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PRESENTAZIONE

Avanguardia del movimento mondiale contro la globalizzazione neoliberista l’America latina ha scuscitato e suscita grandi speranze e forti perplessità. Abbiamo cercato di indagare quali fermenti la stiano attraversando, superando per una volta la suddivisione nazionale, i grandi e piccoli protagonisti, per cercare i processi in corso. Ne è uscito un mosaico composito, in trasformazione e a tratti contraddittorio.
L’azione dei movimenti popolari (che siano indigeni, lavoratori, contadini, donne, negri, studenti, ecc.), molti, organizzati e consapevoli, è riuscita a ottenere riconoscimenti importanti e ha trovato maggiore ascolto in tanti paesi con governi “progressisti”, dando nuovi corpi alla  “utopia possibile” cui fa riferimento Consolo descrivendo l’attuale quadro elettorale.
Ma nell’era della rottura delle egemonie, come ci racconta Sader, anche l’alternativa fatica a produrre modelli in grado di crescere: la sua costruzione infatti si scontra con una struttura economica e un’ideologia consolidata che godono di tutte le condizioni per continuare a riprodursi.
In America da Sud almeno, sembra non abbiano ancora rinunciato a cercare di costruire egemonia culturale (Korol), a produrre progetti di integrazione, che seppur contraddittori vanno in direzioni nuove (Berron e Mineiro), magari per la costruzione nel rispetto delle differenze della “patria grande latinoamericana”  (Pulselli e Dorado).
Alcuni sogni possono anche essere considerati in costruzione.
Tre paesi hanno adottato costituzioni che aprono alla partecipazione e alla multinazionalità, ma anche dentro la miglior Carta possono insediarsi interessi alieni, soprattutto perché il processo di decolonizzazione culturale ha ancora molta strada da fare (Zanchetta, “il problema costituzionale”):
L’egemonia occidentale in campo informativo non è stata ancora minimamente messa in questione, ma Telesur è nata, trasmette in buona parte del globo e comincia nel quotidiano delle persone a produrre conoscenza e integrazione (Iglesias).
I popoli indigeni hanno ottenuto grandi riconoscimenti anche istituzionali, ma il sistema di valori di cui sono protatori si trova ancora troppo spesso a scontrarsi con gli interessi economici (Zanchetta) “I popoli si Abya Yala”) visto che è in profonda contraddizione con il principio del dominio dell’uomo sulla natura, fondamento ideologico del paradigma neoliberista che per quanto in piena crisi è ancroa vegente e potente.
Lo sfruttamento delle risorse aumenta, anche perché la merce è ormai parte della lotta (Cecena), e se il soggetto egemonico continua a essere il capitale transnazionale statunitense – che non ha remore a usare le armi (Quagliotti de Bellis) – il ruolo dell’Europa continua a essere marginale, essenzialmente economico-commerciale (Camposampiero); il capitale europeo devasta e non migliora diritti e servizi, si limita a ribadire i paradigmi egemonici e a rimettere in circolo il sistema (Gonzalez).

Da Nord gli Stati Uniti sembrano lanciati alla riconquista del cosiddetto “cortile di casa”. Come e più di sempre spendono  e spandono per affossare i progetti del Sud, le democrazie patecipative, i processi di integrazione, le nuove sovranità in costruzione soffiano sul fuoco dei separatismi, della guerra al narcotraffico, dei razzismi puntando contro Sud un’aumentata potenza militare e informativa (Golinger)
Per questo e per concludere, visto che ad Haiti non è successo nulla e neppure in Honduras, facciamo raccontare da Mazzeo che l’invasione è copminciata: non si può mica lasciare campo libero a quei “cinesi comunisti”!

 

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Copyright 1993/2003 Guerre&Pace
. Mensile di informazione internazionale alternativa
Ed. e propr. Associazione G&P. Stampa La grafica Nuova, v. Somalia 8, Torino.
Autorizz. Trib. Milano n. 55 del 13/2/1993. Dir. resp. Walter Peruzzi