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articolo della rivista numero 151


Hezbollah e la hala islamiyya


Erminia Calabrese *

* dottoranda in "Gestione di conflitti internazionali", Università di Tarragona (Spagna) e ricercatrice all'Istituto di Scienze Politiche, Université Saint-Joseph, Beirut.

 

Il fondamentalismo sciita e la creazione di uno “spazio islamico” in Libano

Negli ultimi decenni i gruppi fondamentalisti islamici (sunniti e sciiti) in Libano sono diventati una forza rilevante non soltanto in grado di influenzare la politica interna del paese ma anche quella regionale (1) .
Hizbu’llah(2), il partito di Dio, nato in risposta all’occupazione israeliana del 1982 in Libano e sull’onda della rivoluzione islamica in Iran del 1979, propugna un ritorno alle fonti dell’Islam contro “il più tirannico e arrogante attacco dell’Occidente e dell’Oriente sulla nostra terra” (3).
Nella Lettera aperta, (al-risala al maftuha), pubblicata il 16 febbraio 1985, e che rappresenta il testamento ideologico del partito si legge: “ Le principali fonti della nostra cultura sono il venerabile Corano, l’infallibile sunna, le decisioni e le opinioni religiose espresse dal teologo, che è la nostra autorità. Queste fonti sono chiare, elementari e accessibili a tutti senza eccezioni e non hanno bisogno né di teoria né di filosofia. Tutto ciò di cui hanno bisogno è obbedienza e applicazione” (4).
Oggi il partito di Dio più che uno “Stato nello Stato” può essere definito “una società islamica nello Stato”, in quanto riproduce nei quartieri dove è predominante, uno spazio islamico, che definiremo con l’espressione araba di hala islamiyya dove le fonti islamiche dettano precetti e regolano i comportamenti dei cosiddetti multazimun, cioè dei musulmani devoti.
Questo articolo si propone, nella prima parte, di analizzare i fattori che hanno contribuito all’emergenza di un fondamentalismo islamico tra gli sciiti libanesi e la base ideologica di Hizbu’llah. Nella seconda parte sarà analizzata e descritta la hala islamyya, dove l’islam sciita diventa pratica quotidiana.
 
