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articolo della rivista numero 146
Il precipizio e il leone
di Laura Quagliuolo*
La situazione in Afghanistan non sembra caratterizzata da tranquillità e avviata verso giustizia e democrazia. Un paese schiacciato tra i bombardamenti Nato e l’insorgenza taleban, mentre la società civile e democratica fatica nel suo lavoro
*del Cisda (Coordinamento italiano sostegno donne afghane).
“Siamo sull’orlo di un precipizio e dietro di noi c’è un leone: se facciamo un passo avanti cadiamo nel baratro, se ne facciamo uno indietro verremo sbranati dal leone”. Con questa metafora il dottor Mateen, portavoce del partito democratico afghano Hambastagi (Solidarietà), che abbiamo incontrato in marzo a Kabul, ci spiega, insieme a Sahar di Rawa, qual è la situazione nella quale versa oggi il suo paese. Hambstagi è un partito laico e antifondamentalista formatosi dopo il 2002; non riceve alcun appoggio o finanziamento dall’esterno, tanto che ha dovuto sospendere le pubblicazioni del suo foglio quindicinale e chiudere le sue sedi per mancanza di fondi. Hanno solo due deputate in un parlamento eletto a suon di brogli e minacce e formato per il 6% da trafficanti di droga, per il 4% da talebanconsiderati “moderati”, per il 72% da signori della guerra, per il 3% da religiosi conservatori e per il restante 15% da un’opposizione democratica e non implicata in crimini di guerra.
Un caso emblematico che illustra il clima interno al parlamento afghano è quello di Malalai Joya, deputata indipendente eletta a Farah, che da sempre denuncia i criminali di guerra e chiede giustizia e che per questa ragione ha subito un’aggressione fisica nella stessa aula parlamentare, continua a ricevere minacce di morte e, infine, lo scorso maggio, è stata espulsa dal parlamento per aver espresso opinioni negative nei confronti dei colleghi. Ora vive nascosta e sotto scorta.
Il dottor Mateen afferma che questo parlamento non ha passato e mai passerà alcuna legge a favore della popolazione, perché la maggior parte dei parlamentari sono affiliati a partiti fondamentalisti che badano solo ai propri interessi. Tutto ciò che hanno fatto sinora è votare una legge per alzarsi gli stipendi e chiedere il ripristino della polizia religiosa di retaggio talebano.
FORZE MILITARI E “INSORGENTI”
La conferenza di Londra del 2006, durante la quale gli stati partecipanti si erano impegnati a erogare maggiori fondi per la ricostruzione, non ha sortito alcun esito e il paese ha fatto solo passi indietro. L’Afghanistan ha ricevuto una delle più basse quote di aiuti pro capite tra tutte le operazioni condotte dopo il 1990. Nel 2002-2004 ogni afghano ha ricevuto 67 dollari, a fronte dei 256 di Timor Est, i 249 della Bosnia e i 219 destinati ai palestinesi.
Le forze Nato, in particolare gli eserciti canadese, britannico e statunitense, bombardano incessantemente le zone, sempre più vaste, controllate dall’insorgenza taleban causando migliaia di vittime civili innocenti e divenendo sempre più invisi alla popolazione.
Inoltre in Afghanistan sono oggi presenti migliaia di contractors privati (sia di agenzie straniere, sia di agenzie locali controllate da signori della guerra che hanno riciclato le loro milizie in questo modo), 10.000 solo a Kabul, che agiscono indisturbati e nella più totale impunità terrorizzando i civili. Questo business fa girare milioni di dollari (si parla di 20 miliardi di dollari Usa destinati alla ricostruzione) e con la scusa della mancanza di sicurezza viene alimentato un bacino che sottrae ingenti fondi alla ricostruzione, oltre ad alimentare il caos.
I taleban, che tre anni fa avevano problemi a reclutare milizie, oggi riscuotono enormi consensi in molte province del paese, soprattutto nelle zone rurali, e sono una forza che sta assumendo sempre più il ruolo di “movimento di liberazione” agli occhi di molti afghani. Oltre a raccogliere lo scontento per gli esiti devastanti dei bombardamenti, i taleban vengono anche sempre più spesso chiamati a gestire dispute locali in aree nelle quali il governo centrale, sempre più debole e corrotto, non è mai stato in grado di esercitare alcuna influenza né controllo.
L’insorgenza taleban è appoggiata dai servizi segreti pachistani (Isi) e trae finanziamenti dal commercio di oppio; molte voci dicono che riceva anche armi dal nord del paese, controllato dai signori della guerra dell’Alleanza del Nord, con complici, come sempre, gli Usa. Pare che alcuni insorgenti arrestati nella zona di Helmand siano stati trovati in possesso di tessere dei Prt (“Provincial Reconstruction Team”, Team di ricostruzione provinciale allestiti dalle forze Isaf).
FARE LA CORTE AI TALEBAN
Questa situazione ha indotto i governi della coalizione ad adottare la strategia di avviare delle trattative con alcuni settori dell’insorgenza taleban per indurli a fermare gli attentati e la guerriglia e per dividere i diversi fronti.. Un esempio emblematico è costituito dal caso dei due diplomatici britannici (un membro dello staff delle Nazioni unite e un ufficiale dell’Unione europea) prima arrestati e poi espulsi dall’Afghanistan con l’accusa di aver condotto trattative con i taleban senza informare il governo afghano. Gordon Brown, che inizialmente pareva pronto ad ammettere che effettivamente erano state intavolate delle trattative, sotto le pressioni degli Usa (non contenti che la notizia fosse ormai di dominio pubblico), di fronte al suo parlamento ha respinto le accuse del governo afghano.
