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scheda della rivista numero 150

Il ritorno della quarta flotta

 

di Matthew Flynn


L’ammiraglio in capo alle operazioni navali Gary Roughead ha annunciato il 24 aprile il ridispiegamento della IV flotta della marina degli Stati uniti spiegando che “è il riconoscimento dell’immensa importanza che la sicurezza marittima riveste nella parte sud dell’emisfero e il segnale della nostra disponibilità ed interesse per i servizi marittimi civili e miltari di Centro e Sud America.” Effettivamente dal primo giugno la nuova struttura di comando avrà la responsabilità operativa delle navi del Comando Sud.
Portavoci della marina Usa affermano che il ridispiegamento non implica un nuovo assetto militare della regione. Ma la nuova struttura organizzativa causerà comunque un aumento del traffico per il Quartier generale delle forze navali del Comando Sud a Mayport, Florida. La IV flotta concentrerà i suoi sforzi nella lotta contro i traffici illeciti e fornirà aiuti umanitari e soccorso nelle emergenze, dicono gli ufficiali.
Ma i dirigenti sudamericani non sono affatto convinti. In giugno l’edizione brasiliana di “Le monde diplomatique” titolava: “L’impero colpisce ancora: preoccupati per la spinta a sinistra dei governi latinoamericani, la scoperta di formidabili giacimenti di petrolio e le abbondanti risorse naturali gli Stati uniti ripristinano la IV flotta”. I titoli di “Le monde diplomatique” possono apparire terroristici, almeno fino a quando le nuove forze militari non siano visibilmente dispiegate, ma richiamano l’attenzione sul sospetto che la crescente presenza militare Usa abbia come obiettivo il controllo economco delle risorse naturali e il controllo politico per imbrigliare i tentativi dei paesi sudamericani di tracciare un cammino meno orientato dagli Stati uniti.

Tramonto dell’egemonia Usa?

L’ultima mossa verso la costruzione dell’unità del continente è stata annunciata il 23 maggio: i presidenti di 12 nazioni del Sud America riuniti a Brasilia hanno firmato l’Unione delle nazioni dell’America del Sud (Unasur). Non è certo il primo tentativo di unificazione ma la nuova istituzione sarà riconosciuta formalmente come organizzazione internazionale è costituirà un importante tavolo di lavoro verso l’integrazione di almeno 12 paesi abitati da 360 milioni di persone con un Pil di 2.500 miliardi (nel 2006).
Unasur di propone di lavorare allo creazione di frontiere, divisa e passaporto comuni. Secondo quanto delineato dagli accordi precedenti il Quartier generale sarà in Ecuador, il Parlamento sudamericano in Bolivia e la Banca del sud in Venezuela. A complicare il quadro si aggiunge la proposta del Brasile di creare un Consiglio di difesa sudamericano composto dai ministri della difesa della regione, per garantire “uno spazio di dialogo tra i miitari dei paesi della regione per il mantenimento dell’ordine e la prevenzione dei conflitti”, come dice Celso Amorim, ministro degli esteri brasiliano.
Le relazioni dell’America latina con il resto del mondo sono sostanzialmente cambiate negli ultimi anni. Mentre gli Stati uniti occupati con la gerrra al terrorismo si concentravano sul Medio Oriente, l’America del Sud ha accresciuto i contatti con le emergenti economie asiatiche. Il Consiglio per le relazioni internazionali in un recente documento riconosce che gli Stati uniti hanno perso l’egemonia nella regione e che bisogna cambiare direzione. Ma contemporaneamente afferma che l’America latina non si è mai interessata tanto agli Stati uniti, visto che ne è il maggior fornitore di petrolio, uno dei partner commerciali in crescita più rapida e la maggior fonte di immigranti. Conlude raccomandando caldamente agli Stati uniti di concentrare gli sforzi su aree di comune interesse – povertà e ingiustizia, pubblica sicurezza, migrazioni e sicurezza energetica e “di riconoscere che i destini dell’America latina sono ampiamente in mani sudamericane”.

