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articolo della rivista numero 151
AFGHANISTAN
Una doppia occupazione
Un’intervista di Justin Podur a Mariam *
* di Rawa (L’Associazione rivoluzionaria delle donne afghane)
L’occupazione della Nato, il fondamentalismo e il ruolo delle Ong
L’Associazione rivoluzionaria delle donne afghane (Rawa) è un’organizzazione di donne che porta avanti scuole clandestine e altri progetti, educa ragazze afghane, pubblica un giornale periodico e promuove agitazioni politiche per i diritti delle donne, i diritti umani, il secolarismo e la giustizia sociale in Afghanistan.
Dall’invasione sovietica del 1979 alla chiusura dei campi profughi nel 2006, milioni di rifugiati afghani hanno vissuto in Pakistan e molti ancora lo fanno. Le attività di Rawa sono sempre state localizzate prioritariamente in Afghanistan, ma mantenendo anche una forte presenza nella comunità dei rifugiati in Pakistan.
FONDAMENTALISTI: NEMICI DEL POPOLO
Qual è la vostra analisi della situazione politica e militare in Afghanistan?
È una situazione complicata. Abbiamo l’occupazione della Nato e l’interferenza dei vicini - Pakistan, Iran, Arabia Saudita, Tajikistan, Russia eccetera - ognuno dei quali ha sostenuto diversi gruppi fondamentalisti in anni recenti. I talebani controllano alcune aree e negli ultimi mesi hanno raggiunto persino i confini di Kabul. Essi sono stati sostenuti da alcuni circoli in Pakistan. Persino il regime iraniano invia loro armi e munizioni. I civili afghani sono, di nuovo, le prime vittime della loro brutalità, compresi gli attacchi suicidi. I fratelli-di-credo dei talebani, l’Alleanza del Nord, oggi sono al potere e sono sostenuti generosamente dal governo Usa. La maggior parte dell’Afghanistan settentrionale è governato dai signori della guerra locali che appartengono all’Alleanza del Nord. Il governo di Hamid Karzai non ha alcun controllo tangibile lì. I talebani e gli altri movimenti islamici sono i nemici del popolo afgano, ma il loro potere è sostenuto dagli Usa e dall’Occidente e ciò rende difficile per il popolo resistere. D’altra parte gli Usa/Nato giocano a Tom e Jerry con i talebani e Al-Qaeda, mentre la gente comune soffre per i loro ciechi bombardamenti e praticamente ogni giorno siamo testimoni di orrende tragedie.
Hai descritto tutti i movimenti politici islamici come nemici del popolo, ma si dice che il Pakistan e l’Afghanistan sono paesi profondamente religiosi. Non pensi che il vostro secolarismo vi renda impopolari?
Questa è l’impressione che i media occidentali danno della società afghana. Può essere corretta ai loro occhi, ma noi ci viviamo in mezzo. Come la società afghana si esprime dipende da molti fattori, sociali, culturali ed economici. Noi abbiamo lavorato in alcune di quelle che potrebbero essere chiamate le aree più “arretrate”, molto religiose e senza una gran nozione dei diritti delle donne. Ma dopo qualche tempo - e qualche volta questo processo è proprio veloce, solo settimane o mesi - la gente arriva ad apprezzare ciò che stiamo facendo e si lascia persino coinvolgere, anche famiglie intere. Per questo io non sono d’accordo che il paese nel suo complesso non sia in grado di accettare i diritti democratici o i valori secolari. Ci vuole tempo e lavoro per costruire una consapevolezza sociale e politica, e negli anni recenti la gente non ha avuto questa opportunità.
L’islam che i fondamentalisti propugnano è diverso da quello dei comuni credenti afgani, è un islam politico e ogni partito ha il proprio, che contraddice quello degli altri. L’islam di Mullah Omar è diverso da quello di Burhanuddin Rabbai o di Rasul Sayyaf e questi gruppi sono stati per anni in guerra tra loro malgrado pretendano di essere tutti i veri musulmani. Negli ultimi vent’anni i gruppi fondamentalisti hanno commesso crimini senza precedenti in nome dell’islam e oggi gli afghani sono talmente stufi di loro che la maggioranza sostiene qualsiasi voce si levi contro i fondamentalisti. Quando per soli due minuti Malalai Joya ha parlato contro di loro nella Loya Jirga [il parlamento] la sua voce è stata subito amplificata e sostenuta da milioni di afghani in tutto il paese ed è stata vista come un’eroina e la voce di chi non ha voce. I fondamentalisti impongono il proprio dominio con l’aiuto delle armi, dei padroni esteri e del denaro, ma senza ciò non hanno alcun appoggio nella società afghana.
L’INSOPPORTABILE OCCUPAZIONE NATO
L’occupazione Nato sta aiutando o danneggiando l’Afghanistan? Può essere usata in qualche modo per rafforzare le forze progressiste? Sta arginando una possibile vittoria talebana che sarebbe peggiore della situazione attuale?
