostri Stati e popoli. Ai governi non resta che obbedire (e pagare), ai cittadini di qualsiasi credo non resta che adeguarsi.
Il presidente Sarkozy ben volentieri è stato attore di spalla, sicuro di poter riscuotere in seguito la ricompensa per il suo impegno. Certo, Benedetto XVI ha ribadito il no alle seconde nozze, alla comunione per i divorziati, e litania solita, perché “la famiglia è in tempesta”: ma cortesemente lo ha fatto a Lourdes, e non all'Eliseo. Della tempesta familiare di Sarkozy sapremo molto, e piamente attendiamo, dalla fiction che Endemol France (Mediaset/Berlusconi) ci proporrà a partire da un romanzo su Sarkò e Carlà di cui ha acquistato i diritti.
Ma andiamo al discorso del presidente della Repubblica francese nella cerimonia di benvenuto al papa: niente di nuovo rispetto al Discorso del Laterano, ma sicuramente meno fuochi d'artificio. Un solo concetto ben ribadito: quello della “laicità positiva”, della “laicità aperta” che sarebbe “un invito alla tolleranza, un invito al rispetto”. E prosegue: “...Dio sa che le nostre società, Santità, hanno bisogno di dialogo, di rispetto, di tolleranza, di calma. Ebbene, lei offre una possibilità, un incoraggiamento, una dimensione supplementare a questo dibattito politico...”. Su questa “laicità positiva” il papa si è detto interamente d'accordo: “...Lei ha utilizzato, signor Presidente, la bella espressione di 'laicità positiva'...”. In cosa essa consista non lo sappiamo ancora, ma qualche idea ce la fornisce il papa, subito dopo aver sottolineato la necessaria “distinzione tra il politico e il religioso” ma anche “la funzione insostituibile della religione per la formazione delle coscienze e del contributo che può apportare, con altre istanze, alla creazione di un consenso etico fondamentale nella società...”. E’ in quell'insostituibile che si condensa il senso di tutto il discorso e della Riconquista. Siamo nel campo delle ricette risolutive, delle medicine religiose da somministrare a un malato, del farmaco totale: insomma, è positiva la laicità di quello Stato che accetta la cura Ratzinger... Ma 'medice, cura te ispum', medico, cura te stesso, verrebbe da dire. “Alla decristianizzazione galoppante dell'Europa e della Francia, i cui segni inequivocabili si leggono nel numero decrescente dei battesimi o delle ordinazioni, [il papa] ha scelto di opporre una fede che, per citare le sue parole, 'non segua l'oscillare della moda e dell'ultima novità'...”, ha scritto Alexis Brézet su “Le Figaro”. Ma se fosse anche questo pontificato uno dei frutti della moda e una delle ultime novità, uno dei nuovi arrivi? Se fosse esso stesso parte, e non secondaria, del problema e non la soluzione definitiva? Lo scriviamo, con rispetto, da laici, e non da 'laicisti': siamo questo solo nei ripetuti insulti dei 'cattolicisti'.