La postura strategica Usa

La crescente indipendenza poltica della regione pone la questione di qual sia il ruolo degli Stati uniti nell’area. Per rispondere è necessario definire gli interessi degli Stati uniti. Secondo il luogotentente Vasquez del Comando sud “il 38% del commercio Usa è con paesi dell’emisfero e importiamo dalla regione il 34% del nostro petrolio. Due terzi delle navi che transitano per il canale di Panama è diretto a porti statunitensi”. Tra le priorità del Comando Sud ci sono antiterrorismo, antinarcotici e contatto di militari della regione attraverso esercitazioni d’addestramento congiunte. Missioni secondarie sono controllo e non proliferazione delle armi, assistenza umanitaria e civile, esplorazione e recupero e soccorso nelle emeregneza.
In questo schema la riattivazione della IV flotta sembra rispondere a obiettivi volti a mantenere le rotte marittime aperte al commercio e chiuse ai traffici illeciti. “L’imponenza della flotta inoltre manda l’esatto segnale a quanti non sono nostri grandi sostenitori”, aggiunge l’ammiraglio Jim Stevenson.
La presenza statunitense in Sud America continua a innervorsire i nazionalisti che temono che l’interesse primario degli Stati uniti sia l’accesso alle risorse naturali. Il fatto recente più rilevante è stato l’annuncio della scoperta di grossi giacimenti di petrolio al largo delle coste meridionali del Brasile che si stima possano produrre tra 5 e 8 miliardi di barili. Haroldo Lima a capo dell’Agenzia nazionale del petrolio vanta che le riserve del paese potrebbero superare i 33 miliardi di barili, un notevole salto in avanti rispetto ai 12 dell’anno passato.
Il ministro della difesa Jobim ha dichiarato che la IV flotta non potrà entrare nelle acque brasiliane senza autorizzazione. L’estensione della zona di esclusività economica brasiliana è però questione ancora aperta.
Malgrado le paure dei nazionalisii brasiliani le relazioni tra Brasile e Stati uniti si sono molto rinsaldate specialmente per quanto riguarda la sicurezza energetica. Petrobras, la gigantesca agenzia statale per gli idrocarburi continua a finanziare numerosi subappaltatori straneiri, compresa Halliburton, ma di importanza fondamentale sono i recenti accordi sui biocombustibli tra Bush e Lula, che prevedono di fornire assistenza tecnica ai paesi di Caraibi e Centro America per favorire l’utilizzo dell’etanolo. Inoltre il Brasile non ha mai spinto gli investitori stranieri a rinegoziare i contratti come hanno fatto i governi di Venezuela, Bolivia ed Ecuador.
La IV flotta è stata pensata per rafforzare le strutture amministrative e di comando della marina Usa nelle operazione congiunte con altri paesi nell’area del Comando Sud: la più significativa Alleanza delle Americhe prevede ogni anno un certo numero di esercitazioni internazionali realizzate dalle forze Usa con militari della regione tra Caraibi, Centro e Sud America (1).

Unire o dividere?

A fronte di tante esercitazioni militari previste da accordi volontari, la IV flotta, senza navi ed equipaggiamenti, sembrerebbe il minore dei pericoli e chi teme un’invasione statuintense sta solo gridando “al lupo al lupo”. Però nel settore del Comando Sud le operazioni della marina Usa completano l’anello delle basi navali statunitensi che include Compala (El salvador), Manta (Ecuador), Guantanamo (Cuba), Atuba (Curaçao) e Comayuga (Honduras). Gli Stati uniti hanno inoltre intrapreso esercitazioni di addestramento presso l’aereoporto Maresciallo Estigarribia in Paraguay benché una recente visita alla contigua base Usa nel paese abbia rivelato l’esistenza di una pista di atterraggio pressochè inutilizzata.
La formalizzazione della presenza delle basi è piuttosto problematica e il punto più critico riguarda la base di Manta. Il presidente dell’Ecuador Rafael Correa ha rifiutato di rinnovare il contratto per la base che scade nel 2009 così gli Stati uniti sono in trattative con la Colombia per spostare la base a La Guajira, vicino al confine con il Venezuela che significherebbe inevitabilmente infiammare le tensioni tra i tre paesi.
Il governo Chávez ha reagito con rabbia al tentativo di circondare il Venezuela di basi statunitensi e i generali Usa considerano il “populismo radicale” la maggiore nuova minaccia alla sicurezza.
Una conseguenza pericolosa (la guerra aperta certo sarebbe peggio) può essere una corsa al riarmo in Sud America. Il vice presidente del Brasile Jose Sarney e altri leader regionali temono che il Venezuela aumenti le sue capacità militari. “Se diventasse effettivamente una potenza militare si potrebbe avere una corsa al riarmo che potrebbe portare a uno squilibrio strategico nel continente” avverte il senatore Sarney.
In base alle percentuali del pil il Venezuela è tra i paesi andini quello che spende meno per la difesa con 1,39%, in testa alla classifica c’è l’Ecuador con il 3,14%. Ma circolano voci che negli ultimi anni il Venezuela abbia speso miliardi non inclusi nei finanziameni regolari. Secondo dati della “Military power review” che misura la potenza militare in base alla semplice dimensione delle strutture, il Brasile continua ad occupare il primo posto e il Venezuela il quinto seguito dalla Colombia. Questa stima però non tiene conto del fatto che gli equipaggiamenti brasiliani sono quasi totalmente obsoleti mentre la Colombia ha ricevuto le ultime novità dal governo Usa come parte del Plan Colombia.
Gli analisti continuano a discutere su come misurare il potere militare in America latina ma tutti concordano che il bilancio strategico dell’emisfero continua a favore degli Stati uniti. Gli ufficiali delle comunicazioni del Comando Sud non rispondono a domande sui costi operativi ma documenti disponibili su internet li valutano intorno ai 170 milioni di dollari per il 2008, cifra che non comprende gli aiuti militari. Nel 2005 il Congresso ha approvato 921,07 milioni di dollari in aiuti economici per l’America latina e 859,69 milioni in aiuti militari: è ancora il Pentagono a condurre la politica estera della regione.
Malgrado tutti i discorsi sull’alleanza con i paesi sudamericani la presenza della marina Usa il primo aprile quando le sua navi da guerra hanno ormeggiato nel porto di Rio de Janeiro è stata considerata ostile più che amichevole. Gli unici a festeggiare sono stati i proprietari dei bordelli della città che hanno registrato un‘impennata negli affari.

(1) A titolo di esempio nel 2007 sono state realizzate 14 esercitazioni tra sicurezza (4), peacekeeping (2), antiterrorismo (1), emergenza (1) e umanitario (6) che hanno coinvolto fino a 22 paesi
 

 

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