Sette anni fa, quando gli Usa hanno invaso il paese, la situazione era diversa. Molti afgani hanno apprezzato la loro presenza ed erano contenti di liberarsi del dominio oppressivo dei talebani, pensando: “I talebani sono stati eliminati, la comunità internazionale è intervenuta, a noi è stata promessa una vita migliore, democrazia e libertà e la fine dei gruppi fondamentalisti”. Nel giro di pochi mesi è stato chiaro che il governo Usa continuava con la politica sbagliata di sostegno ai fondamentalisti, facendo affidamento sui fondamentalisti dell’Alleanza del Nord per combattere un’altra fazione fondamentalista, i talebani. Non importa se gli Usa combattano i talebani o il “terrorismo”: stanno sostenendo l’Alleanza del Nord e per gli afghani entrambi sono la stessa cosa, sono entrambi fondamentalisti e terroristi sostenuti da potenze straniere, che siano l’Occidente, il Pakistan, l’Iran, l’Arabia saudita o qualsiasi altro paese. Essi violano i diritti umani, abusano delle donne, sono colpevoli di corruzione e frode e contrabbando, come noi abbiamo documentato.
Fin dall’inizio Rawa ha sostenuto che gli Stati uniti e l’Occidente sono qui per le loro proprie ragioni e non per la libertà del popolo afgano, che ciò che gli Usa/Nato stanno facendo nel nome della democrazia è nei fatti un’irrisione della democrazia. Per noi è evidente. Oggi i bombardamenti Nato stanno aumentando, sempre più civili vengono uccisi e altre violazioni vengono commesse da Usa e Nato. Adesso persino loro stanno cercando di condividere il potere con i talebani e con il partito terrorista di Gulbuddin Hekmatyar. Se questo piano dovesse realizzarsi, ciò significherebbe un’altra tragedia per l’Afghanistan e la sua gente: l’unificazione di tutti i nemici del popolo afghano sotto un unico ombrello così che possano, uniti, fare a pezzi il popolo afghano, i cittadini democratici e le forze organizzate.
Purtroppo, sotto il sistema mafioso e all’ombra dei fucili e del “sistema dei signori della guerra” (warlordism) non c’è nessuna possibilità per le forze progressiste di venire allo scoperto e lavorare apertamente e le oneste e serie forze antifondamentaliste e contro l’occupazione hanno ancora la necessità di lottare in clandestinità, senza sostegno e incoraggiamento perché gli Usa hanno paura di vedere emergere un potente movimento progressista in Afghanistan. Chi critica apertamente il governo e i signori della guerra va incontro a minacce, detenzione e restrizioni. Noi stiamo affrontando oggi gli stessi problemi e rischi a cui dovevamo far fronte sotto i talebani.
La privatizzazione e il sistema di libero mercato imposto in Afghanistan dal 2001 stanno aprendo la strada al neoliberismo e questo è l’ennesimo incubo del nostro popolo. Sentiamo il suo disastroso impatto sulla gente povera. Il grado di abbandono e povertà in Afghanistan è al di là dell’immaginazione. Il gap fra ricchi e poveri sta diventando più ampio giorno dopo giorno e oltre il 70% degli afghani vive al di sotto della soglia di povertà. Secondo le statistiche ufficiali, il 42% sopravvive con soli 10 dollari al mese, i prezzi alle stelle negli ultimi mesi hanno trasformato la vita in una tortura per la maggioranza degli afghani.
NECESSARIO IL RITIRO
Cosa pensi dell’opinione secondo cui se la Nato si ritirasse sarebbe peggio perché l’Afghanistan precipiterebbe velocemente nelle mani dei talebani?
È vero che potrebbe essere peggio sotto un regime talebano, ma almeno non saremmo sotto l’occupazione di un potere straniero. Oggi abbiamo due problemi: i nostri fondamentalisti locali e l’occupazione straniera. Se la Nato se ne andasse avremmo un problema solo invece di due.
Rawa ha espresso numerose volte la convinzione che né gli Usa, nè altre potenze abbiano la volontà di liberare la popolazione afghana dalle grinfie dei fondamentalisti. La libertà dell’Afghanistan può essere conquistata solo dal popolo stesso, contare su un nemico per sconfiggerne un altro è una politica sbagliata, che ha appena stretto la presa dell’Alleanza del Nord e dei loro padroni sul collo della nostra nazione.
Se la Nato si ritirasse, i talebani troverebbero maggiori difficoltà a presentare se stessi come un movimento di liberazione nazionale, un argomento e una fonte di prestigio che loro possono agitare solo fino a quando l’occupazione continua.
Infatti entrambi i contendenti dipendono uno dall’altro. Se gli Usa arrivassero in qualche modo a eliminare i talebani si ritroverebbero privi di un pretesto per stare qui. Sono qui per fini strategici: è la posizione centrale da cui controllare l’Iran, la Russia e la Cina, condizionare il governo e la società pachistani, rafforzare la propria presa sulle repubbliche dell’Asia centrale e così via. Per questo gli Usa continuano ad aumentare la propria presenza militare e costruire basi. La Nato probabilmente si ritirerà, ma gli Usa no: hanno voluto un pretesto per essere qui e gli non lasceranno andare questa preziosa opportunità.
