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articolo della rivista numero 149
Signorno!, signore
di Philip Rushton*
Il movimento dei militari Usa contro la guerra in Iraq e in Afghanistan
*docente dell’Istituto universitario orientale di Napoli.
Tra il 13 e il 16 marzo scorso si è svolto negli Stati uniti un evento di notevolissima importanza per il movimento internazionale contro la guerra, che da noi purtroppo è stato quasi del tutto ignorato. Presso il National Labor College, in Silver Spring, Maryland, molto vicino a Washington, D.C., si è tenuta una serie di conferenze sulle attuali guerre degli Stati uniti sotto il titolo “Winter Soldier: Iraq and Afghanistan”. L’evento è stato ideato e promosso da “Veterani dell’Iraq contro la guerra” (Ivaw), associazione fondata nel luglio 2004 da sei reduci della guerra in Iraq e già con quasi 800 aderenti, negli Stati uniti e all’estero, fra i militari statunitensi in servizio dal settembre 2001. Inoltre - fatto molto significativo per un’organizzazione che si oppone alla strumentalizzazione di pregiudizi e insicurezze macho e maschiliste per reclutare giovani uomini - a capo dell’associazione c’è una donna, Kelly Dougherty.
UN RADUNO DI DENUNCIA
In quei quattro giorni di marzo centinaia di reduci statunitensi dall’Iraq e dall’Afghanistan si sono riuniti per denunciare atrocità, casi di tortura, crimini di guerra cui avevano assistito o commesso personalmente. Le loro testimonianze hanno messo sotto i riflettori tutti gli aspetti della guerra, dalle regole d’ingaggio che determinano stragi di non-combattenti alle violenze contro le donne, allo sfruttamento della guerra per motivi di profitto da parte delle grandi società della “sicurezza privata”, ossia i “contractors”. L’intero evento (visibile su www.ivaw.org) è stato trasmesso in tutto il mondo tramite satellite e in internet in tempo reale, suscitando un tale interesse che il server ha avuto difficoltà tecniche per la quantità di connessioni.
Il nome “Winter Soldier” è un richiamo a un movimento precedente, quello dei reduci che si opposero alla guerra del Vietnam, la cui organizzazione più conosciuta, “Veterani del Vietnam contro la guerra” (Vvaw), nel 1971 organizzò a Detroit una serie di conferenze con lo stesso nome, denunciando i crimini di guerra commessi dall’esercito degli Stati uniti e costringendo i mass-media a parlarne, dando un forte impulso al movimento di opposizione alla guerra tra i militari stessi, il cui crescente dissenso ebbe un ruolo centrale nelle successive mobilitazioni pacifiste nel paese.
COME I VETERANI DEL VIETNAM
L’odierna Ivaw vuole che il dissenso nei confronti della guerra tra i militari possa di nuovo fungere da motore per il resto del movimento pacifista, in particolare in un momento come quello attuale in cui le mobilitazioni in piazza non bastano a costringere le istituzioni politiche a ritirare le truppe dai fronti di guerra.
L’Ivaw non ha la stessa forza che aveva la Vvaw nel 1971, che contava intorno ai 30.000 aderenti, però l’anno scorso “Winter Soldier” ha portato a un aumento considerevole di adesioni.
Anche la composizione dell’organizzazione sta cambiando. In un primo periodo i membri erano principalmente reduci della guerra in Iraq che avevano atteso la fine del periodo di servizio
per esprimere la propria opposizione alla guerra. Successivamente, sempre più alle file dell’organizzazione si erano aggiunti militari, sia uomini che donne, che si erano dichiarati obiettori di coscienza o disertori o che si erano rifiutati di partire per una zona di guerra. Negli ultimi mesi ha cominciato ad affermarsi la presenza di militari che non aspettano la fine del loro periodo di servizio per prendere posizioni di aperto dissenso. Inoltre, il movimento dei veterani, anche se è nato in opposizione alla guerra in Iraq, ha esteso la sua denuncia all’occupazione dell’Afghanistan, come indica, appunto, il titolo del raduno nel Maryland.