A Musa Qala, nel nord della provincia di Helmand, Karzai ha recentemente eletto governatore Mullah Abdul Salam, già governatore della provincia di Uruzgan durante il regime dei taleban e che durante le operazioni della Nato a Musa Qala sarebbe passato dalla parte dell’esercito afghano mettendo a disposizione i suoi 300 uomini.
Anche in Italia si è sviluppato un ridicolo dibattito (taleban sì - taleban no) dopo la proposta del nostro governo (fatta in occasione del rifinanziamento della missione militare) di mettere in piedi una conferenza di pace internazionale alla quale prendessero parte tutte le forze in campo e che quindi includesse tutti i criminali di guerra delle diverse fazioni di fondamentalisti (dall’Alleanza del Nord ora al potere, ai taleban). Proposta sfociata in un nulla di fatto a livello internazionale ma ora in qualche modo “sostituita” da una conferenza della “società civile” che si dovrebbe essere tenuta a fine gennaio 2008 grazie al patrocinio del nostro ministero degli Esteri, per trovare strategie di pace; conferenza che ancora una volta non avrebbe fatto alcuna chiarezza sulle responsabilità dei fondamentalisti afghani ma, anzi, fornito loro ulteriore copertura.
Lo stesso dottor Mateen e Rawa, interrogati a marzo sulla proposta del governo italiano, hanno sottolineato che per l’Afghanistan non ci sarà pace senza giustizia e che conferenze di questo tipo costituiscono più un pericolo che una soluzione. Loro, come tutti gli afghani incontrati lo scorso marzo, propongono invece l’istituzione di un tribunale che giudichi i responsabili dei crimini. Se i partiti fondamentalisti sigleranno un accordo tra loro, la popolazione afghana dovrà far fronte a un altro disastro e le vittime dei crimini non vedranno né giustizia né risarcimento.
Anche la legge per la riconciliazione nazionale, votata a marzo quasi all’unanimità dal parlamento afghano e subito approvata da Karzai, è un’ulteriore dimostrazione della volontà degli Usa e dei governi della coalizione. In molti ci hanno detto che se gli stati europei volessero davvero aiutare la popolazione afghana dovrebbero togliere il sostegno a questi criminali e smarcarsi dalle politiche statunitensi.
DIRITTI UMANI VIOLATI
La situazione è stata descritta con chiarezza anche da Louise Arbour, alta commissaria delle Nazioni unite per i diritti umani, che il 20 novembre 2007, dopo una missione in Afghanistan, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni: “Le principali cause di insicurezza nel paese derivano dalle violazioni dei diritti umani o dalla mancata condanna delle violazioni avvenute nel passato. (...) Ho incontrato afghani provenienti da ogni parte reclamare diritto al cibo, a una casa, all’istruzione, alla vivibilità, alla giustizia e alla sicurezza fisica. (...) Anche prima della mia visita ero scioccata dall’alto tasso di vittime civili causate sia dalle attività dell’insorgenza sia dalle operazioni militari delle forze internazionali. (...) Le vittime civili causate dalle forze Isaf e da altre operazioni militari internazionali quest’anno hanno raggiunto livelli allarmanti. (...) La giustizia transizionale è un processo complesso che deve focalizzarsi sul bisogno delle vittime di verità, compensazione, riabilitazione, oltre che sull’incriminazione dei responsabili. (...) Gli sforzi di costruire la centralità del diritto e una riforma della giustizia falliranno fino a che le persone [responsabili di crimini N.d.T.] che rivestono alte cariche rimarranno impunite. Sono anche sconcertata da quanto il livello dei diritti delle donne sia rimasto in stallo (...). Le donne continuano a soffrire in modo sproporzionato a causa dell’estrema carenza di diritti umani. (...)”.
L’OPPIO IN AFGHANISTAN
La coltivazione di oppio ha avuto una piccola battuta d’arresto in alcune province, ma nella zona di Helmand, quella che produce oltre il 70% del totale, l’aumento della produzione ha di gran lunga superato la piccola diminuzione avvenuta altrove. Karzai ha ricevuto qualche pressione perché denunci membri del governo e loro affiliati conosciuti per essere legati al traffico di oppio, ma nulla è stato fatto, mentre la corruzione a livelli governativi ha oltrepassato ogni livello di decenza.
Abbiamo chiesto al dottor Mateen e a Rawa che cosa pensano dell’idea, espressa degli stati europei, di acquistare eroina per le nostre industrie farmaceutiche: ci rispondono che questa proposta costituisce un’ulteriore grave minaccia per la popolazione afghana. La produzione e il mercato dell’oppio sono in mano ai signori della guerra, che grazie a questo progetto verrebbero ulteriormente legittimati. C’è da aggiungere che in Afghanistan, oggi, i dati ufficiali parlano di un milione di persone tossicodipendenti; tra questi 60.000 sono bambini; l’oppio dovrebbe essere riconvertito prima che continui a causare morti.
Per risolvere il problema della droga gli stati europei dovrebbero piuttosto fare pressioni politiche sul governo afghano affinché faccia rispettare la costituzione che vieta la produzione e il commercio di droghe; si dovrebbe inoltre contribuire alla ricostruzione della canalizzazione distrutta da 30 anni di guerre. L’oppio è un’alternativa ad altre coltivazioni perché, pare, ha bisogno di poca acqua per crescere; per finire si dovrebbero incentivare altre colture fornendo sementi diverse ai contadini.