
Lo scorso anno, nel monografico Italia razzista (n. 154), abbiamo analizzato la politica italiana in materia d’immigrazione, facendone risaltare i tratti fortemente discriminatori e apertamente razzisti verso i migranti. Con questo numero cerchiamo di collocare tale politica nel contesto delle politiche europee, con particolare attenzione agli elementi di razzismo in esse presenti.
Data l’ampiezza del tema, il quadro è inevitabilmente lacunoso, prendendo in considerazione solo alcuni paesi e anzi alcuni aspetti delle loro politiche migratorie. Il materiale raccolto mi pare tuttavia che basti a mostrare i caratteri sempre più restrittivi e discriminatori delle politiche migratorie sia a livello delle singole nazioni, sia a livello dell’Unione.
Tratti comuni sono per un verso il restringimento o il blocco dei flussi, specie per i lavoratori non qualificati, e le limitazioni al diritto d’asilo, con un conseguente aumento degli “irregolari”; e per altro verso una politica repressiva verso questi ultimi, con la penalizzazione in varie forme del loro status e la detenzione nei Cie, o loro equivalenti, fino a 18 mesi. A ciò si accompagna un aumento del tasso di razzismo xenofobo spesso unito alla crescita di movimenti d’estrema destra neofascisti o neonazisti (come quelli islamofobi inglesi e, soprattutto, quelli dell’Est europeo rivolti contro i rom, ma anche contro gli ebrei, o quelli, qui non considerati, presenti in Olanda o Austria).
è un quadro inquietante, che rimanda all’assenza di una sinistra capace di unificare operai, strati popolari, migranti in una lotta comune per la trasformazione sociale, impedendo che la protesta venga dirottata dalle classi dominanti e dai ceti più reazionari in una guerra dei poveri contro i più poveri di loro, facendo di rom e migranti il capro espiatorio.
E tuttavia per tre aspetti almeno la situazione italiana pare ancora più inquietante:
1) Il diritto d’asilo, in via di restrizione anche in altri paesi, è negato da noi pressoché totalmente e da ultimo in modo vistosamente propagandistico con i respingimenti in mare;
2) Ugualmente negata è la cittadinanza, che renderebbe i migranti titolari a pieno diritto dello stato sociale e dei diritti politici. Essa è concessa in modo più “generoso” e più rapidamente in molti altri paesi e riconosciuta di diritto ai nati in quel paese, mentre da noi è diventata solo occasione di risse politiche strumentali e, ancora, di propaganda;
3) Oltre a queste ci sono da noi altre misure, leggine e ordinanze anti-immigrati declamatorie e di facciata (dal bianco natale agli editti antimensa, ai medici o insegnanti-spia), neppure funzionali a una politica di “integrazione” nel senso reazionario del termine: esse hanno come effetto di alimentare il razzismo, di renderlo senso comune al livello dei paesi dell’Est europeo.
In realtà queste “grida” e il razzismo che di riflesso alimentano, uno scopo ce l’hanno: far aumentare i voti della Lega e quindi il suo “potere” sul governo e nel sottogoverno, unica cosa che importi a Bossi Umberto e Renzo, Maroni e Borghezio e agli altri caporioni leghisti.
E siamo al punto. Il punto è un quadro politico degradato in cui un governo di destra, unicamente preso a legiferare per salvare dalla galera il capo e per azzerare gli spazi democratici, non riesce a governare neppure in una logica “seriamente” reazionaria e subisce l’egemonia di uno spurgo di fogna come la Lega Nord, che in tanto può continuare a esistere in quanto si inventa ogni giorno un “nemico”: Roma ladrona, i meridionali che puzzano, i terroristi islamici, i bingo bongo. Così la destra razzista, che cresce anche nel resto d’Europa, da noi non è solo alleata del partito di maggioranza e governa con lui, ma gli comanda: un partito che col 10% dei voti determina il 90% delle scelte politiche italiane. E questo torna a chiamare in causa anche una sinistra che, oltre a non saper ricomporre sul piano dei programmi e delle lotte le classi sfruttate, non ha saputo e non vuole condurre neppure a livello di sovrastruttura una campagna contro il razzismo leghista. Ma lo insegue e lo copia.
Walter Peruzzi
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