Guerre & Pace

Guerre&Pace – rivista di informazione internazionale altrenativa

“Guerre&Pace” nasce nel 1993 – all’indomani della guerra del Golfo – per offrire una informazione alternativa a quella manipolata dei media e per sostenere le battaglie del movimento pacifista contro l’embargo all’Iraq e le politiche di guerra del “nuovo ordine mondiale”.

Dal 1996 ha unito all’analisi dei conflitti armati, dei nuovi modelli di difesa e delle strategie militari, l’attenzione per l’immigrazione e per i conflitti economici e sociali.

Oggi la rivista, anche attraverso numeri monografici, dossier, speciali, si propone di fornire gli strumenti per comprendere le politiche neoliberiste nel loro legame con le strategie politico-militari e con le risposte dei movimenti alternativi.

Come cambia Guerre&Pace
Con il 2007 “Guerre&Pace” entrerà nel suo 15° anno di vita. Un periodo non trascurabile, specie per una rivista autoprodotta, che vive unicamente grazie al contributo dei suoi lettori – un periodo durante il quale siamo riusciti ad essere puntualmente presenti con 10 numeri l’anno mentre molte cose intorno a noi cambiavano e vanno cambiando. Abbiamo pensato quindi che fosse venuto il momento di riflettere insieme sul ruolo, sulla utilità e sulle trasformazioni possibili di “Guerre&Pace”, in una riunione aperta a redattori, collaboratori, e amici della rivista, che si è tenuta nel novembre scorso e di cui cerchiamo qui di riassumere i risultati.

L’EVOLUZIONE DELLA RIVISTA
Nata all’indomani della prima guerra del Golfo, mentre cominciava a riprendere nel nostro paese un movimento contro la guerra, “Guerre&Pace” ha voluto essere fin da principio uno strumento a servizio di quel movimento.
Nei primi anni è stata soprattutto un bollettino per informare su quanto veniva taciuto o manipolato dai media: la mappa costantemente aggiornata dei conflitti dimenticati, le prime “rivelazioni” sulle armi all’uranio, la lunga campagna contro l’embargo all’Iraq, i caratteri del nuovo ordine mondiale e il ruolo in esso dei nuovi modelli di difesa.
Dalla metà degli anni Novanta tuttavia, quanto più cominciavano a nascere anche in Italia nuovi strumenti di informazione internazionale, abbiamo ritenuto di dover dare sempre meno spazio alla notizia e sempre più spazio alle analisi, in vista di fornire a quanti lavoravano nei movimenti, e non solo in quello pacifista, una chiave di lettura dei conflitti armati, o di quelli non armati prodotti dalle politiche neoliberiste, dalla chiusura ai migranti delle frontiere e, negli ultimi anni, dal peso minaccioso di nuovi-vecchi poteri come quello della Chiesa cattolica e degli altri fondamentalismi religiosi.
All’estensione del discorso oltre l’ottica pacifista e antimilitarista, che pure è rimasta centrale nella rivista, abbiamo cercato di unire, specie dal Duemila, un’attenzione sempre maggiore a esperienze e movimenti alternativi, in particolare a quello sviluppatosi impetuosamente da Seattle e da Genova, di cui siamo stati e siamo parte.

IL RAPPORTO CON I LETTORI
Questa evoluzione della rivista, o questo ampliamento e approfondimento delle tematiche, su una linea di sostanziale continuità, è stata accompagnata fino al 2000-2001 da un lento ma costante incremento della diffusione, che si è poi stabilizzata intorno a circa 1.500 copie di cui oltre 900 in abbonamento: tenuto conto che nel 40% dei casi (secondo un sondaggio del 2002), gli abbonati sono gruppi o biblioteche, dove una copia viene letta da più persone, significa un’area, comunque limitata, di 3-4.000 lettori. Segno che “G&P” ha saputo consolidare un proprio pubblico ma non ha saputo intercettare in misura significativa, nel periodo di crescita tumultuosa del movimento, fra il 2001 e il 2004, i nuovi militanti che, quando non si sono orientati verso riviste e fogli delle nuove associazioni del movimento, si sono rivelati e si stanno rivelando più interessati alla navigazione “veloce” su internet che alla lettura della carta stampata.

IL MUTAMENTO DEL QUADRO GLOBALE…
Ben più rilevanti, ovviamente, le trasformazioni avvenute a livello italiano e internazionale.
Quando “G&P” è nata si era appena affermato, con il crollo dell’Urss e la guerra del Golfo, il nuovo ordine mondiale, cioè l’egemonia dell’unica superpotenza Usa. Di questo “nuovo ordine” e di questa egemonia abbiamo analizzato nel corso degli anni gli elementi di forza insieme a quelli di instabilità e di crisi. Ma solo oggi questi ultimi sembrano diventare rilevanti e tendono a configurare una fase nuova per il fallimento dell’avventura neocon nella cosiddetta guerra al terrorismo in Iraq e in Afghanistan, la sfiducia verso tale politica da parte dello stesso elettorato Usa, le difficoltà di Israele in Libano e in Palestina, il ridefinirsi dei rapporti di forza internazionali con le svolte in senso anti-imperialista in America latina, il ruolo assunto da Iran e Cina, i conati di “autonomia” dell’Europa stessa. Si tratta di una situazione molto più articolata e complessa, talvolta anche più difficile da analizzare rispetto a quella dei primi anni Novanta.
Altri fattori da considerare sono la profonda trasformazione in atto nelle società occidentali per effetto delle migrazioni, che per un verso stimolano processi di positiva mescolanza per altro verso fanno emergere nuove conflittualità o fenomeni di razzismo; e il crescente ruolo politico, anche in società laiche, delle ideologie fondamentaliste, specie religiose – come quella della Chiesa cattolica, dominante in Italia, ma anche quella ebraica o musulmana.