IL FONDAMENTALISMO SCIITA IN LIBANO
Le origini di un fondamentalismo islamico sciita in Libano vanno ricercate, non in Iran, come è luogo comune, ma nell’Iraq del 1960 dove un revival politico-religioso sciita nasce nelle cosiddette hawzat al-ilmiya, (circoli culturali) con sede a Najaf, capeggiata dall’Ayatollah (5) Muhammad Baqir as-Sadr. E’ da questi circoli che nasce il partito Hizb ad-Da'wa al-Islamiya, Partito di vocazione islamica, che, in toni populisti, inizia a divulgare la necessità di una trasformazione rivoluzionaria della società tra le comunità sciite in Iraq, Iran, nel Golfo Persico e in Libano (6).
A quel tempo gli sciiti libanesi erano esclusi politicamente dalla creazione del nuovo Stato: il patto Nazionale (non scritto) del 1943, da cui emerse la struttura politica del Libano, firmato da due leaders, uno cristiano maronita Bishara al-Khuri e l’altro musulmano sunnita Riad al-Solh, aveva fatto principalmente gli interessi delle loro comunità, escludendone la comunità sciita. Inoltre, gli sciiti vivevano nelle zone più sfavorevoli del paese, il Sud del Libano (che dal 1960 era periodicamente bombardato dall’aviazione israeliana) e la valle della Bekaa; in entrambi le regioni vigeva il sistema dell’iqta, sistema feudale, che dava il potere a grandi famiglie tradizionali (7).
La mobilitazione politica e sociale della comunità sciita cominciò durante gli anni Sessanta con l’arrivo sulla scena libanese di un religioso dall’Iran l’imam Musa al-Sadr che fondò il movimento dei diseredati (harakat al-mahrumin) invitando gli sciiti del Sud a ribellarsi al sistema feudale, a lottare per ottenere pari opportunità politiche in quello che era uno Stato che li aveva fino al quel momento esclusi.
Dopo la scomparsa di al-Sadr, in circostanze misteriose, la leadership del partito fu affidata ad un avvocato di nome Nabih Berri, figlio di immigrati libanesi in Sud Africa. Agli inizi degli anni Ottanta i fondatori di un ramo dissidente della milizia Amal (milizia in seno al Movimento dei diseredati) chiamata Amal Islamiyya, (Amal islamica) diretta da Hussein Mousawi e Hizb ad-Da'wa, fondarono il partito di Dio iscrivendolo nell’ideologia della rivoluzione islamica dell’ayatollah Komeini.
Nasrallah in un’intervista sul canale libanese NBN (2003) spiega: “All’epoca non avevamo progetti politici , il nostro era solo un movimento di lotta contro l’occupazione israeliana”. Il Corano e la legge islamica costituirono la base del partito assieme alla dottrina del wilayat al faqih.
Nel 1985 tramite la lettera aperta ai diseredati si enunciano le grandi linee guida del partito: resistenza ad Israele, costruzione di uno Stato islamico, sottomissione alla suprema guida iraniana, il credo nell’Islam sciita.
Si legge nella lettera: “I figli della nostra umma sono adesso in uno stato di crescente conflitto contro loro (la falange libanese, Israele, la Francia e gli Usa) e rimarranno in questo stato fino alla realizzazione dei seguenti tre obbiettivi: 1. Espellere gli Americani, i francesi e i loro alleati dal Libano, per mettere fine alla colonizzazione. 2. Sottomettere le falangi ad un giusto potere e presentarli alla giustizia per tutti i crimini che hanno commesso contro i musulmani e cristiani 3. Permettere ai figli del nostro popolo di determinare il loro futuro e scegliere in libertà la forma di governo che essi desiderano. Noi li invitiamo a scegliere l’opzione del governo islamico che è l’unico a poter garantire giustizia e libertà per tutti. Solo un regime islamico può fermare ogni tentativo di infiltrazioni imperialiste nel nostro paese. Questi sono gli obbiettivi del Libano, questi sono i suoi nemici” (8).
La comunità sciita libanese fu affascinata dal messaggio di redenzione che il partito di Dio predicava perché vi trovò un’alternativa, che altri partiti laici libanesi non avevano saputo offrire: una possibile soluzione a problemi economici, garantita dalla giustizia sociale divina, e linee guida morali necessarie in tempi di cambiamento. L’islam fu dunque percepito come sistema di governo alternativo, garante di giustizia e capace di combattere quel nemico (Israele) che da decenni bombardava le loro case e i loro villaggi lottando contro i feddayin palestinesi installati nel sud del paese.
“Dichiariamo che siamo una nazione che ha paura solo di Dio e che non accetta tirannia, aggressione e umiliazione.…Essi(Usa e Israele, ndr) hanno attaccato il nostro paese, distrutto i nostri villaggi, massacrato i nostri bambini, violato le nostre santità. La resistenza islamica è capace di fare miracoli e cambiare il destino” (9).
Oggi Hizbu’llah, anche dopo il ritiro parziale di Israele dal Libano nel 2000 (occupa ancora le fattorie di Sheba’a), è senza dubbio il partito predominante nella comunità sciita libanese. Ha 14 seggi nel parlamento e un ministro.
 
