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articolo della rivista numero 148

I cattolici democratici?
Non ci sono più


di Giovanni Sarubbi *

 

La domanda di Walter Peruzzi è precisa: dove sono i cattolici progressisti? La risposta non può che essere altrettanto semplice e precisa: non ci sono più. Mi è capitato ultimamente di vedere delle immagini di una iniziativa tenuta nel mese di gennaio a Pinerolo credo dalla locale Comunità di Base a cui ha partecipato dom Franzoni, uno dei promotori del movimento degli anni Sessanta e Settanta. Sala piena ma di “giovani dai sessant’anni in su”, tutti capelli bianchi, tutti pensionati, nessun giovane. Ecco questa è la realtà.

I "resti" di un movimento che fu

Quel movimento che negli anni Sessanta e Settanta diede alla politica italiana il contributo che ricorda Peruzzi non esiste più. Ci sono dei resti, ci sono singoli e piccoli gruppi che ogni tanto fanno sentire la loro voce o che da 40 anni continuano con la loro opera di testimonianza, ma quel movimento degli anni ’60 e ‘70 non c’è più. C’è don Mazzi che da quarant’anni ancora oggi ogni domenica dice messa in piazza all’Isolotto, ma questo non ha cambiato i rapporti di forza all’interno della Chiesa Fiorentina. Lo stesso dicasi per la Comunità di Pinerolo o per Noi Siamo chiesa. “Resti”, su cui ancora non si è innestato qualcosa di nuovo e che possa dare continuità a quelle esperienze. “Resti” potenzialmente molto importanti ma per il momento non in grado di innescare un movimento di massa come quello degli anni ’60 e ’70.

I resti di quel movimento possono tutt’al più organizzare convegni in giro per l’Italia su temi anche molto importanti e che forniscono spesso interessanti spunti di riflessione, ma non c’è “movimento di massa”, non c’è un movimento di opinione nella Chiesa Cattolica e nella società che in qualche modo metta in discussione il potere delle gerarchie ecclesiastiche, il loro assolutismo, la loro richiesta di obbedienza pura e semplice e che sia capace di ispirarsi ai principi evangelici e di farli rivivere oggi nella concreta società italiana. Non ci sono nuovi “profeti” che in qualche modo riescano a far rivivere lo spirito che ha animato personaggi come Primo Mazzolari, don Lorenzo Milani, Ernesto Balducci, don Tonino Bello, solo per citarne qualcuno. Quelli che oggi passano per “profeti” o “contestatori” delle gerarchie ecclesiastiche spesso sono delle macchiette fagocitate dai meccanismi mass-mediatici ma nulla di più. Sono tutt’altra storia rispetto a coloro che con i loro ragionamenti hanno consentito la realizzazione di momenti importanti come il Concilio Vaticano II e che hanno dato vita in particolare in Sud America alla Teologia della Liberazione.

Anche i protestanti sono "altra cosa"
Gli stessi protestanti italiani che negli anni ’70 hanno fatto spesso da sponda alle iniziative delle Comunità di Base sono oggi tutt’altra cosa, squassati dal pentecostalesimo dilagante e dai movimenti fondamentalisti sponsorizzati proprio a partire dagli anni ’70 dalla CIA americana. La generazione di comunisti che negli anni 50 si spostò verso il protestantesimo a seguito della scomunica di Pio XII non c’è più o non ha più peso. Anche i protestanti italiani, da sempre considerati di sinistra, si sono spostati nella loro maggioranza a destra e hanno tenuto e continuano a tenere posizioni ambigue su temi fondamentali come quelli della guerra o del razzismo dilagante,  perché nella loro maggioranza essi sono succubi delle politiche guerrafondaie degli USA. Tranne magari a fare la voce grossa sui temi della “laicità” ma come semplice rivendicazione di un loro spazio contrapposto a quello della Chiesa Cattolica, ma spesso con la stessa logica e gli stessi metodi di quest’ultima. Sono spesso dei “Cattolici in sedicesimi”.

Questi i dati di fatto di cui prendere atto. Occorre allora chiedersi il perché e che cosa si può fare.

