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PRESENTAZIONE

Debito ecologico e giustizia climatica

Cop15 è il prossimo grande summit che riunirà i governi del pianeta dal 7 al 18 dicembre 2009 a Copenhagen per ridiscutere il protocollo internazionale sul cambiamento climatico (protocollo di Kioto). Si tratta della 15^ Conferenza delle parti (Conference of the Parties - Cop) sotto l’egida della United Nations Framework Convention on Climate Change (Unfccc). È il più alto organismo del Unfccc e riunisce una volta l’anno i  ministri dell’Ambiente per discutere gli sviluppi della convenzione.

Ormai tutti si dichiarano d’accordo sul fatto che è in atto una grave crisi ambientale dovuta all’eccessivo riscaldamento del pianeta per effetto dei gas-serra prodotti. Ma, come si vede dalla discussione sui negoziati  per Cop 15, le soluzioni prospettate non mettono sostanzialmente in discussione le cause del fenomeno - cioè la scelta fatta dal sistema industriale capitalistico di puntare sui combustibili fossili e sul nucleare anziché sulle fonti energetiche rinnovabili - intervenendo invece solo sugli effetti. Ci si limita a proporre una riduzione delle emissioni dei gas-serra e per di più attraverso meccanismi che, oltre a renderla improbabile, ancora una volta scaricano sui paesi del Sud del mondo il peso dell’industrializzazione del Nord - come è avvenuto con il Protocollo di Kioto. Le soluzioni tecniciste e finanziarie sono tutte e ancora una volta all’interno della logica della mondializzazione capitalista neoliberista, così da garantire gli attuali livelli di ricchezza, potere e consumi dei paesi ricchi e a danno in particolar modo delle comunità locali e delle popolazioni indigene più povere, che nelle più svariate regioni del mondo hanno finora portato le maggiori conseguenze economiche e sociali dei danni del cambiamento climatico.
È arrivato invece il momento di riconoscere la necessità di ridimensionare drasticamente i consumi energetici prima di tutto dei paesi ricchi, promuovere le fonti energetiche rinnovabili, valorizzare le esperienze millenarie di quelle popolazioni che hanno dimostrato di saper sopravvivere anche in ambienti ecologici difficili. Popoli che non intendono più subire in silenzio soluzioni che passino sulle loro teste e chiedono finalmente venga riconosciuto il debito ecologico contratto in secoli di sfruttamento dei loro territori e della loro biodiversità e la necessità di misure che portino a una maggiore giustizia climatica ambientale.

Il grande allarme climatico che ormai è ai primi posti dell’agenda economica e politica dei paesi dell’Occidente, più che a una giusta preoccupazione per il futuro del pianeta, fa pensare a un ultimo nuovo pretesto per fare accettare l’austerità ai paesi poveri o in via di sviluppo e alle classi sociali più svantaggiate dei paesi sviluppati, mentre può tradursi in nuovi importanti occasioni di profitto per i sistemi economici ricchi.
La richiesta di una giustizia climatica si basa sul riconoscimento che tutti gli esseri umani condividono una risorsa essenziale per la vita che è il clima, condizione indispensabile per la sopravvivenza; tutti hanno quindi diritto a un ambiente sano e a risorse naturali salubri. E tutti i popoli e le collettività hanno il diritto di determinare il proprio futuro, di avere accesso a un’informazione di qualità, di partecipare e poter esprimere la propria obiezione ai progetti, programmi, politiche e processi che violano il loro diritto alla vita e a diritti collettivi e ambientali.

Questi popoli a Copenhagen ci saranno e si faranno sentire.

vai al sommario del numero 156

 

 


Copyright 1993/2003 Guerre&Pace
. Mensile di informazione internazionale alternativa
Ed. e propr. Associazione G&P. Stampa La grafica Nuova, v. Somalia 8, Torino.
Autorizz. Trib. Milano n. 55 del 13/2/1993. Dir. resp. Walter Peruzzi