… E LE DIFFICOLTA’ DEI MOVIMENTI
L’altro elemento di novità è la crisi che da qualche tempo sembra aver investito il movimento dei movimenti, paradossalmente proprio nel momento in cui entrava in crisi anche la politica degli Usa che quel movimento aveva tenacemente contrastato mettendo in campo nel 2003, contro la guerra all’Iraq, una manifestazione mondiale di 110 milioni di persone.
Nel nostro paese crisi, riflusso e spaccatura del movimento contro la guerra (ma anche degli altri movimenti alternativi, ad esempio quello dei migranti) si sono manifestate in modo più evidente in occasione delle prime iniziative di politica estera del governo Prodi. Alcuni hanno ritenuto quindi di addebitare la crisi alla volontà di non “disturbare” il nuovo governo di sinistra e hanno parlato di “sindrome del governo amico”. Ma questa lettura è parziale poiché, pur essendo indubbie le difficoltà ulteriori create dal rapporto con un governo di centro-sinistra, crisi e riflusso si sono manifestate assai prima, già dal 2004, e non soltanto in Italia ma in quasi tutto l’occidente con l’esclusione degli USA, dove il movimento contro la guerra ha tratto forza soprattutto dalle sconfitte e dal tragico bilancio dell’esercito Usa in Iraq. Le ragioni di questo riflusso, o meglio di questa intermittenza del movimento, sono più complesse, hanno a che vedere con la difficoltà di costruire un’alternativa che non si riduca a una serie di manifestazioni “contro” e richiedono anch’esse, come gli altri dati del contesto internazionale, un’analisi non “semplice”.

UNA LETTURA CENTRATA SU “POTERI E CONTROPOTERI”
Crediamo, in conclusione, che si debba approfondire il lavoro di riflessione in due direzioni fra loro complementari per cercare di capire da un lato quali sono i “poteri” della società globale, con quali politiche cercano oggi di affermarsi, in che misura stanno cambiando i rapporti e i conflitti fra loro; e per tentare di individuare d’altra parte a che punto è e come si può portare avanti la costruzione di “contropoteri” in grado di rappresentare una reale alternativa.
Per dare un contributo più valido a queste analisi, che in parte “Guerre&Pace” ha sempre cercato di fare, pensiamo che la rivista debba trasformarsi più compiutamente di quanto è stato fino ad oggi in una rivista di approfondimento (pur senza perdere semplicità di approccio e leggibilità), e di dibattito fra le anime del movimento, in particolare fra quelle più impegnate a costruire percorsi e processi radicali ma unitari. Ci sembra che in questo particolarmente possa risiedere la permanente utilità e ragione di “Guerre&Pace”.
Pensiamo a una rivista che cerchi di studiare in modo sistematico (nell’ottica detta) i processi che interessano le principali aree del mondo (Estremo oriente; “Grande” Medio-oriente; Europa; Russia e Asia ex-sovietica; Sudmediterraneo; Africa subsahriana; America latina; Usa) e alcuni temi chiave (politiche militari; armi/militarizzazione; economia-mondo/multinazionali; risorse; ambiente; movimenti alternativi; migrazioni; ideologie fondamentaliste). Parallelamente si dovrà organizzare in ogni numero la discussione su un problema che vede confrontarsi idee diverse nel movimento, e utilizzare per un dibattito sistematico di idee e opinioni anche le due rubriche attuali “recensioni” e “spazio aperto”.
Si pensa, in conclusione, sperando che ciò sempre meglio risponda alle esigenze dei lettori, di andare gradualmente, e comunque entro i primi numeri del 2007, a una rivista in tre sezioni (aree, temi, confronto), introdotta da un editoriale di inquadramento e cui corrisponda anche una veste grafica rinnovata.

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Dal 1993 rivista di informazione internazionale alternativa

G&P vive grazie al lavoro volontario di redattori e tecnici e nonostante le difficoltà economiche che, come tutti, stiamo vivendo anche noi, non abbiamo intenzione di rinunciare al nostro impegno per una libera e utile informazione.

Nel 2010 G&P uscirà con 5 numeri – sempre di circa 70 pagine ognuno – dove
cercheremo di analizzare i processi di globalizzazione nelle principali aree del mondo, le forme del razzismo e della xenofobia in ambito europeo e i rapporti religioni-diritti civili, mantenendo l’attuale formula di approfondimento, in modo da forniere al lettore articoli e analisi che mantengono la loro validità ben oltre la data di uscita.
I numeri della rivista resteranno quindi sempre incentrati su una parte monografica, ma con una maggiore attenzione, nella parte non monografica, al quadro dei conflitti interni e internazionali.

“G&P” non esce in edicola, ma è presente nelle migliori librerie, in alcune botteghe del commercio equo e nelle iniziative di movimento, ma il modo migliore per leggerla è comunque l’abbonamento.

L’abbonamento annuo (5 numeri) costa euro 40,00;
Il versamento va effettuato ccp 24648206 intestato GUERRE E PACE, MILANO.

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