La reazione conservatrice di Giovanni Paolo II
Al movimento degli anni Sessanta e Settanta è seguita una vigorosa reazione delle forze più conservatrici del mondo. La prima globalizzazione che c’è stata, ma non si tratta di una storia nuova in assoluto, è stata quella della lotta comune fra gerarchie vaticane ed imperialismo americano contro la Teologia della Liberazione nata sull’onda del Concilio Vaticano Secondo. A Giovanni XXIII è succeduto Paolo VI che ha dato i primi colpi di freno al rinnovamento della Chiesa cattolica che è stato poi affondato definitivamente dai ventisei  anni di regno di Woytila e che oggi Ratzinger porta al suo termine ultimo.
Ed è stato proprio papa Woytila a sponsorizzare con forza la diffusione nella chiesa cattolica dei movimenti pentecostali e carismatici nati nel protestantesimo nord-americano all’inizio del 1900, assorbendone tutto il peggio possibile in termini di lettura fondamentalista della Bibbia e di lotta aperta a qualsiasi scelta per i poveri e a qualsiasi giustizia economica, fortemente voluta dalla Teologia della Liberazione. Questa è la battaglia che ha cambiato in profondità la Chiesa Cattolica.
E non si è trattato di una lotta semplicemente ideologia. In sud America ci sono stati migliaia di martiri la cui morte ricade come responsabilità morale, e molto spesso anche materiale, sulle gerarchie vaticane che hanno appoggiato dittature sanguinarie come quelle di Videla in Argentina, di Pinochet in Cile e via torturando. Dittature benedette direttamente da Woytila e a cui ha dato il proprio contributo ideologico l’allora card. Ratzinger con le sue dichiarazioni contro la Teologia della Liberazione come prefetto della “Congregazione per la dottrina della fede”.

Migliaia di crocifissioni virtuali
Anche in Italia ci sono stati fatti simili. Non abbiamo magari avuto i martiri violentemente uccisi come in Sud America, anche se qualcuno c’è stato anche da noi per mano della mafia, ma le “crocifissioni virtuali” sono state migliaia, la battaglia delle gerarchie vaticane contro la Teologia della Liberazione è stata senza esclusione di colpi perché per loro si tratta di una battaglia per la loro sopravvivenza. O sopravvivono loro, le loro dottrine, il loro potere materiale e spirituale o coloro che li contestano alla radice. C’è poco da fare, compromessi non sono possibili. Il racconto evangelico della crocifissione di Gesù altro non rappresenta se non questa eterna lotta contro chi opprime e chi è oppresso e cerca di liberarsi con Gesù inequivocabilmente schierato dalla parte degli oppressi.

Di cosa il Vangelo deve liberarsi?
Probabilmente oggi i “resti” del movimento degli anni Sessanta e Settanta non hanno ancora acquisito la coscienza collettiva dell’essere radicalmente alternativi alle gerarchie ecclesiastiche vaticane o a tutti i “cattolici in sedicesimi” sparsi in giro per le varie congregazioni religiose cristiane oggi esistenti nel mondo. Ancora non sono riusciti, per usare un immagine evangelica, a diventare “lievito e sale” e cioè a legarsi ai giovani che vivono la loro vita come vittime di “liturgie”, quelle dell’impero, di cui ancora probabilmente non si è compreso il senso complessivo ed i punti deboli che sono molti ma che bisogna saper leggere. Qual è il granellino di  sabbia che oggi riuscirà a inceppare le “liturgie imperiali”? Cosa potrà liberare i giovani italiani e del mondo dalla cappa di oppressione ideologica di cui sono vittime? Ed il Vangelo di Gesù di cosa deve liberarsi per tornare ad essere una ideologia liberante e pienamente al passo con i tempi? Si perché il grande equivoco di fondo che ancora non si è superato è l’appropriazione indebita del nome di Gesù da parte delle gerarchie Vaticane e di tutti i “cattolici in sedicesimi”. Gesù è il nome che al tempo stesso viene usato per opprimere, schiavizzare, uccidere pur essendo il nome di Gesù ed il racconto evangelico che lo riguarda un racconto di liberazione. Come superare questa contraddizione che non può essere elusa o risolta con giri di parole che non ingannano oramai più nessuno? Come rifiutare lo spiritualismo d’accatto e rendere concreto quel “mondo altro” di cui tanto si sparla inconcludentemente?

Importanza cruciale della lotta contro il sacro
Ancora oggi fondamentale è la lotta contro “il sacro”, contro l’idolatria, idolatria del mercato, del denaro, dell’ingordigia, dell’uso sfrenato delle risorse naturali, del possesso assoluto della Terra, delle ideologie razziste, dell’elitismo sfrenato, delle religioni come mediatrici assolute fra l’uomo ed il “sacro”.
I “cattolici progressisti” potranno avere un ruolo e da “resti” trasformarsi in “semi” per una nuova vita se sapranno rispondere positivamente a queste domande. Altrimenti qualcun altro piglierà semplicemente il loro posto. Come è sempre successo nel corso della storia.

 

* Direttore del sito cattolico il dialogo (www.ildialogo.org)

 

 


 

 

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. Mensile di informazione internazionale alternativa
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Autorizz. Trib. Milano n. 55 del 13/2/1993. Dir. resp. Walter Peruzzi