LA “SFERA ISLAMICA” A DAHYE
Dahye, la periferia sud di Beirut, tristemente famosa per essere stata fortemente bombardata durante l’ultima aggressione israeliana in Libano nell’estate 2006 (10), riproduce tra i vicoli, i negozi e le case la costituzione di uno spazio urbano in uno spazio islamico, hala islamiya, fortemente sostenuto e divulgato dal partito di Dio.
Descritta spesso dalla stampa internazionale come una fortezza militare, un luogo la cui distruzione sarebbe stata giustificata dal fatto che “offriva riparo” a dei terroristi minaccianti la sicurezza di Israele, Dahye è in realtà un quartiere residenziale e commerciale.
E’ in questa periferia che Hizbu’llah, predicando il ritorno alle fonti islamiche assieme alla retorica della resistenza, ha messo in atto un modus vivendi basato sulla shari’a,la legge islamica: un modo per marcare il territorio, trasformandolo in territorio politico, e per realizzare anche se a scala locale, e non nazionale, il suo progetto (11). Complice indiretto, paradossalmente, è lo stesso Stato libanese che delegando ai gruppi confessionali larga autonomia (articoli 9-10 della Costituzione libanese) favorisce l’emergenza di sistemi di organizzazione comunitaria (12) alternativi a quelli statali. In questo spazio vive il multazim, lo “sciita devoto” che fa del credo sciita una pratica quotidiana attraverso l’obbedienza dei codici e dei valori relazionati al corpo, ai vestiti, all’igiene, ai rapporti sociali e professionali, all’educazione dei bambini, al ruolo della donna, al linguaggio e alla musica (13).
Ogni sciita devoto deve pregare cinque volte al giorno.Una donna è multazimah quando porta il velo islamico e copre il corpo con un cappotto largo e lungo dal colore sobrio. Mentre l’uomo multazim non indossa la cravatta e porta baffi o barba ben rasata (14).
Lo sciita devoto non saluta la donna dandogli la mano ma la porta al petto in segno di rispetto e sovente il nome proprio è preceduto da ukt, sorella o akh fratello per marcare l’appartenenza ad una stessa umma, quella islamica. Lo sciita devoto, inoltre, non ascolta musica, neanche quella di Fayruz, la grande cantante libanese, ma solo inni del partito.
 L’iltizam si osserva e si declina anche negli spazi. Poster di Hassan Nasrallah, l’attuale segretario generale del Partito dal 1992, e dell’ayatollah Khomeini sono dappertutto: nei negozi, nei taxi, nei minibus, sulle finestre delle case, all’ingresso di edifici privati. Inoltre passeggiando per Dahiye si possono trovare negozi che vendono oggetti religiosi, libri e gadget del partito di Dio. La radio è spesso sintonizzata sulla stazione al- Nour e la tv sul canale satellitare al –Manar, entrambe di proprietà del partito. E’ vietata la vendita di alcolici e poster pubblicitari rappresentanti donne o uomini nudi.
I multazimun si sposano tra di loro e lo stesso partito di Dio incoraggia questi tipi di matrimoni dando dei sussidi ai giovani sposi o pagandone il matrimonio.
Accanto a questo il partito ha creato anche luoghi di divertimento come il ristorante al-Saha, la Piazza, situato sulla strada che dall’aeroporto porta verso il centro città di Beirut. Qui la vendita dell’alcool è proibita e i ricavi vanno a un orfanotrofio amministrato dal Partito (15). Per i bambini invece c’è il parco gioco Fantasy land, situato sempre sulla strada dell’aeroporto.
Colui che stabilisce nella comunità ciò che è lecito (halal) e ciò che è illecito (haram) è il margi’a, l’autorità religiosa, a volte impersonata dallo stesso Nasrallah, che si pronuncia su questioni riguardanti lo Statuto personale e affari di pubblica sicurezza.
Molte altre pratiche vengono codificate dagli sheikh attraverso delle fatwa (responso di un giureconsulto in materia giuridica o culturale in rapporto alla legge religiosa).
Per esempio, è noto che, durante i periodi elettorali Hizbu’llah emette delle fatwa che impongono ai suoi membri di votare per una lista elettorale specifica. E come si sa per un multazim ogni fatwa va rispettata (16).
L’ingresso nella hala islamiyya avviene sin da piccoli. Per le bambine a nove anni c’è l’obbligo di indossare il velo, in una cerimonia che è diventata una vera e propria festa dove le bambine vestono di bianco (17). Hizbu’llah ha in effetti creato un sistema di organizzazioni che accompagnano i membri della comunità sciita sin dalla più tenera età: asili nido, scuole, associazione di scout, dove l’ideologia del partito e lo studio del credo sciita sono fondamentali. “Una bambina di nove anni che non indossa il velo non può entrare a far parte dell’associazione di scout al Mehdi”, racconta Hussein Mohsen, insegnante di musica negli Scout al-Mehdi (18).