Attualmente negli Stati uniti, tra i tanti gruppi locali di militari in servizio costituitisi nelle basi militari, ce ne sono quattro che aderiscono all’Ivaw. Almeno due di questi, nelle basi di Fort Drum, stato di New York, e di Fort Hood, Texas, sono legati a progetti di “coffeehouse”, ossia centri sociali contro la guerra, costituiti in cittadine vicine alle basi, dove i militari possono assistere a spettacoli alternativi di musica e poesia, fruire di un servizio di consulenza, conoscere persone disposte a dar ascolto alle loro preoccupazioni e, soprattutto, propagandare attività contro la guerra tra i loro commilitoni. Secondo Kelly Dougherty, il gruppo di soldati contro la guerra di Fort Drum, appoggiato dal progetto organizzativo di “coffeehouse” che ha preso il nome “Different Drummer”, attualmente “sta crescendo più rapidamente di qualunque altro gruppo negli Usa”.
Durante la guerra in Vietnam progetti politici analoghi si erano moltiplicati in tutti gli Stati uniti e anche in altri paesi, come Giappone, Filippine, Gran Bretagna, Italia. I gruppi locali fornirono il sostegno a una rete di quasi trecento giornaletti contro la guerra che, nelle parole di uno dei militanti della base di Fort Knox in Kentucky, si diffusero “ovunque si trovavano i soldati”.
INIZIATIVE DI PROPAGANDA TRA LA GENTE…
L’Ivaw sforna di continuo nuove iniziative per portare l’attenzione della gente sulla questione della guerra. Ad esempio, l’”Operation First Casualty” è stata un’iniziativa di teatro di strada organizzata in molte delle più grandi città statunitensi - Manhattan, Chicago, San Francisco e altre - da gruppi di militanti che, vestiti in tuta mimetica, hanno inscenato situazioni di guerre tra i passanti, suscitando non poco scalpore e riportando al pubblico statunitense la realtà della guerra: un tentativo di sensibilizzazione di massa che ha catturato l’attenzione di alcuni giornalisti e cinematografi indipendenti, come “Meerkat Media”, e che può ora essere visto in internet. Oppure, dopo la devastazione dell’uragano Katrina, l’Ivaw ha messo insieme squadre di volontari per aiutare le zone colpite e per tutto il mese di agosto 2006 ha portato una marcia di veterani lungo le strade litoranee del sud degli Usa per mettere sotto i riflettori il fatto che molte persone colpite dall’uragano non avevano ricevuto aiuto perché i reparti della Guardia nazionale che avrebbero potuto soccorrerli erano invece impegnati con tutti i loro mezzi nella guerra in Iraq.
… E TRA I MILITARI STESSI
L’Ivaw ha organizzato diversi tour negli Stati uniti per parlare direttamente con i soldati delle basi militari. Sul sito di Youtube si trovano le immagini di uno dei più conosciuti attivisti nazionali, l’ex marine Adam Kokesh, mentre improvvisa un comizio proprio nella mensa di Camp Pendleton - la più grande base dei marines nell’Ovest degli Usa - davanti a centinaia di suoi ex commilitoni. Kokesh è ormai diventato un personaggio televisivo negli Usa: quando il presidente Bush ha presentato il suo “discorso alla nazione” sugli ultimi sviluppi della guerra in Iraq la Cnn ha invitato Kokesh per commentarlo.
L’Ivaw ha promosso l’iniziativa “Appeal for Redress” lanciata da due marines, dei quali uno ancora in servizio, i quali hanno pensato di sfruttare il diritto legale di ogni militare di inoltrare una petizione individuale al proprio rappresentante nel Congresso per promuovere una raccolta di firme a sostegno della richiesta di ritiro immediato delle truppe dall’Iraq, petizione che finora ha visto più di 2.000 adesioni di militari statunitensi ancora in servizio in tutto il mondo.
