Volendo utilizzare una consueta citazione cinematografica verrebbe banalmente da scrivere che “la Cina è vicina”, ma questa ormai è una definizione, oltre che abusata, troppo ristretta, perché la Cina è dappertutto, dal punto di vista politico, economico e in molti casi anche culturale.
Forse parlare di un “oscuro oggetto del desiderio” sarebbe più adatto, visto che sono in molti, spesso insospettabili, a sognare di “fare come in Cina”: imprenditori ed economisti neoliberali affascinati da una crescita di profitti e rendite per loro inimmaginabile; politici di entrambi gli schieramenti pronti a favorire ogni tipo di scambio commerciale con la Cina - ovviamente sollevando ipocritamente qualche protesta a bassa voce sul mancato rispetto dei diritti umani; qualche esponente di una sinistra “radicale” orfano di qualche modello e pronto a salutare con favore il “socialismo” cinese e il ruolo dello stato nell’economia.
In questo nostro monografico abbiamo cercato di indagare le contraddizioni della politica - internazionale, economica, sociale - di un paese che è sempre più presente nelle diverse regioni del pianeta e ovunque riesce a essere un protagonista fondamentale con il quale tutti i governi (e non solo) devono fare i conti. Non ci interessa tanto inseguire definizioni di quanto succede in Cina (“socialismo alla cinese”, “capitalismo di stato” e così via - anche se esiste un interessante dibattito intellettuale anche in Cina, come si vede dall’articolo sulla nuova sinistra), quanto provare a mettere in fila alcune analisi di quelle contraddizioni, una lettura di cosa produce la politica cinese.
Perché è evidente che dietro un tasso di sviluppo così alto ci sono scelte di politica economica e strategie, rapporti di lavoro e di classe che non possono essere rimossi, ma vanno invece indagati, provando a cogliere anche le novità di un movimento operaio non così subalterno e piegato come lo si dipinge; è chiaro che la politica economica e imprenditoriale cinese produce conseguenze sociali molto gravi e che queste possono dare vita a movimenti anche interessanti, non semplicemente raffigurabili nel quadro dell’attivismo “per i diritti umani”; è sicuro che il protagonismo globale cinese rappresenta un fattore internazionale importante e che nei prossimi anni determinerà nuovi rapporti di potere mondiali, certamente economici e politici, senza escludere quelli militari.
Gli articoli che presentiamo, in gran parte tradotti, cercano di dare questo quadro complessivo, senza la pretesa di una completezza impossibile in queste pagine e provando ad aprire uno spazio di attenzione e di riflessione sulla politica cinese che non si esaurisce in questo numero, ma che potrà avere altre voci e angoli di visuale nei prossimi mesi. Perché qualsiasi sia il tema di politica internazionale che si affronta non manca mai l’interrogativo che riguarda il ruolo cinese, soprattutto di fronte a una crisi globale che in Italia (come in Europa e in tutto l’Occidente) continua e continuerà a lungo, e segnerà profondamente le condizioni di vita di lavoratrici e lavoratori a causa delle politiche economiche messe in campo dalle autorità dell’Unione europea, mai così compatte come ora nella definizione delle misure antisociali. Una crisi che ha toccato anche la Cina e a cui il gruppo dirigente del Pcc ha provato a dare una risposta più complessa, sul piano interno e internazionale.
A questo è legata quella che è probabilmente l’unica convinzione certa che ci sentiamo di esprimere: le sorti delle lavoratrici e dei lavoratori europei dipenderanno anche dal grado di ripresa della lotta di classe in Cina e delle capacità di vittorie del movimento operaio cinese. Conseguentemente ci sorregge un punto di vista, che ha in qualche modo guidato la scelta degli articoli e che ci porta a essere poco interessati alle definizioni in sé: quello che guarda alle condizioni materiali, sociali e politiche di lavoratrici e lavoratori cinesi per provare a capire meglio cosa rappresenti davvero il “modello cinese”.
Vogliamo ringraziare in particolare Angela Pascucci de “il manifesto” per averci dato il permesso di pubblicare i suoi articoli e per i preziosi consigli sulle fonti a cui attingere; ovviamente non ha alcuna responsabilità sulle nostre scelte e sull’uso da noi fatto dei suoi stessi consigli.
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