ARCHIVIO
articolo della rivista numero 147
Relazioni pericolose
di Ninan Koshy*
Il lancio di un satellite-spia israeliano da parte dell’India è l’ennesimo segnale dell’alleanza strategica tra questi due paesi in funzione antiiraniana. Un’alleanza benedetta dagli Usa
* giornalista indiano, collaboratore di “Foreign policy in focus”.
Il satellite-spia israeliano lanciato dall’India la terza settimana di gennaio aumenta in maniera considerevole la capacità di intelligence di Israele. Il lancio del satellite “Tecsar”, conosciuto anche come “Polaris”, segna anche un nuovo livello delle relazioni strategiche tra India e Israele e aggiunge un fattore ulteriore nel complesso scenario della sicurezza in Medio Oriente.
Il satellite “Tecsar” è costituito da una grande antenna a disco capace di trasmettere e ricevere segnali che possono penetrare l’oscurità e le nuvole più spesse; costruito dalla “Israeli Aerospace Industries”, il “Tecsar” costituisce uno dei più avanzati sistemi spaziali al mondo.
L’India sostiene di utilizzare per motivi commerciali la sua capacità tecnologica avanzata per porre in orbita i satelliti. Ma lanciare un satellite-spia per conto di Israele non può essere considerata una semplice transazione commerciale perché sono evidenti le implicazioni strategiche e politiche di tale accordo. La “Indian Space Research Organization” (Isro), il cui “Polar Satellite Launch Vehicle” (vettore di lancio del satellite Polaris) è stato utilizzato per mettere in orbita il satellite, è conosciuta in genere per la fanfara e la pubblicità che organizza intorno a ogni suo lancio. Tale pubblicità questa volta è risultata clamorosamente assente; la Isro ha deliberatamente sminuito le implicazioni strategiche e politiche del lancio e non ci sono stati media testimoni dell’evento, avvolto dal segreto fino a quando la “Antrix” (la branca commerciale e di marketing della Isro) ne ha dato l’annuncio.
IL SIGNIFICATO STRATEGICO
La vera ragione per il lancio del satellite è l’Iran. Il satellite “Tecsar” è dotato di un sistema fotografico in grado di fotografare il territorio iraniano attraverso grandi concentrazioni di nuvole di giorno e di notte. Il “Jerusalem Post” ha scritto che “il lancio del satellite aumenterà in maniera sensazionale le capacità di intelligence israeliane riguardo al programma nucleare della Repubblica islamica poiché il satellite può presentare immagini con ogni condizione atmosferica, capacità che manca agli attuali satelliti israeliani”. “Ha’aretz” è stato altrettanto sincero: “Il sofisticato nuovo satellite-spia potrebbe accrescere le capacità di raccolta di materiale di intelligence nei confronti dell’Iran… [il satellite] rende possibile a Israele raggiungere nuovi punti di vista dallo spazio, permettendo di fotografare angoli e di raggiungere comunicazioni iraniane che erano irraggiungibili con i lanci dei satelliti precedenti”. L’agenzia “News Middle East”, riportando le parole di funzionari israeliani, conferma che “il ‘Tecsar” è di particolare interesse per il loro paese perché può essere utilizzato per registrare il programma nucleare iraniano” che gli Usa e Israele temono possa portare alla costruzione di missili nucleari.
L’India è in questo modo diventata un’attiva collaboratrice del potenziamento della sicurezza israeliana, in particolare nei confronti dell’Iran. Secondo P.R. Kumaraswamy, un famoso esperto di relazioni indo-israeliane, “detto in maniera semplice, nel caso Israele scegliesse l’opzione militare contro il programma iraniano nel prossimo futuro, il ‘Polaris’ ricoprirebbe un ruolo centrale; forse è proprio per questo motivo che il lancio è stato effettuato in gran segreto”. Come ha fatto notare “Ha’aretz”, “il lancio è anche l’espressione della crescente cooperazione tra India e Israele nella sfera della sicurezza nel suo insieme, e in particolare in campo missilistico, radar e satellitare”.
UN LANCIO SPESSO RINVIATO
Israele ha commissionato il lancio poiché non aveva corrispondenti capacità; l’accordo era stato definito a Nuova Delhi tre anni fa durante la visita del direttore generale del ministero della Difesa israeliano Amos Yaron, all’inizio del mandato dell’attuale governo indiano guidato dal Partito del Congresso.
Il lancio del satellite-spia era stato programmato inizialmente per la fine del 2007, ma aveva dovuto essere spostato diverse volte, per difficoltà tecniche e atmosferiche, secondo gli indiani. I resoconti dei media suggerivano invece che il rinvio era dovuto alle forti pressioni politiche di alcuni governi dei paesi del Golfo. Il “Jerusalem Post” dava invece direttamente la colpa del rinvio a un “sabotaggio iraniano”, sulla base di informazioni attribuite a fonti occidentali: “L’Iran ha fatto forti pressioni attraverso i partiti indiani di opposizione, in particolare le fazioni musulmane e comuniste”, dichiarava il quotidiano israeliano.
Il Partito comunista indiano (“marxista”), dal cui appoggio dipende la sopravvivenza del governo indiano, è stato molto critico nei confronti del sostegno del governo alla strategia statunitense contro l’Iran. In un comunicato ha attaccato il governo indiano “per la collaborazione con Israele” e lo ha accusato di “aiutare gli sforzi militari di Tel Aviv per lanciare il loro satellite-spia”.