Altri reduci hanno organizzato il progetto “Warrior Writers”, ossia “scrittori guerrieri”, per incoraggiare i reduci della guerra a esprimere anche artisticamente le proprie esperienze di guerra e la propria condizione di reduce, carica del peso di ricordi, paure, lutti, sensi di colpa, ferite fisiche e psicologiche: esprimere queste realtà personali è estremamente difficile ma, alla lunga, liberatorio, aiuta i veterani a “dissotterrare le loro esperienze” e inoltre il prodotto artistico diviene poi materiale per ulteriori iniziative pubbliche di sensibilizzazione. Durante e dopo la guerra in Vietnam progetti simili portarono alla luce una schiera di nuovi poeti che ancora oggi producono opere di forte impatto contro la guerra.
AIUTARE IL DISSENSO TRA I MILITARI ALL’ESTERO
Gli ultimi sviluppi delle attività dell’Ivaw riguardano l’organizzazione del dissenso tra i militari Usa di stanza all’estero. Sebbene la legge militare vieti ai soldati dislocati all’estero di svolgere attività politiche, durante la guerra in Vietnam nacquero organizzazioni di militari in servizio e disertori in Europa e nel Sud-Est asiatico; nello stesso Vietnam - come racconta il documentario del regista indipendente David Geiger, Sir no sir!, che ricostruisce la rivolta dei soldati contro la guerra in Vietnam - questo movimento di soldati organizzò “Radio First Termer”, una radio pirata che trasmetteva ai soldati occupanti il suo messaggio contro la guerra. All’epoca attività del genere, aggiunte alle frustrazioni per gli scarsi progressi sul campo, all’indomita resistenza dei partigiani vietnamiti, alla sempre maggiore riluttanza dei militari statunitensi a combattere, alla forza del movimento pacifista in patria e alla crescente opposizione dell’opinione pubblica statunitense, raggiunsero un tale livello di militanza che nel 1971 il colonnello Robert Heinl, scrivendo per la rivista delle forze armate “Armed Forces Journal”, avvertì i suoi superiori che le forze statunitensi si trovavano in una condizione di “collasso quasi totale”.
Attualmente l’Ivaw sta progettando di raggiungere i militari direttamente impegnati nelle zone di guerra, nella speranza di incoraggiarli a fare come Elia Israel, un soldato scelto che nel 2007, quando gli mancavano solo due settimane per arrivare alla fine della sua missione in Iraq, si è rifiutato di uscire in pattuglia dalla base, esponendosi al rischio della corte marziale.
Il 2 aprile 2008 l’emittente televisiva Cbs ha intervistato Casey Porter, dell’Ivaw, costretto a prolungare il suo periodo a Baghdad da un ordine “stop-loss” firmato dal presidente Bush. Porter, però, approfitta della sua presenza in Iraq per denunciare la guerra tra i militari in missione (www.ivaw.org/node/3258).
Durante la guerra in Vietnam organizzazioni del movimento pacifista civile, come “Beiheiren” o il “Comitato per la pace in Vietnam in Giappone”, lavorarono sistematicamente a fianco dei militari Usa per ideare e portare avanti progetti di opposizione alla guerra. Nel 1969 alla base dei marines a Iwakuni, in Giappone, nacque il giornale “Semper Fi” che divenne punto di riferimento per le attività di protesta; iniziative simili si ebbero presso delle basi a Tokio, nella Corea del Sud e presso la base aerea di Kadena a Okinawa, dove gli aviatori Usa appoggiarono la richiesta dei cittadini giapponesi di chiusura delle basi militari straniere. Alla base aerea di Misawa, nel nord del Giappone, il “Beheiren” contribuì a far aprire il primo “coffeehouse” in Asia.