L’ONG-ISMO
Lo “sforzo di sviluppo” della Nato ha coinvolto un sacco di organizzazioni non governative (ong) nel fornire servizi sociali. Rawa è vista come una di queste?
Rawa non si è mai presentata come una ong: è un’organizzazione politica per i diritti delle donne e i diritti umani, ma cerca anche di andare incontro ai bisogni fondamentali e quindi anche noi realizziamo programmi sociali. In realtà, sono le nostre posizioni politiche e le nostre pratiche che danneggiano le nostre relazioni con le ong e le agenzie e sono il motivo per cui non otteniamo fondi dai governi stranieri. Le ambasciate non vogliono dare a Rawa fondi perché siamo un gruppo politico e ciò è in contraddizione con le migliaia di ong fondate in Afghanistan negli ultimi sei-sette anni. Sono un buon affare: tu prendi qualche famiglia, con qualche conoscenza di lingua inglese e un computer, e queste diventano una ong, con finanziamenti, documenti e progetti prodotti a casa loro. La maggior parte delle ong, che sono più grandi o grosse agenzie di aiuti, sono finanziate da governi e influenzate da questi; le più piccole restano spesso coinvolte in frodi e corruzione, non lavorano per la popolazione afghana ma per il loro tornaconto privato. Milioni di dollari di finanziamenti sono sprecati in spese generali, stipendi, mantenimento degli uffici ecc. delle ong, che pagano salari altissimi, non hanno progetti a lungo termine, spendono somme ingenti per la sicurezza e i veicoli. Il “sistema delle ong” (ong-ismo) è una politica esercitata dall’Occidente, non è ciò che desidera il popolo afgano, è uno strumento buono per distogliere la gente e specialmente gli intellettuali dallo lotta contro l’occupazione, disinnescare la rabbia politica e rendere la gente mendicanti dipendenti. In Afghanistan la gente dice: gli Usa ci hanno spinto dal talibanismo all’ong-ismo!
Qual è il punto di vista di Rawa rispetto alle droghe?
Pensiamo che la coltivazione dell’oppio in Afghanistan sia parte della strategia regionale degli Usa di controllare questo prodotto, il terzo per grandezza nell’economia globale. E questo non è un fenomeno nuovo, ma è stato già una delle operazioni coperte della Cia nella regione fin dall’inizio della guerra sovietica-afghana negli anni Ottanta. Oggi gli Usa/Nato addirittura incoraggiano i proprietari terrieri a coltivare oppio. Secondo alcune inchieste, persino le truppe Usa avrebbero le mani nel traffico di droga e il governo statunitense ne ricaverebbe miliardi. I militari del Regno unito stanno negoziando accordi con i talebani sulle droghe, a Helmand.
Dal 2001 la coltivazione di oppio è cresciuta di oltre il 4,4%. Sotto l’occupazione l’Afghanistan, con il 93% dell’oppio mondiale, è diventato il più grande produttore del mondo. Questo sporco affare ha raggiunto il governo afghano e recentemente persino Karzai è stato accusato da funzionari Usa di sostenere i commercianti di droga. Suo fratello, Wali Garzai, è a capo della più vasta rete di trafficanti a Kandahar. Il generale Daud, capo del dipartimento antinarcotici del ministero degli Interni, è lui stesso un noto trafficante! I signori della guerra dell’Alleanza del Nord controllano le rotte del contrabbando della droga verso le repubbliche dell’Asia centrale. Nessuno parla di questo orribile aspetto dell’occupazione Usa. Adesso noi viviamo in un narco-stato e le droghe hanno già avuto un impatto sulla gente con orribili conseguenze.
Come organizzazione politica, qual è il rapporto di Rawa con i partiti politici in Afghanistan?
Abbiamo buone relazioni con alcuni, ma purtroppo la maggior parte dei gruppi politici, democratici e per i diritti umani, delle donne e degli intellettuali non sono attivi. Trent’anni fa Rawa era solo uno dei tanti, ma dopo l’invasione sovietica e l’Alleanza del Nord, i Talebani e il Pakistan molti attivisti sono stati arrestati, assassinati o fatti fuggire all’estero. Negli ultimi trent’anni le forze progressiste in Afghanistan sono state sempre sotto pressione e ancora oggi sono emarginate o neutralizzate dalla politica del “sistema delle ong”. Così le forze politiche più potenti sono i fondamentalisti o soggetti legati a loro, che rappresentano i loro interessi e utilizzano le proprie posizioni politiche per proteggerli.
I movimenti di sinistra e di intellettuali sono stati grandemente indeboliti, ma ci sono molti progressisti e amanti della libertà e abbiamo parecchia strada da fare per unire queste persone in un’unica forza. Ci sono anche alcuni piccoli gruppi e noi siamo in contatto con loro, per sostenerci reciprocamente.
In alcune zone del paese c’è stato qualche tentativo di resistenza contro gli Usa/Nato e i signori della guerra. Se l’occupazione e le atrocità continueranno a lungo, ci sarà una resistenza crescente da parte della popolazione.
Da:
www.zmag.org/znet/viewArticle/18429. Trad. di Gabriella ..... Adatt. e rid. redazionali.