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Lo scorso anno, nel monografico Italia razzista (n. 154), abbiamo analizzato la politica italiana in materia d’immigrazione, facendone risaltare i tratti fortemente discriminatori e apertamente razzisti verso i migranti. Con questo numero cerchiamo di collocare tale politica nel contesto delle politiche europee, con particolare attenzione agli elementi di razzismo in esse presenti.
Data l’ampiezza del tema, il quadro è inevitabilmente lacunoso, prendendo in considerazione solo alcuni paesi e anzi alcuni aspetti delle loro politiche migratorie. Il materiale raccolto mi pare tuttavia che basti a mostrare i caratteri sempre più restrittivi e discriminatori delle politiche migratorie sia a livello delle singole nazioni, sia a livello dell’Unione.
Tratti comuni sono per un verso il restringimento o il blocco dei flussi, specie per i lavoratori non qualificati, e le limitazioni al diritto d’asilo, con un conseguente aumento degli “irregolari”; e per altro verso una politica repressiva verso questi ultimi, con la penalizzazione in varie forme del loro status e la detenzione nei Cie, o loro equivalenti, fino a 18 mesi. A ciò si accompagna un aumento del tasso di razzismo xenofobo spesso unito alla crescita di movimenti d’estrema destra neofascisti o neonazisti (come quelli islamofobi inglesi e, soprattutto, quelli dell’Est europeo rivolti contro i rom, ma anche contro gli ebrei, o quelli, qui non considerati, presenti in Olanda o Austria).

. . . . . . . . . . . . continua l'editoriale

 


DIECI ANNI DI GLOBALIZZAZIONE & MOVIMENTI ALTERMONDISTI
Dieci anni fa sui muri di Seattle, nei giorni del vertice dell’Organizzazione mondiale del commercio bloccato dalle mobilitazioni dei movimenti sociali e dalle difficoltà interne ai paesi membri, comparve una scritta diventata poi famosa che diceva “we are winning” - stiamo vincendo.
Dopo 10 anni molto è cambiato e questo monografico di G&P prova a indagare questi cambiamenti, nelle politiche globali e nello stato dei movimenti sociali, chiedendosi ironicamente “chi, sta vincendo?” (permetteteci la sgrammaticatura dell’inglese…).
A che punto è quella che è stata definita globalizzazione economica? Quella mondializzazione capitalistica che si è fondata su differenti strumenti - economici, finanziari, politici, militari – e che ha coinvolto tutti gli stati e tutti i popoli in uno scontro globale che ha lasciato sul terreno milioni di morti (purtroppo non solo metaforicamente) e ha modificato profondamente le dinamiche internazionali e nazionali.

. . . . . . . . . . . . continua l'editoriale

 


Avanguardia del movimento mondiale contro la globalizzazione neoliberista l’America latina ha scuscitato e suscita grandi speranze e forti perplessità. Abbiamo cercato di indagare quali fermenti la stiano attraversando, superando per una volta la suddivisione nazionale, i grandi e piccoli protagonisti, per cercare i processi in corso. Ne è uscito un mosaico composito, in trasformazione e a tratti contraddittorio.
L’azione dei movimenti popolari (che siano indigeni, lavoratori, contadini, donne, negri, studenti, ecc.), molti, organizzati e consapevoli, è riuscita a ottenere riconoscimenti importanti e ha trovato maggiore ascolto in tanti paesi con governi “progressisti”, dando nuovi corpi alla  “utopia possibile” cui fa riferimento Consolo descrivendo l’attuale quadro elettorale.
Ma nell’era della rottura delle egemonie, come ci racconta Sader, anche l’alternativa fatica a produrre modelli in grado di crescere: la sua costruzione infatti si scontra con una struttura economica e un’ideologia consolidata che godono di tutte le condizioni per continuare a riprodursi.

. . . . . . . . . . . . continua l'editoriale

 


Cop15 è il prossimo grande summit che riunirà i governi del pianeta dal 7 al 18 dicembre 2009 a Copenhagen per ridiscutere il protocollo internazionale sul cambiamento climatico (protocollo di Kioto). Si tratta della 15^ Conferenza delle parti (Conference of the Parties - Cop) sotto l’egida della United Nations Framework Convention on Climate Change (Unfccc). È il più alto organismo del Unfccc e riunisce una volta l’anno i  ministri dell’Ambiente per discutere gli sviluppi della convenzione.
Ormai tutti si dichiarano d’accordo sul fatto che è in atto una grave crisi ambientale dovuta all’eccessivo riscaldamento del pianeta per effetto dei gas-serra prodotti. Ma, come si vede dalla discussione sui negoziati  per Cop 15, le soluzioni prospettate non mettono sostanzialmente in discussione le cause del fenomeno - cioè la scelta fatta dal sistema industriale capitalistico di puntare sui combustibili fossili e sul nucleare anziché sulle fonti energetiche rinnovabili - intervenendo invece solo sugli effetti.

. . . . . . . . . . . . continua l'editoriale

 

 

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