UN’ALLEANZA STRATEGICA A TRE
Una quindicina di giorni dopo il lancio, l’Iran ha espresso la sua contrarietà. L’Iran ha dichiarato che Nuova Delhi avrebbe dovuto considerare le dimensioni “politiche” dell’accordo (secondo rediff.com). L’ambasciatore iraniano Seyed Mehdi Nabitzadeh ha dichiarato che il punto di vista del suo paese era stato trasmesso al governo indiano, che aveva risposto citando ragioni tecniche. “Noi speriamo che paesi saggi e indipendenti come l’India non forniscano le loro tecnologie spaziali per lanciare operazioni di spionaggio contro l’Iran”, ha dichiarato l’ambasciatore ai media di Nuova Delhi.
Una svolta radicale nelle relazioni indiane con Israele era stata fatta sotto il governo di Alleanza democratica nazionale (Nda) guidato dai militanti Hindu del Bharatiya Janatha Party, saliti al potere nel 1998, quando l’India divenne presto il più stretto alleato asiatico di Israele grazie a una crescente cooperazione strategica, della difesa e di intelligence. L’India divenne il principale mercato per le armi israeliane, essendo Israele diventato non solo il suo secondo fornitore di armi ma anche il principale fornitore di diversi armamenti high-tech e critici, come un’ampia varietà di strumenti di sorveglianza, sistemi di guerra elettronica, un radar Abm Green Pine (antimissile) basato a terra e sistemi di controllo e vigilanza aerotrasportati Phalcon. Le vendite di armi facevano parte di una politica esplicita del Nda diretta a costruire un’alleanza tra India, Stati uniti e Israele.
Il governo di “Alleanza progressista unita” (Upa), guidato dal Partito del Congresso, andò al potere nel 2004, tra aspettative di una direzione diversa riguardo la politica mediorientale. In realtà non ci fu nulla di simile; al contrario, il governo continuava a collaborare con Israele su basi di più basso profilo, risultando presto evidente che il governo stava aspettando l’uscita di scena di Yasser Arafat per portare avanti a tutto vapore la sua collaborazione con Israele in materia strategica e di difesa.
L’Ammiraglio a capo della Marina indiana, Suresh Metha, ha visitato Israele nella prima settimana di gennaio 2008 per definire diversi progetti chiave in materia di difesa. Il “World tribune” ha segnalato che Metha, che è anche presidente del “Joint chiefs of staff” [il gruppo che comprende i Comandi congiunti dei servizi di ciascun ramo delle forze armate] indiano, ha incontrato le sue omologhe controparti israeliane e funzionari della Difesa per discutere di armamenti e addestramento congiunto. Metha avrebbe dato la disponibilità per potenziare il sistema di difesa missilistico di origine israeliana “Barak”; il “Barak 2” è progettato per la protezione delle navi da una largo spettro di missili e per l’espansione delle capacità indiane di individuazione e intercettamento. L’India ha già schierato 14 sistemi “Barak 1” prodotti dall’industria statale “Israeli Aerospace Industries”. Come da accordo di vendita, alcune componenti del Barak sono state prodotte in India. Fonti industriali in Israele dicono che l’India ha cercato di acquistare la tecnologia missilistica israeliana, segnalando l’interesse indiano per il “Python 5” e il missile “Derby” israeliani, così come per il missile “cruise” lanciato dall’aria “Deblah-2”.
UNA GEOPOLITICA IN MUTAMENTO
Le implicazione geopolitiche della collaborazione tra India e Israele sono pesanti e molteplici. Malgrado le smentite, nella loro strategia contro l’Iran gli Stati uniti hanno assegnato un ruolo all’India, che lo sta svolgendo già dal luglio 2005.
“È un’ipotesi certa che il sostegno alle azioni statunitensi verso l’Iran era una delle condizioni dell’accordo nucleare indiano con gli Stati uniti”, scrissi nel 2005. “L’impegno strappato dagli Usa al primo ministro indiano nel luglio 2005 per votare contro l’Iran al comitato di presidenza dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) fu seguito da una campagna contro l’India in Campidoglio. Il membro del Congresso Usa Tom Lantos di fronte al “House International Relations Committee” dichiarava che l’India doveva ‘scegliere tra gli ayatollah del terrore e gli Stati uniti’”.
L’India votava due volte contro l’Iran nel comitato di presidenza dell’Aiea, appoggiando in questo modo l’agenda statunitense di conflitto con l’Iran. Nell’“Henry Hyde Act”, che governa l’accordo nucleare India-Usa, gli Stati uniti si aspettano “piena cooperazione dell’India per dissuadere, isolare e se necessario sanzionare e contenere l’Iran”. Presumibilmente l’Iran interpreta la collaborazione tra India e Israele nella raccolta di informazioni di intelligence come parte dello stesso grande schema.
L’interesse indiano per la proposta iraniana di un gasdotto attraverso il Pakistan è rapidamente diminuito dal momento in cui ha cominciato a prendere forma l’accordo nucleare Usa-India. L’India non ha partecipato ad alcune recenti discussioni riguardanti il gasdotto. Anche se ufficialmente non si è ritirata dal progetto, si ritiene che gli Stati uniti vogliano minare le relazioni economiche tra India e Iran affinché l’India diventi un attore principale dei loro piani contro l’Iran.
Ci sono anche altre implicazioni: i satelliti-spia israeliani servono anche come armi nel permanente conflitto con i palestinesi; il Pakistan è comprensibilmente preoccupato che i satelliti-spia lanciati dall’India possano essere utilizzati per raccogliere informazioni sul Pakistan stesso, specialmente dopo la notizia del possibile lancio di altri due satelliti.
Il quotidiano “Times of India” ha segnalato che, sebbene il comando, il controllo e la supervisione del “Tescar” saranno in mani israeliane, “Israele permetterà all’India l’accesso ad alcuni dati raccolti e inviati alle stazioni di terra”.
Da: www.fpif.org/fpiftxt/4959. Trad. Piero Maestri.