Hizbullahè diventato oggi in Libano un movimento di massa grazie soprattutto, a differenza di altri gruppi fondamentalisti, alla rete di servizi sociali (scuole, ospedali, sussidi per i poveri) che offre alla comunità sciita, in un paese dove la fedeltà va al gruppo confessionale e non allo Stato, che è ancora da costruire.
Senza dubbio il sostegno al partito di Dio, è il risultato dell’”infelicità araba”, di un sottosviluppo economico, di una cattiva distribuzione delle ricchezze, di una privazione, di un grande gap tra centro e periferia: casi tutti in cui l’unico garante di giustizia e libertà sembra essere solo Dio.

Note
(1) Si veda il conflitto di Nahar al Bared (20 Maggio- 3 Settembre 2007), tra Fatah al-Islam, gruppo islamico fondamentalista e l’esercito libanese e l’emergenza di gruppi fondamentalisti sunniti a Tripoli, al nord del paese. Attualmente in Libano si contano una quindicina di partiti, organizzazioni e milizie fondamentaliste sunnite e sciite.
(2) Il nome Hezbollahfu suggerito da Khomeini e trae origine da un versetto coranico “quelli che accettano il mandato di Dio, il suo profeta e quelli che credono, ecco! Il partito di Dio, essi sono i vittoriosi” (Sura al- Ma’ida, 5, 56).
(3) Cfr Nass al-risala al maftuha allati wayyaha hizb allah ila al-mustad’afin fi lubnan wa al –alam (Lettera aperta indirizzata da Hizbu’llah ai diseredati in Libano e nel mondo) in Norton, Amal and the Shi’a, University of Texas Press, Austin, 1987, p.168.
(4) Idem ,p.169. 
(5) Letteralmente “segno di Dio”, titolo dato ad un uomo di religione che esercita l’ijtihhad cioè l’elaborazione di norme (precetti e fatwa) a partire dalle fonti del diritto islamico (il Corano, la Sunna, il consenso e la ragione).
(6) Jalal Muhammad, Hizb al-Khatf, “Al-Majalla”, April 20, 1988.
(7) Le grandi famiglie feudatarie erano al sud la famiglia As’ad e nella Valle della Bekaa la famiglia Hamade.
(8) Norton, op.cit., p. 173
(9) Norton, op.cit. p.170-181
(10) Durante la guerra del 2006 sono stati più di 200 gli edifici commerciali e piccole industrie ad essere state distrutte dal massiccio bombardamento su questa zona da parte dell’aviazione israeliana. Quasi diecimila alloggi e negozi sono stati ricostruiti e quasi 25 mila persone hanno perso il loro appartamento. Cfr. M. Harb, La banlieu du Hezbollah:un territoire détruit, une lutte renouvelée, in Liban une guerre de 33 jours, diretto da F. Mermier, E. Picard, La Découverte, Paris, 2007, p.36-43.
(11) E’ importante ricordare che alcuni abitanti di Dahiye non si identificano con queste pratiche islamiche, né quest’ultime sono imposte dal partito con la forza.
(12) In Libano convivono diciannove comunità religiose. Le più grandi sono: maronita, sunnita, sciita e drusa.
(13) M.Harb, op.cit,p.42
(14) M. Harb, Les mouvements politiques chiites dans le Liban d’aprés guerre, thése de Doctorat Université Aix-Marseille III, 2005,p.272
(15) Intervista con un responsabile del ristorante, 23 Aprile 2008, Beirut.
(16) Intervista con un combattente di Hizbu’llah, 12 Febbraio 2005, Tiro.
(17) L.Deeb,Dahiye: an Enchanted Modern.Gender and Public Piety in Shi’i Lebanon, Princeton University Press, Princeton, 2006,p.102.
(18) Intervista 14 Aprile 2008, Dahiye, Beirut.

 

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