IL DISSENSO IN EUROPA
L’Ivaw ha da poco costituito una sede europea che ha il suo centro di operazioni in Germania, dove è molto aiutata dal movimento tedesco contro la guerra e contro le basi militari, in particolare dalla Military Counseling Network, ossia la rete di consulenza per i militari che fornisce consigli e aiuto legale ai militari che vogliono diventare obiettori di coscienza o vogliono informazioni sulle possibili conseguenze qualora disertino. Grazie a una serie di casi di alto profilo pubblico, tra cui la campagna di solidarietà per il medico disertore Agustìn Aguayo, la sezione tedesca dell’Ivaw, assieme alla Mcn, ha posto l’attività dei veterani al centro del movimento, integrandola anche con la campagna contro le basi militari Usa, ad esempio ad Ansbach.
Anche in Italia, presso la base di Vicenza della 173ª brigata di risposta rapida, che a maggio 2008 tornerà da un periodo di missione in Afghanistan, ci sono stati casi di dissenso. Ad aprile del 2007, quando la brigata stava per partire, quattro soldati di stanza a Vicenza, più un altro dislocato a Bamberg in Germania, si sono rifiutati di partire per l’Afghanistan. Di questi cinque, tre sono stati arrestati e sottoposti alla corte marziale, per poi finire in carcere a Mannheim in Germania. Il movimento antimilitarista tedesco ha lanciato una campagna di sostegno, inviando loro messaggi di solidarietà, nel contesto di un’iniziativa promossa dall’associazione American Voices Abroad e dal gruppo tedesco Connection e-V. Ma due dei cinque militari, James Circello e Russell Hoitt, sono riusciti a raggiungere gli Stati uniti e a prendere contatti con associazioni di sostegno, come la suddetta Military Counseling Network, Courage to Resist e la stessa Ivaw. Attivisti italiani, aiutati dai tedeschi, hanno preso contatti con loro. James Circello ha subito scritto un messaggio di solidarietà al movimento pacifista italiano, mentre Russell Hoitt è tornato in Italia dove ha lavorato con il Comitato Vicenza Est nei presidi settimanali davanti alla Caserma Ederle, sede della 173ª brigata, nella quale fino ad aprile 2007 era arruolato.
Durante la guerra in Vietnam, alla base aerea Clark, nelle Isole Filippine, un progetto di consulenza per i militari fu il punto di riferimento per l’opposizione al bombardamento aereo del Vietnam. Aiutati da attivisti del movimento filippino contro la guerra, i militari si diedero voce con il giornale “Cry Out”, approfittando dell’aiuto di legali per sostenere soldati che militavano a favore del movimento. Analogamente, agli inizi di marzo 2008 il Comitato Vicenza Est ha fatto nascere un progetto di consulenza per “militari che vogliono lasciare l’esercito”, in collaborazione con la Military Counseling Network e il sindacato Cub di Vicenza (www.comitatoviest.org/centro-diserzioni/). L’iniziativa è appoggiata da Pax Christi e dall’Ivaw in Germania. L’intento è di sondare, come fecero quegli attivisti nelle Isole Filippine nel lontano 1971, il dissenso che sicuramente si sta accumulando fra i militari di quella 173ª brigata che a maggio ritornerà dalla guerra in Afghanistan con tutti i suoi incubi nella testa.
Purtroppo il sostegno alle attività di James e Russell è rimasto finora scarso nel movimento italiano. Il movimento di opposizione alla guerra di cui fanno parte è in forte crescita tra i militari. Per favorirlo ci vuole più attenzione e impegno da parte nostra, ricordando come simili iniziative abbiano contribuito in modo considerevole a porre fine alla Guerra del Vietnam.
Tra fine maggio e metà giugno James Gilligan, uno dei veterani Usa della guerra in Afghanistan che ha denunciato i fatti della guerra alle udienze "Winter Soldier" farà un tour in Germania e in Italia (la sua testimonianza è reperibile su www.ivaw.org/wintersoldier/testimony/rules-engagement-part-2/james-gilligan/video).